Cosplay: gioco o professione? I dati del Napoli Comicon 2022

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Durante il Napoli Comicon 2022 abbiamo intervistato diversi cosplayer, domandandoci fino a che punto il cosplay possa essere considerato un semplice gioco

Il cosplay, ovvero l’arte dell’interpretare un personaggio di finzione, è sempre stato visto da chi ne è estraneo come una “carnevalata”, un “travestimento da fiera” per divertirsi. Addirittura, spesso, i cosplayer vengono additati come strambi e fuori di testa. Ma vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Cos’è il cosplay?

La parola cosplay mescola i termini inglesi costume (costume) e play (intesa sia come “gioco” che come “interpretazione”) ed indica, per l’appunto, la pratica di interpretare un personaggio (solitamente) fittizio di un’opera (animata e non). Ideato da Takahashi Nobuyuki per descrivere un fenomeno nato a Los Angeles, il termine si è diffuso in larga scala, prima a Tokyo (quando nel 1995 un gruppo di ragazzi indossò i panni dei personaggi di Neon Genesis Evangelion) e poi nel resto del mondo.

A chi interessa il cosplay?

La nostra piccola indagine è partita dal definire il cosplayer tipo. Premettendo che non esistono limiti di età o di alcuna sorta, il cosplayer medio (perlomeno quello amatoriale) si classifica nella fascia d’età che va dai 18 ai 25 anni. Alcuni realizzano i primi cosplay nell’adolescenza, altri invece in età più tarda. In molti perseguono questa passione anche superati i 30 anni.
È dunque possibile dire che l’unico fattore discriminatorio da poter applicare in questo ambito è quello della pura e sentita passione.

Un’arte vera e propria

Veniamo però a dati più interessanti. Il 57,2% degli intervistati ha affermato di alternare – in base al cosplay da realizzare – una realizzazione autonoma all’acquisto da parte di terzi dei propri costumi. L’altra metà degli intervistati si è divisa in due fette di uguale misura: il 21,4% realizza i propri costumi in completa autonomia ed il restante 21,4% li acquista esclusivamente da terzi.

Questa distinzione, tuttavia, non infierisce sulle spese e sui tempi di realizzazione. Il 50% degli intervistati ha affermato di spendere tra i 50 ed i 100 euro per cosplay; il 14,3% ha affermato di spendere meno di 50 euro; ed il restante 35,7% ha affermato di spendere in media oltre i 100 euro per ogni costume. In ogni caso, i tempi di realizzazione variano dalle poche settimane ai mesi interi.

È dunque palese che il cosplay sia ben più di un semplice “gioco”, date le spese e le tempistiche medie. Si potrebbe quasi porre al pari di un’arte vera e propria, addirittura mettendola sullo stesso piano della creazione di costumi cinematografici.

Il fenomeno del crossplay

Negli ultimi anni ha intrapreso una crescita esponenziale il fenomeno del crossplay. Il crossplay è un sottogenere del cosplay che riguarda l’interpretazione di personaggi del sesso opposto rispetto al cosplayer. Questo fenomeno interessa in gran parte le ragazze, che in generale alternano personaggi del sesso opposto a personaggi del proprio sesso.

Le motivazioni indicate sono da ritrovarsi nella caratterizzazione dei personaggi, considerata più forte ed interessante nei personaggi maschili. Altro punto fondamentale della diffusione di questa pratica riguarda la comunità LGBT, in quanto il crossplay permette un’espressione più libera – in quanto meno soggetta al giudizio altrui – della propria persona.

Tributo o appropriazione culturale?

Ma il cosplay non è tutto rose e fiori. Il primo punto della lista degli aspetti negativi riguarda la questione dell’appropriazione culturale. È frequente, in nome della fedeltà all’opera, che chi faccia cosplay si ritrovi ad impersonare personaggi di etnie diverse. Questo è stato, per alcuni (il 21,4% degli intervistati) motivo di disagi, nati da accuse di appropriazione culturale ed in casi sporadici di blackfacing.

Non soltanto giochi e risate

Il volto oscuro del cosplay è composto da dinamiche ben più brutte di semplici accuse di razzismo. I cosplayer sono spesso soggetti a molestie fisiche e verbali, in particolar modo le ragazze. Il 42,9% degli intervistati ha infatti affermato di essere stato frequentemente vittima di molestie, indipendentemente dal costume indossato. Un disagio enorme per chi raggiunge le fiere usufruendo dei mezzi di trasporto pubblico.

Che sia attraverso la scusa della foto o altre becere motivazioni, il comportamento decisamente scorretto ed amorale di certi individui nei confronti di chi pratica il cosplay è non solo un’offesa alla persona, ma anche alla fatica che si cela (ma non troppo) dietro alla realizzazione del costume. Comportamento, questo, che passa fin troppo inosservato ed impunito.

Disclaimer e ringraziamenti

È mio dovere, da divulgatore di informazioni, segnalarvi che queste ricerche – per quanto accurate siano – non hanno valenza scientifica e valgono prevalentemente per le persone intervistate nelle giornate del Napoli Comicon 2022. L’intento dell’articolo è infatti, oltre che informare, quello di spronare gli organi competenti a realizzare inchieste che permettano di legittimare e tutelare chi ha fatto di una passione una vera e propria arte.

Approfitto di questo paragrafo in chiusura per ringraziare alcuni dei cosplayer che si sono prestati a questa mia ricerca: @yaku.soku @spacee_iris @moonbeam_cos @palemoonlight_elizabeth @stefano_grechi @carlo_life02 e tanti altri.