Covid e carcere in Campania

Aumentano del 600% i contagi tra detenuti e personale carcerario

Aumentano del 600% i contagi. Le carceri italiane non sono certamente un esempio di efficienza, ne avevamo già parlato in un articolo precedente. I nostri penitenziari sono sistematicamente sovraffollati: le ultime stime di Antigone Onlus, associazione che si occupa di diritti e garanzie nel sistema penale italiano, parlano di un affollamento di circa il 115% rispetto ai posti disponibili.
In alcuni casi, come quello eclatante di Poggioreale, l’affollamento sfiora il 200%, il doppio dei detenuti rispetto ai posti disponibili, detto in altre parole.

Le conseguenze del sovraffollamento. Aumentano del 600% contagi

Una prima conseguenza del sovraffollamento, è il peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie dei detenuti; secondo quanto emerge dal XV Rapporto sulle condizioni di detenzione redatto da Antigone, nel 33,7% dei casi manca l’acqua calda nelle celle, nel 51,8% delle celle mancano le docce. Nel 4,8% degli istituti il wc non è in ambiente separato e 1 istituto su 5 non garantisce ai detenuti lo spazio minimo di 3mq a persona.
Alla mente del lettore sarà certamente già chiaro cosa ne possa venire fuori se a completare il quadro interviene l’epidemia da Coronavirus in atto.

Che tipo di carcere?

Ora, prima di rivolgere la nostra attenzione alla situazione campana, è opportuno chiedersi quale sia il fine ultimo della detenzione.
Se spostiamo il nostro sguardo per un attimo lontano dai dati, già parzialmente descrittivi delle condizioni dei nostri penitenziari, notiamo dell’altro. I detenuti sembrano non smettere mai di scontare la loro pena. A ben vedere le carceri italiane non sono in grado di offrire a chi le affolla un reinserimento sociale. Il più delle volte chi vi entra per reati di minore entità torna a delinquere. I più non trovano inserimento nel mondo del lavoro, nel tessuto sociale di provenienza e hanno un basso livello di istruzione. Spesso la microcriminalità coincide con elevati tassi di disoccupazione, povertà diffusa e assenza di servizi essenziali, soprattutto nelle aree periferiche del paese.

Un carcere punitivo

Un “cane che si morde la coda” insomma, una situazione dove entrare in carcere una volta ti condanna per sempre. Un carcere di tipo punitivo, senza alcun tipo di prospettiva o prevenzione. In sostanza, piuttosto che agire sulle cause che spingono le persone a dedicarsi alla piccola criminalità, si preferisce rinchiuderle per un periodo, più o meno breve a seconda dei casi, e poi chissà.

Il quadro della situazione in Campania

Veniamo ora alla situazione in Campania. Gli ultimi dati lanciano un grave allarme: nelle ultime settimane, forse c’era da aspettarselo, i nuovi casi di contagio registrati aumentano del 600%. Ad essere colpiti, quasi in eguale misura, sono sia i detenuti che il personale che presta servizio nei penitenziari. Secondo il rapporto elaborato lo scorso 10 Novembre dal  Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, i ristretti contagiati in Campania sarebbero 73. Altri dati suggeriscono che attualmente siano quasi 100. Per quanto riguarda il personale sarebbero 153 le unità contagiate.
La maggior parte dei contagiati si troverebbe nel Carcere di Poggioreale. Numeri impressionanti che rischiano di deflagrare nel giro di pochi giorni se si pensa che nel penitenziario napoletano ci sono quasi 2.200 detenuti a fronte di 1.571 posti disponibili, celle che contengono fino a 12 ristretti contemporaneamente, letti a castello su 3 livelli, celle senza doccia e con wc vicino al posto letto.

Morto di Covid il primo detenuto di Poggioreale

Solo pochi giorni fa è giunta la notizia della morte per Covid di uno degli ospiti di Poggioreale. Giuseppe, napoletano 68enne da tempo detenuto nel penitenziario partenopeo. È stato il primo a spegnersi. Ricoverato prima al Cardarelli, poi trasferito al Cotugno dove è morto. Aveva 3 pacemaker e patologie pregresse. La sua permanenza in carcere ha suonato la sua condanna a morte. Era detenuto per reati gravi, ma avrebbe potuto continuare a scontare la sua pena in condizioni di sicurezza migliori vista la fragilità del suo stato di salute. Intanto Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Regione Campania dà notizia di altri detenuti trasferiti in ospedale dopo il contagio:

Due detenuti di Secondigliano sono ricoverati nel reparto Covid del Cardarelli, un detenuto di Avellino nell’ospedale della città. I detenuti vivono una condizione di doppia reclusione e di separazione. C’è bisogno di svuotare le carceri.

Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Regione Campania

La lettera dei cappellani carcerari e dei Garanti al Guardasigilli. Aumentano del 600% i contagi

I cappellani delle carceri campane, hanno rivolto una lettera al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, chiedendogli di rivedere le sue posizioni in merito alla grave emergenza in atto. Sebbene il Guardasigilli, nel Decreto Ristori abbia apportato alcune modifiche rispetto al precedente “Cura Italia”, rimane poco efficace il tentativo di ridurre le presenze nei penitenziari. Il decreto prevede la detenzione domiciliare, con obbligo di portare il braccialetto geolocalizzante, per coloro ai quali resta da scontare una pena inferiore ai 18 mesi per reati meno gravi. Ciononostante soltanto 85 persone a livello nazionale hanno avuto accesso a tale misura.

Come al solito le soluzioni ci sono, ma…

Soluzioni alternative alla restrizione in case circondariali ce ne sarebbero a dire il vero. Si rendono quanto mai urgenti vista la gravità del momento e permetterebbero di alleggerire la pressione. Sono i cappellani, insieme al Garante regionale e quello del Comune di Napoli a proporle nella lettera indirizzata al Ministro Bonafede:

estendere a quanti più soggetti possibile la liberazione anticipata e, con la collaborazione dei Comuni, provvedere a dare un domicilio a tutte le persone detenute che ne sono prive -inoltre, prosegue la lettera- una legge sulle misure alternative, che le potenzi, le sviluppi e le favorisca, riformando gli uffici di sorveglianza, troppo spesso lenti, anzi lentissimi

Lettera dei Garanti Regionali e Comunali, sottoscritta dai cappellani delle pastorali carcerarie campane indirizzata al Ministro Bonafede

Un “mini indulto” permetterebbe di intervenire in maniera tempestiva, preservando la salute dei detenuti e degli operatori dei penitenziari, risparmiandone la vita in alcuni casi. Secondo i dati forniti dal Garante nazionale dei detenuti, aggiornati a Gennaio 2020, i detenuti ai quali rimane una pena residua inferiore ai 24 mesi sarebbero ben 16.874.
Un numero sul quale si può e si deve avere il coraggio politico di intervenire.

La voce dei “senza voce”

I detenuti e le loro famiglie, stanno provando dall’inizio della pandemia a far sentire la loro voce, ma spesso questa è stata bollata negativamente dai media nazionali. Le rivolte dei primi dello scorso Marzo, che hanno coinvolto decine di carceri in tutto il Paese sono state mistificate e appiattite dietro la narrazione di una regia mafiosa. Intanto un numero imprecisato di deceduti che va dai 12 secondo alcuni, 14 secondo altri durante le rivolte deve ancora essere chiarito. C’è un silenzio assordante su questa vicenda e si stenta a credere che durante le rivolte siano tutti corsi in infermeria ad iniettarsi metadone fino all’overdose, come invece testimoniano le ricostruzioni ufficiali.

I “non indispensabili”

L’Italia deve capire al più presto che senso dare alle carceri. Prima o poi dovremo fare i conti con la somiglianza e l’abbandono in cui versano queste istituzioni e le RSA in tempi di Covid. Dovremmo capire che dignità dare alla parte della popolazione “non indispensabile agli sforzi produttivi del paese” per usare una recente definizione tristemente nota alle cronache.