La tecnologia ai tempi del covid o il covid ai tempi della tecnologia?

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La tecnologia ai tempi del covid o il covid ai tempi della tecnologia? Bisogna capire quanto la tecnologia sia stata fondamentale in un tempo di resistenza e quanto questo tempo abbia poi inciso sulla percezione di essa. Nessuno esclude che l’impiego di smartphone e di qualsiasi apparecchiatura elettronica o di piattaforma digitale abbia facilitato la vita, l’abbia resa più semplice, meno dispendiosa a tratti, più a portata di mano. Portare la vita alla mano però potrebbe rischiare di rimpicciolirla. Durante questo periodo è stato fondamentale sentirsi più vicini, la paura della fisicità non ha inglobato quella della relegazione, l’ansia di essere fuori dalle cose della quotidianità.

I metodi per non rimanere “fuori”: dalla Dad allo smart working

Ecco che sono stati imbastiti metodi e metodi per non far restare nessuno fuori: dad, smart working, skype call. Tutti coinvolti, invischiati nelle storie di sempre. A scuola, a lavoro, in università, a casa. Col proposito e l’intento ammirevole e a tratti pretenzioso, di iniziare la vita come prima, di improvvisarla magari migliore di prima perché in grado di beffare le distanze tra le persone e persino di annullarle.
A lungo andare, però, c’è il rischio di annullare le persone. Uno sguardo che in videochiamata non si nota, una smorfia di disappunto che al telefono non si vede, l’ansia di uno studente prima di un compito, nel posto dove quell’ansia è legittima, a scuola e non nella sua cameretta, che è quella dei giochi.

Non è tanto la tecnologia ai tempi del covid ma la tecnologia nel post covid

Allora la domanda adesso cambia. Non è la tecnologia ai tempi del covid, ma la tecnologia nel post covid. Quanto sia apprezzata e quanto abbia permesso di fare, di sentirsi, di esserci in absentia, che è una cosa che qualcuno avrebbe sognato trent’anni fa, questo è indiscutibile.
L’impegno da adesso, però, forse più di prima, è promettersi che resti indiscutibile ma non indispensabile. Nessuno pensi, fagocitato dalla paura e impigrito dalla comodità, che una videochiamata possa in qualche maniera rimpiazzare l’incontro, la corporeità, la presenza di stare nelle cose e non solo di guardarle. È importante andare avanti ora, dopo le brutture di un periodo che non è ancora concluso, con la contentezza di chi ha vinto le distanze con uno smartphone ma non vede l’ora di vincerle, seppur con cautela, ancora con un abbraccio.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.