Cristian Vollaro, addio ad un salernitano napoletano

Cristian Vollaro

Ci lascia, a soli quarantacinque anni, il napoletano di adozione Cristian Vollaro

Aprendo Instagram, scorro le storie e mi capita di vedere un elogio ad un personaggio che aveva un viso conosciuto ma che non riuscivo a collegare. Leggo. Un pugno allo stomaco.

Facendovi il nome di Cristian Vollaro, sapreste indicarmi un luogo? Un suono? Molti di voi sì ma, ne son sicuro, anche i no saprebbero riconoscerlo se, almeno una volta, siete passati per i vicoli del Centro Storico partenopeo.

Tu sì que vales? No, grazie.

Raccontiamo un po’ la vita di Cristian che ci lascia a soli 45 anni. Nativo di Vietri sul Mare, quindi salernitano, decide di dedicare la sua vita a Napoli, innamoratosi dei suoi vicoli e delle sue storie. L’ultimo dei menestrelli, così definito da chi lo viveva quotidianamente per le strade dei Decumani, nel 2015 riscosse un discreto successo nazionale partecipando al programma Mediaset Tu sì que vales con la sua “E’ meglio o’ cane ca tu”.

Avrebbe potuto cavalcare l’onda mediatica, avrebbe potuto diventare una macchietta come molti altri hanno fatto, scegliendo il denaro all’arte ed all’anima. Ma lui no. Lui voleva tornare nella sua Napoli, voleva tornare in quei vicoli che l’hanno reso fautore di infiniti sorrisi e momenti di gioia. Turisti, commercianti, cittadini che passavano di lì. Tutti lo amavano.

Ogni sua canzone era pregna di ironia e forza, di allegria e nostalgia, di tanta intelligenza. Essendo un menestrello, un posteggiatore, era capace di interpretare anche canzoni non sue e, credetemi, “Bella d’estate” di Mango raramente l’ho sentita cantare a quel livello.

Ampio il suo repertorio anche di Lucio Dalla, Cristian rappresentava appieno quella napoletanità artistica che sempre di più viene ricoperta di ridicolo per via di personaggi che usano social per intascare quanti più euro possibili, sponsorizzandosi attraverso più canali e non rendendosi conto di non fare arte. Non sto dando, attenzione, la colpa a loro, ci mancherebbe altro, a chi non fa comodo uno zero in più sul conto in banca? La colpa è di chi dà voce a questi personaggi e di chi questi personaggi li segue non rendendosi conto che, in questo modo, non innalzano il nome della propria città, bensì lo affossano.

Esiste una Napoli migliore, esiste la Napoli, appunto, di Cristian che metteva al primo posto la sua arte e la sua città, in modo elegante, signorile e simpatico.

Per quelle strade ci sarà per sempre l’eco di Cristian Vollero

E’ andato via ieri Cristian e quei vicoli non saranno più gli stessi. Ha lottato, ha perso. Ha perso contro un qualcosa che non ti lascia vincere, che non ti permette di vincere e lui questo lo sapeva benissimo quando scriveva dal letto dell’ospedale in cui si trovava da dicembre, da prima di Natale, “Quelli come noi non mollano mai”, per darsi coraggio, per dare coraggio a chi, diversamente da lui, non ne ha la forza. Ha lottato per lui e per loro, ci ha provato.

Tutta Napoli lo piange. I funerali si sono tenuti il 26 febbraio, nella sua città natale, dove tutti i suoi parenti vivono. Vietri, appunto. Ed è giusto così, è giusto che la sua famiglia possa andare a trovarlo quando ne sentiranno il bisogno, è giusto che, dopo una vita donata all’arte napoletana, riposi nei luoghi in cui è cresciuto.

Ci mancherai Cristian, mancherai a tutti quelli che, come me, si fermavano anche quando andavano di corsa perché l’ultima cumana sarebbe partita da lì a pochi minuti, a quelli che si fermavano nonostante le trenta buste in mano, a quelli che si fermavano nonostante il ritardo ad un appuntamento, a quelli che si fermavano perché erano tristi e la tua voce li faceva sentire meno soli ed un pianto catartico rendeva tutto più leggero, a chi si fermava perché era felice e la tua chitarra risultava essere colonna sonora del loro film.

Per quei vicoli suonerà in eterno la tua voce, di questo ne sono sicuro. Da oggi siamo tutti un po’ più tristi.

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