La Crypta Neapolitana, asse viario tra urbanistica e leggenda

Crypta Neapolitana

La Crypta Neapolitana è una galleria lunga circa 711 metri costruita, secondo la leggenda, in una sola notte da Virgilio, a cui nel Medioevo venivano attribuite capacità soprannaturali, scavata nel tufo della collina di Posillipo tra i quartieri di Mergellina e Fuorigrotta

L’ingresso principale della Crypta neapolitana si trova in Salita della Grotta, nella zona di Piedigrotta, ed è ubicato all’interno del parco Vergiliano di Napoli, una meravigliosa oasi di pace che ospita la tomba di Giacomo Leopardi e quella presunta di Virgilio, data la presenza di un antichissimo colombario risalente alla prima età imperiale in cui si racconta siano conservate le spoglie del poeta mantovano.

Lo storico Strabone riporta che la Crypta venne realizzata nel I secolo a.C. dall’ingegnere Lucio Cocceio Aucto, originario dell’area flegrea, su precisa indicazione di Marco Vipsanio Agrippa, genero e fidato luogotenente di Augusto, nell’ambito di un progetto di sviluppo della rete di infrastrutture militari.

Durante il periodo delle guerre civili, la zona flegrea divenne il punto nevralgico di passaggio tra Neapolis e la vicina Puteoli e la Crypta consentiva di aggirare la tortuosa Via Antiniana per colles, che giungeva a Fuorigrotta risalendo la collina del Vomero. 

I successivi interventi di ammodernamento

Diversamente dagli altri ipogei presenti in zona, caduti tristemente in disuso, la Crypta Neapolitana mantenne la propria posizione di centralità e venne adoperata come asse viario di comunicazione civile fino ai primi del ‘900, quando venne interdetta al passaggio per problemi di staticità e fu inaugurata la nuova Galleria delle Quattro Giornate

La grotta era buia e opprimente, per questo motivo si resero necessari diversi interventi di ammodernamento strutturale e di ampliamento.

Nel 1455, Alfonso V d’Aragona decise di ridurre la pendenza dei varchi di accesso, abbassandoli di circa undici metri nella parte orientale e di un paio di metri nella parte occidentale.

Successivamente, il Viceré don Pedro di Toledo si occupò di ampliare la Crypta e pavimentare il percorso, poi, nei primi dell’Ottocento, Giuseppe Bonaparte dotò la galleria di un sistema di illuminazione con lampade ad olio.

La Crypta Neapolitana, culla di storia e tradizioni di Napoli

Diversi autori riportano che la Crypta era, in epoca magno-greca, teatro di feste dedicate alla dea Afrodite, durante le quali le giovani vergini prendevano parte a licenziose pratiche apotropaiche. Durante l’epoca romana, invece, la galleria venne consacrata al culto del dio della fertilità Priapo e al suo interno vi si celebravano solennità religiose e oscuri riti orgiastici.

Durante gli interventi di ristrutturazione dell’epoca borbonica, venne rinvenuto un bassorilievo rappresentante Mitra Tauroctono, attualmente conservato nei locali del MANN. Questo ritrovamento lascia supporre che nella Crypta si celebrassero anche cerimonie in onore di Mitra e di Apollo-Helios.

Nei pressi della struttura erano presenti pozzi, balnea e c’è anche una seconda galleria, larga un paio di metri quadrati, che faceva defluire l’acqua dall’acquedotto del Serino fino agli accampamenti militari, raggiungendo la Piscina Mirabilis di Miseno.

La peculiare architettura della Crypta

L’ingegnosa e avveniristica struttura della Crypta fa sì che, in occasione degli equinozi, il sole si allinei esattamente tra i due ingressi all’alba e al tramonto e la luce naturale pervade totalmente quel budello oscuro.

Il fenomeno contribuì ad incrementare la mistica aura attorno a questo luogo: si pensava che chiunque provasse ad attraversare la Crypta da solo e di notte venisse colpito da potenti malefici. 

L’avvento del Cristianesimo e la festa di Piedigrotta

Ben presto i riti e le celebrazioni pagane dell’epoca romana cedettero il posto al culto del Cristianesimo. Durante il Trecento, infatti, i resoconti ufficiali angioini e le testimonianze personali di Francesco Petrarca raccontano del fervente culto della Madonna Odigitria, la cui icona affrescata è ancora oggi visibile sulle pareti della Crypta.

Questo luogo ha sempre attirato la venerazione del popolo napoletano, tanto che la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta è stata costruita proprio nelle vicinanze dell’ingresso della galleria

Tutte le credenze e i riti sorti attorno al mito della Crypta Neapolitana sono alla base di quella che conosciamo oggi come la Festa di Piedigrotta.

La Grotta Vecchia e la nascita di Fuorigrotta

Facendo un salto indietro ai primi anni del I secolo a.C., è d’uopo ricordare che la galleria, all’epoca, era un asso viario strategico per raggiungere il Marcianum, un piccolo sobborgo rurale, abitato dalla gens Marcia, posto all’imbocco dell’area vulcanica dei Campi Flegrei: parliamo dell’antico nucleo protourbano di Fuorigrotta, terra resa fertile dalle ceneri eruttate dai vari crateri sparsi per la valle.

Un tratto di un centinaio di metri della Crypta Neapolitana è visibile con ingresso da Via Grotta Vecchia a Fuorigrotta su autorizzazione della Soprintendenza.

Quale destino per la Crypta neapolitana?

La Regione Campania ha annunciato, nel 2021, di essersi attivata per cercare i fondi necessari per effettuare i lavori di ripristino e messa in sicurezza della Crypta. 

Si è parlato della predisposizione di un progetto esecutivo in maniera dettagliata ed è stato assicurato che la galleria è in piena sicurezza e sarà riaperta a breve. Si attendono novità.

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