Audiolibri e podcast: la rivincita degli inesistenti

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Spesso criticati perché non all’altezza della lettura e della carta, stanno vivendo ora il loro apice e non hanno alcuna intenzione di fermarsi

Si diceva che audiolibri e podcast non avrebbero avuto successo, che ascoltare un libro non sarebbe mai stato come leggerlo, che una voce non avrebbe sostituito la carta. Stentavano a decollare in un’Italia a volte di “conservatori” amanti del libro, riluttanti alla tecnologia e indifferenti ai cambiamenti degli ultimi decenni, perché convinti che la carta fosse passato, presente e futuro. Mentre, in America e Nord Europa, il fenomeno prendeva piede già qualche anno fa (la Germania proponeva addirittura una “dieta audio”). Senza voler imporre una gerarchia, siamo più o meno tutti d’accordo con il fatto che audiolibri e podcast sono entrati nelle nostre vite quotidiane. Oggi «audiolibri e lettura si sostengono a vicenda», come ha affermato Sergio Polimene (Emons) lo scorso 4 dicembre all’incontro Audiolibri e podcast. Bolla tecnologica o mercato reale? durante Più libri più liberi.

Audiolibri e podcast: le differenze

Per amor di chiarezza, che non guasta mai, partiamo dalla differenza tra podcast e audiolibri. Nascono entrambi come file audio digitali, quello che sostanzialmente cambia sono struttura e durata. Un podcast è una serie episodica di contenuti, gestiti da uno o più host e richiede vari formati, mentre l’audiolibro è una registrazione audio professionale di un testo già esistente e, per tale motivo, non ha carattere episodico. I primi sono spesso gratuiti, i secondi, non di rado, no. I primi generalmente più brevi, i secondi più lunghi.

Piccola chicca: il termine podcast fu introdotto per la prima volta diversi anni fa in un articolo del The Guardian. Il giornalista cercava di definire il nuovo fenomeno con una fusione tra il dispositivo di casa Apple più in voga allora, l’iPod, e il meccanismo della radiodiffusione, il broadcasting. Nacque così il podcast, ma il termine era in parte improprio. Il dispositivo di casa Cupertino non era infatti strettamente necessario per la riproduzione o l’unico strumento utilizzabile, ma solo quello più famoso, per cui si diffuse questo nome che identificava tali file audio. Pubblicità gratis per Apple.

Il primo podcast dedicato agli audiolibri: l’Audiolibraio

Tuttavia, la pandemia non ha fatto altro che accelerare un meccanismo che si stava già avviando da solo. Due anni fa nacque infatti il primo podcast italiano dedicato agli audiolibri, l’Audiolibraio, con l’obiettivo di promuovere il piacere della lettura attraverso l’ascolto, servendosi di qualità e varietà di contenuti. Molti altri podcast hanno goduto di un’importante risonanza e il successo ottenuto ha permesso di continuare a coltivare i lavori. È il caso di Morgana, progetto nato dalle menti di Chiara Tagliaferri e Michela Murgia: gli episodi raccontano storie di donne fuori dagli schemi che hanno contribuito a colmare il gender gap.

Perché scegliamo podcast e audiolibri?

Ancora tante domande però affollano il mondo degli audiolibri e dei podcast, utili per qualche spunto di riflessione. Del tipo: possiamo considerare l’ascolto una forma di lettura al pari di quella tradizionale? Si corre il rischio di intensificare una cultura dell’isolamento e di aumentare la dipendenza dai nostri dispositivi?
Soprattutto: perché scegliamo l’audiolibro o il podcast?

Le motivazioni sono diverse. Innanzitutto sono comodi: si possono ascoltare ovunque e in qualsiasi momento, senza essere costretti a ricordare il libro. Secondo, possono ampliare la nostra capacità di multitasking: certo richiede più attenzione, ma ha i suoi vantaggi. In ultimo sono divertenti: rappresentano una novità e allo stesso modo ci riportano indietro nel tempo. Ci danno la sensazione che ci stiano raccontando una storia. Non male. D’altra parte non ci dimentichiamo che, prima dell’invenzione della scrittura, la trasmissione culturale avveniva con l’oralità, di cui ancora oggi si servono molte società indigene e tribù. Una sorta di ritorno al passato, con i mezzi del futuro, nel nostro presente.

Il podcast nel suo “momento Netflix”

Un anno fa, in un articolo del The Guardian, veniva scritto che il podcast stesse vivendo il suo “momento Netflix” e si stimava che nel 2023 gli utenti sarebbero arrivati a circa 1,85 miliardi. Una tesi difficile da confutare soprattutto oggi dato che, durante l’emergenza, audiolibri e podcast hanno rappresentato più volte un’ancora di salvezza nelle infinite giornate di isolamento. In Italia il competitor numero uno che punta a inserirsi tra i big del mercato come Apple, Google e Spotify è Audible, con un catalogo di 60 mila titoli.

Gli effetti della pandemia su audiolibri e podcast

La pandemia ha avuto in questo contesto un ruolo decisivo, aumentando il numero di utenti. Gli effetti del Covid sulla fruizione di audiolibri e podcast sono infatti il riflesso dell’adozione delle tecnologie a interazione vocale. Abbiamo tutti subito una digitalizzazione forzata a causa del lockdown e dell’impossibilità di condurre la vita quotidiana così come ce la ricordiamo prima del 2020. Abbiamo fatto quello che potevamo, per intrattenerci e trascorrere il tempo scandito tra una notizia e l’altra nell’attesa di un ritorno alla “normalità”, e spesso per molti lettori, soprattutto per quelli più giovani, podcast e audiolibri si sono rivelati un’ottima soluzione. Hanno avuto la loro rivincita.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.