Eduardo e la poesia contemporanea

Da Palomba e Bruni a Pino Daniele

Scrivere di e su Eduardo è scrivere di Teatro nella sua forma più alta e nobile. Nelle tematiche, nella complessa realtà che irrompe nel suo Teatro;
il drammaturgo raggiunge la piena maturità di autore moderno nel dopoguerra e certamente attuale nella nostra. La dissoluzione della famiglia, le conseguenze della guerra, la corruzione della morale.
Temi che diventano predominanti nei testi e che nel contempo vanno al di là del “solo” edificio teatrale; per convogliare – anche mediante le forme e le espressioni più disparate – addirittura nel cinema.

Napoli milionaria e l’universo di Eduardo

Ma è nella poesia che l’universo eduardiano sievolve nella prassi di poeti contemporanei.
Con Napoli milionaria, s’inaugura una nuova fase della sua drammaturgia. La Cantata dei giorni dispari, che lo vede autore “impegnato”, lontano dall’atmosfera comica del Teatro umoristico I De Filippo; completamente immerso nel racconto della triste realtà napoletana della guerra che spazza via ogni valore morale. In nome di una ricchezza materiale che comporta l’asservimento di una società animata da ben pochi scrupoli. Essa porterà il protagonista della vicenda, Gennaro Jovine, a pronunciare la celebre: «’A guerra nun è fernuta e nun è fernuto niente»:per poi lanciarsi nel finale in un effimero sussurro di speranza nell’avvenire:« Ha dda passà ’a nuttata».
È da qui che, qualche decennio successivo, nasce una nuova schiera di autori che delineano la loro poetica verso mete tanto diverse ma che hanno in comune l’influenza del grande drammaturgo.

I “nuovi” poeti: Palomba incontra Bruni

Salvatore Palomba con l’imprescindibile esempio di Carmela, Napule è mille ferite – diventate poi canzoni grazie alla musica di Sergio Bruni – Vestuta nera, Chisto è nu filo d’erba e chillo è o mare non soltanto sono la riproposizione dei temi in parte sopraccitati, ma l’evoluzione di una precisa prassi poetica che, a partire dal 1975, trova nella denuncia della miserevole realtà dei bassi, della scomparsa progressiva dei valori morali, della disoccupazione e micro delinquenza giovanile, l’essenza della sua stessa esistenza.

Da Pino Daniele e Gragnaniello

Un’evoluzione poetica che porta alla nascita di altri poeti – anche se più comunemente definiti cantautori –  come Pino Daniele con le memorabili Suonno d’ajere, Terra mia, Napul’è. Dove la miseria e l’alienazione del popolo cominciano a divenire irreversibili. 
Enzo Avitabile e Gragnaniello che, mescolando suoni antichi e moderni, tradizionali e africani, raccontano la povertà materiale e sociale di un popolo attanagliato sempre dagli stessi dilemmi, dalla stessa fame, dagli stessi fantasmi.