Obiettivi e decisioni: cognizioni per non fallire

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Criterio e raziocinio, per raggiungere il fine

E’ sempre utile individuare, in ogni campo di azione, le modalità trainanti dei processi di formazione delle risoluzioni; tanto più, tali modalità, sono logiche e razionali, tanto più l’indirizzo verso il buon fine sarà cognitivo e metodologicamente utile.

Il modello decisionale, spesso criticato relativamente agli obiettivi da perseguire, è un momento topico per l’espansione e, talvolta, la stessa sopravvivenza di un’entità.

Interazione tra ambiente circostante ed esterno, effetti a cascata per organizzazione ed assetti, sono elementi da non sottovalutare.

Il modello decisionale, dunque, interessa un profilo settoriale e specifico del comportamento organizzativo; interpreta, in un’unica azione speculare e specifica, l’esigenza dell’applicazione organizzativa, nell’intero sistema su cui si ha competenza.

Il concetto basilare dell’impostazione

Il modo più appropriato di affrontare un’analisi organizzativa, all’interno di un sistema sinergico, consiste nel valutare le variabili, anche indipendenti, formate da entità avulse dal contesto, ma da considerare come fattori determinanti, per il raggiungimento del fine preposto.

In sintesi, è assai importante rilevare il notevole influsso esercitato – sul modello in argomento – dalla sociologia e, in misura anche maggiore e più incisiva, dalla cibernetica.

Ruota tutto, in maniera indiscutibile, intorno ad un’idea che assume i connotati di un vero e proprio “edificio teorico”; caratteristiche generiche e comuni, ricerche applicate alle fenomenologie attrici di mutamenti, significati e orientamenti nei concetti esplicativi. Un intero panorama di contributi, individuali, specifici, collettivi, generalizzati; tutti insieme per raggiungere, positivamente, il traguardo.

La semplificazione dell’astrazione

Può apparire, a primo acchito, un discorso assai concettuale e poco organico. Tuttavia è facilmente spiegabile con un semplice esempio. Trasferiamoci, traslando l’intera interazione discorsiva, in ambito calcistico.

Non è affatto difficile verificare come, in caso di prestazioni positive e scintillanti, tra le mura amiche i tifosi connotino i propri beniamini – nessuno escluso – di concreti apprezzamenti. Sul rettangolo verde, guidati da un allenatore assolutamente bravo e competente, si esibiscono fenomeni del ramo. Tutti felici e contenti.

Se, però, per un attimo immaginiamo l’esatto contrario; cioè una squadra che non soddisfa la tifoseria, non raggiunge utili risultati, atti a sperare in un qualche appagamento, ecco che il quadro si trasforma.

Ci sono tanti competenti allenatori, quanti sono gli spettatori sugli spalti; l’unico e il solo incompetente è colui che sta seduto sulla panchina della propria squadra.

Ai giocatori si attribuiscono le peggiori prestazioni. Errori di piazzamento, per i portieri; di posizione, per i difensori; di collocazione in campo, per i costruttori di gioco; di assoluta ininfluenza, per i finalizzatori. Insomma, i soli in grado di risolvere problemi di incisività e di raggiungere risultati concreti, sono quelli che guardano e commentano.

La riflessione? Chi opera erra; chi non espleta nulla, niente non può sbagliare.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.