Da Balneolis a Bagnoli

Da Balneolis a Bagnoli

Bagnoli, storia di un paradiso trasformato in un inferno di acciaio

A guardare Bagnoli dalla collina di Posillipo si resta incantati e demoralizzati nello stesso tempo. Salta agli occhi il contrasto tra una natura mozzafiato e lo scheletro di acciaio dell’Italsider, posto come uno schiaffo su questa terra agli inizi del 1900.

Una lunga e interessante storia

Questo luogo, che resta meraviglioso anche a cospetto della brutalità dell’opera umana, era amato dai romani per il suo paesaggio e per le sue proprietà termali, la chiamavano Balneolis ed era un paradiso per coloro che vi soggiornavano per godere della natura e dell’aria salubre del posto.

Nel 1500, Bagnoli è diventata più facilmente raggiungibile grazie alla creazione di una strada che congiungeva la costa di Napoli con quella di Pozzuoli così che chiunque potesse recarsi sulle spiagge attorniate dal verde della collina sovrastante.

Dopo l’Unità d’Italia però a Bagnoli fu insediato il primo complesso industriale, quello delle vetrerie Bournique, un sinistro presagio del suo triste destino.

Sul finire del 1800 il marchese Candido Giusso acquistò dei terreni per erigere un complesso destinato al turismo termale dedicato a ospiti benestanti.

Attorno al 1880, furono inoltre ristrutturati i complessi termali già presenti e ne furono aperti di nuovi, creando attorno alla piazza di Bagnoli un vero e proprio polo termale e, nel 1889 durante il Risanamento e l’espansione urbana di Napoli, la zona fu raggiunta da una stazione della Cumana, ancora oggi presente.

Il visionario progetto dell’architetto Lamont Young

In questo stesso periodo l’architetto visionario Lamont Young propose un progetto che avrebbe trasformato Bagnoli in una piccola Venezia. La natura selvaggia del posto e le terme avrebbero ospitato lussuosi alberghi, tutto intorno sarebbero stati creati dei canali navigabili collegati con Napoli. Una piccola isola circondata dal mare del Golfo e dalle colline. Sembrava che Bagnoli potesse così essere al centro del progetto che meritava.

Young provò infatti in tutti i modi a realizzare il suo sogno ma il destino di di quei luoghi meravigliosi era già stato deciso dal Comune che li vendette ad una grande industria per pochi spiccioli.

L’Ilva di Bagnoli

Nel 1904, con una legge speciale, fu progettato lo stabilimento siderurgico dell’Ilva, poi divenuto Italsider. I lavori partirono nel 1906 con la spianata della collina di Santa Teresa dove furono costruiti i binari interni al polo industriale.

Le fonti termali furono chiuse col cemento e al loro posto sorsero le palazzine che avrebbero ospitato gli operai e le loro famiglie.

I canali sognati da Young divennero quelli di scolo delle fabbriche che avrebbero inquinato il mare e avvelenato le falde acquifere della zona in quello che si scoprirà essere uno dei più atroci disastri ambientali mai visti.

Non solo i veleni della produzione hanno rovinato l’ecosistema di Bagnoli e delle zone limitrofe ma anche l’eternit ha contribuito ad avvelenare l’aria e la sabbia di Bagnoli, uccidendo negli anni i lavoratori dello stabilimento e molti abitanti della zona.

Nel 1970 il Comune di Napoli ha attuato due piani regolatori per ridimensionare l’area riconoscendo la pericolosità dello stabilimento per l’ambiente e gli abitanti ma solo nel 1985 si riuscì a chiudere definitivamente quell’ecomostro che aveva arricchito solo la sua proprietà.

Da allora per Bagnoli promesse e tentativi di bonifica, alcuni finiti nello scandalo.

A guardare Bagnoli dalla collina di Posillipo viene rabbia perché lo scheletro di quello stabilimento è il segno tangibile di chi questa città l’ha offesa, insultata, ferita a morte.

Ferita, appunto, ma ancora viva. Bagnoli resta un luogo magico che vuole rialzarsi e rinascere.

Città della Scienza

Città della Scienza è uno dei tentativi per far risorgere quest’area attraverso la cultura. Un’area di promozione e divulgazione della scienza gestita dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza. Una struttura multifunzionale in cui c’è un museo scientifico interattivo, un incubatore di imprese, un centro di formazione, un giardino didattico e altri luoghi in cui si ospitano spesso scolaresche a cui trasmettere l’interesse per la scienza intesa come ‘mondo che ci circonda’.

Un incendio divampato nella struttura il 4 marzo 2013 provò a cancellare questa realtà ma la Città della Scienza fu riaperta già il mese successivo con la determinazione di far risorgere dalla cenere il progetto precedente, arricchendolo di nuove sezioni e spazi espositivi.

Intanto su Bagnoli e sul suo futuro si ragiona ancora.

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