Dall’esultanza effimera alla ineluttabile realtà

draghi

Chi è causa del proprio male …

“Ci resta solo questo”; la considerazione, si apprende da fonti attendibili, è una comune riflessione di un nutrito gruppo di pentastellati, nell’apprendere della designazione di Stefano Patuanelli all’Agricoltura (è un 5 stelle, ma assai misurato), di Fabiana Dadone – Politiche Giovanili – e del garbato D’Incà, ai Rapporti con il Parlamento. Il Ministro degli Esteri, con cotanto Presidente del Consiglio, appare una sorta di espressione “sotto tutela”.

Conte uno, Conte due e Conte non c’è più. I vari, approssimativi e disattenti, protagonisti di inutili propagande e di peggiori valutazioni, non apparivano mai appagati. Eppure, i segnali disgregativi si appalesavano, ma – dall’alto della presunzione che ne connotava l’impreparazione – non sembravano rendersene conto.

Comunicazione e informazione alla deriva, con le aggravanti di giudizi “sparati” senza contegno e cognizione.

Una datata canzone di Mina, del 1972 – coadiuvata dalla voce di Alberto Lupo – dal titolo “Parole, parole, parole” tornava alla mente di tanti, cui i “fenomeni incompresi” auspicavano rottamazione immediata e definitiva.

Loro, i fenomeni in argomento, i depositari della verità e della scienza, intanto, non hanno mai dato tangibili segnali di orizzonti concreti. Entrate a gamba tesa, insulti, proteste, tracotanza e supponenza palpabili, in ogni circostanza. In qualunque contesto.

Inevitabile, quindi, l’intervento dell’arbitro e il riassestamento dello scenario istituzionale, soprattutto nel rispetto della “Carta Costituzionale”.

L’impulso del Capo dello Stato

Inutile negarlo: l’intervento del Presidente Mattarella è stato dirimente. Tutti sugli attenti: il Capo del Governo incaricato non lasciava scampo. E non ne ha lasciato.

Mario Draghi è stato percepito immediatamente, dall’Europa intera, come una garanzia assoluta che avrebbe dato, senza alcun dubbio, un’accelerazione ed una precisa direzione al processo di adeguamento dell’Italia agli altri Paesi dell’Unione.

Opere programmate, ma messe nel cassetto; comitati di esperti, prima formati e poi messi in disparte; strutture tecniche mai percepite con chiarezza.

Insomma, confusione abbastanza profusa.

Le forze politiche lo hanno compreso e hanno provato a correre ai ripari; chi ha tentato di irrompere sulla ribalta, chi di accaparrarsi la scena.

Nel frattempo, in silenzio e con grande rispetto istituzionale, Draghi andava avanti per la propria strada.

Stasera la presentazione della futura squadra di Governo.

E i ceffoni, per taluni, non erano ancora terminati. A prescindere dall’assoluto spessore della Professoressa Marta Cartabia, la designazione di Daniele Franco all’economia e di Roberto Garofoli, quale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno completato il quadro. A buon intenditor, poche parole.

Il campo, per il momento, appare sbaragliato e i dilettanti allo sbaraglio travolti.

Il tempo è poco, necessario mettersi immediatamente all’opera.

Auguri a noi. Questa volta l’auspicio non sembra ironico.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.