L’origine della specie: Darwin oggi ci parla (anche) di resilienza

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L’opera più famosa di Charles Darwin racchiude la sua teoria sull’evoluzione: “Non la specie più forte o più intelligente sopravvive, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”. Troviamo in questo concetto quello più moderno di resilienza?

Il 24 novembre 1859 fu pubblicata, per la prima volta, l’opera più famosa di Charles Darwin: L’origine della specie. L’intento del naturalista britannico fu quello di divulgare la sua rivoluzionaria teoria sull’evoluzione della specie, introducendo il concetto di selezione naturale e di lotta per la sopravvivenza del più forte sul più debole.

Molti però hanno tradotto questa teoria in maniera distorta, interpretando il concetto di forza come forza fisica e brutalità e, poiché la società umana è regolata dalle stessi leggi del mondo animale e naturale, questa concezione giustificherebbe tutti gli atteggiamenti violenti, cattivi e competitivi, poiché motivati dalla naturale lotta per la sopravvivenza.

In realtà, quello che possiamo osservare in natura e che Darwin aveva notato, è tutt’altra cosa: a sopravvivere non è necessariamente la specie più forte, bensì quella con le caratteristiche più adatte all’ambiente circostante. Esiste quindi tra gli organismi una continua lotta per la sopravvivenza, ma a prevalere sono i più capaci ad adattarsi, quelli che riescono a non soccombere di fronte ai continui cambiamenti naturali. Quindi, anche nella nostra società, a rendere le persone forti non è la competizione né la prevaricazione ma la capacità di piegarsi senza spezzarsi, di fronte alle circostanze sfavorevoli della vita. Adattabilità e resilienza potrebbero quindi essere le due parole chiave moderne per spiegare cosa intendesse Darwin per evoluzione e sopravvivenza.

L’adattabilità: l’arte di accettare il cambiamento per superare una difficoltà

L’adattabilità è la capacità di cambiare insieme a tutto ciò che cambia: situazioni, persone, circostanze o fattori interni. E’ uno strumento che ci permette di adottare atteggiamenti e strategie diverse in base a quale sia la situazione da gestire o la crisi da affrontare. La ricerca di continue soluzioni e il continuo re-inventarsi è di certo l’unica garanzia di sopravvivenza in una società in cui tutto è mutevole.
Per settantamila anni il successo dell’uomo come specie è stato sancito proprio dall’adattabilità, come sosteneva Darwin, e nella lotta per la sopravvivenza di tutti i giorni, questo diventa appunto la capacità di mettersi in gioco per affrontare situazioni nuove o difficili.

Affinché ciò accada bisogna innanzitutto accettare l’esistenza del cambiamento, interno o esterno che sia, e far sì che la nostra mente diventi il più possibile flessibile e dinamica. Anche perché ciò che resta statico non è adattabile per definizione, e Darwin ha dimostrato come ciò che non è adattabile non viene tramandato nelle specie future, cioè è destinato a soccombere.

La Resilienza: Il vento non spezza un albero che sa piegarsi

Il concetto di adattabilità è strettamente legato a quello di resilienza, di cui stiamo sentendo parlare molto negli ultimi tempi. La parola resilienza (dal latino resilire rimbalzare) in fisica indica la proprietà dei materiali di riprendere la forma originaria dopo aver subito un colpo. In un contesto sociale, indica quindi la capacità di rialzarsi dopo essere caduti, di riorganizzare la propria vita e le proprie abitudini di fronte a un imprevisto, un problema o un fallimento. Alla base c’è la consapevolezza che ogni situazione difficile porta con sé il seme dell’opportunità, cioè quella di scoprire quante risorse innate abbiamo e quanto infinite siano le nostre potenzialità come essere umani.


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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.