De Crescenzo, l’ultimo dei filosofi napoletani

Luciano De Crescenzo

La conoscenza a servizio del popolo. La grande lezione di Luciano De Crescenzo

Il tempo è un’emozione”. Sapete dalla testa di quale immenso uomo proviene questo pensiero?
Un cognome, una garanzia. De Crescenzo è sinonimo di eccellenza non solo nella musica (anche se lì si chiama Edoardo) ma anche in tutto il resto di ciò che può essere definito arte. Parliamo, stavolta, di Luciano.

De Crescenzo, lasciare tutto per la felicità

Luciano De Crescenzo nasce a Napoli il 18 agosto del 1928, nel quartiere di San Ferdinando. Un anno dopo nella stessa palazzina nascerà Carlo Pedersoli, passato alla ribalta col nome di Bud Spencer, che insieme a De Crescenzo ha condiviso uno stralcio di vita.

De Crescenzo è stato pupillo di Renato Caccioppoli e per diciotto anni ha lavorato presso l’IBM di Milano nasce come ingegnere. Quando arriva la svolta? Il momento decisivo è giunto nel 1979 quando sceglie di seguire la strada che lo avrebbe reso famoso. In quell’anno, infatti, si dimette dal ruolo di dirigente seguendo la sua vocazione, provando a raggiungere ciò che desiderava.

In realtà era già conosciuto, dato che nel 1977 una sciocchezzuola era riuscita a pubblicarla (avete mai sentito parlare di “Così parlò Bellavista?); ma immaginate per un attimo cosa voglia significare abbandonare tutto per perseguire un sogno, per inseguire la felicità. Un salto nel vuoto, aiutato certo da Maurizio Costanzo che diventerà essenziale per la sua ribalta, ma comunque un salto nel vuoto.

Voi ne avreste il coraggio? Io non lo so…

Da ingegnere a filosofo, il passo è breve

Diventato un vero e proprio caso editoriale, De Crescenzo ha pubblicato cinquanta libri in totale vendendo, in tutto il mondo, quasi 20 milioni di copie tradotte in venti lingue. Questi sono meri numeri, andiamo a vedere ora nello specifico cosa ha provato a dirci con le sue opere.

Scriveva di vissuto napoletano, ha provato a districare tutta una serie di luoghi comuni che c’erano (alcuni dei quali ancora, purtroppo, intricati) su Napoli, ha spiegato la filosofia con leggerezza ed ironia facendola arrivare a chiunque perché sì, il suo scopo non era quello di informare, ma di aprire le menti. Farlo non è assolutamente facile, specialmente se chi si trova a leggere per la prima volta un trattato filosofico ha come titolo di studio la terza media.

Perché non provare ad arricchire il suo popolo, bistrattato e trattato da “popolino”? Perché non provare ad acculturare chi, diversamente da lui, non aveva avuto la possibilità di studiare? Perché non provare, semplicemente, a migliorare gli altri e sé stessi?

Uomini così, guardandomi in giro, sono sempre di meno. Ci sono guerre tra poveri, battaglie di poltrona. Vince chi urla di più o è più bravo a denigrare l’altro.

Luciano De Crescenzo ci ha provato ed è riuscito ad ottenere questo arricchimento intellettuale per sé e per il suo popolo, anche grazie ai film che col tempo sono arrivati.

32 dicembre un emblema della filmografia di De Crescenzo

Avete mai visto un suo film? Parla di cose che, se non studiate, non spiegate, sono quasi impossibile da comprendere. Io stesso, ad esempio, non ho studiato filosofia né a scuola né, tantomeno, all’università e mettersi lì a leggere Hegel non è di certo cosa facile. Non avere la basi significa perdersi un mondo. Probabilmente il mondo.

Prendiamo, ad esempio, proprio il pezzo iniziale di questo articolo. Compare nel film 32 Dicembre, del 1988. In questo spezzone De Crescenzo recita la parte di un professore malato di mente e, di fronte a lui, Sergio Solli e Benedetto Casillo, splendidamente abili ad interpretare personaggi caratteristici dei suoi film che vanno a rappresentare, appunto, il popolo, l’ignoranza definita come mancanza di conoscenza.

Qui ci parla, appunto, di Hegel. Alla domanda Come diceva Hegel?” la risposta è Tante cose, mo ‘chi si ricorda. Ecco l’ignoranza ed a seguire la risposta Il tempo è come l’essere. Mentre è, non è e mentre non è, è. Provare ad aprire la mente. Se anche i personaggi dei suoi film e dei suoi libri ce la fanno (o almeno ci provano facendosi domande e, pensiero personale, nessuna domanda è stupida) allora anche noi, nel 2024, possiamo farcela.

Purtroppo, Luciano De Crescenzo ci ha lasciati nel 2019 all’età di 90 anni, sono passati già cinque anni ma il suo ricordo deve resistere ed i suoi insegnamenti, non come professore ma come fautore di domande, dovrebbero rimanere vividi per il popolo napoletano e non.

Come conclude lui lo spezzone del film, lo faccio anche io, parlando del tempo e di come viverlo. Mi sono sentito sbagliato e giudicato ma aprire la mente aiuta a capire. Il tempo, rubando le sue parole, è bidimensionale, per tanto tempo l’ho vissuto in linea retta fino a quando ho capito e sono riuscito a viverlo in larghezza. Cosa significa? Guardate il film, capirete meglio.

Tempo, che bel concetto se ci riflettete. Non sprecatelo e permettete un pensiero poetico…

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