Dalla “captatio benevolentiae” alla demagogia il passo è breve

depersonalizzazione

Demagogia. Ogni settore ne è coinvolto: calcio, attualità e politica le evidenze attuali

Demagogia: i vulnus sono molteplici e la realtà è fortemente inquinata da surrettizi concetti e da improbabili “scienziati”, adusi ad invadere il campo di altrui pertinenza.

Ultronei commenti, tra l’altro non richiesti, da parte dei “io so tutto” di turno.

Quasi a voler sottolineare, al di là di ogni decenza cognitiva, la presunta inettitudine (così ritenuta dai citati Soloni) di coloro che, tuttavia, ci mettono la faccia, la competenza e la responsabilità.

Eppure, i riferimenti – in punta di diritto, dottrina e giurisprudenza – non mancano; ciò che, purtroppo, latita in maniera assai preoccupante è la straripante presunzione nel voler interpretare – a volte addirittura spiegare – elementi di cui non si possiedono le più elementari norme di cognizioni.

L’articolo 21 della Carta costituzionale, parte prima – titolo I – dice qualcosa?

La legge del 7 giugno 2000, n°150, afferente alla “Disciplina delle attività di informazione di comunicazione delle pubbliche amministrazioni”, caposaldo normativo della comunicazione pubblica, è stata mai almeno “scorsa”?

Della serie: Zi’ pre‘ ‘o cappiello va stuorto…accussí à dda jí!

Non trascurabile, comunque, lo sforzo del “concittadino professore” nel riportare i discorsi nei giusti canali della cognizione del Territorio.

Resta, ineluttabilmente e irrimediabilmente, il fatto che l’informazione è alla mercè di coloro che non sono in grado di tutelarne le principali prerogative.

Coloro che ancora amano e, quasi inspiegabilmente visti i tempi attuali, perseverano nel corroborare la assoluta autonomia della “penna” e della “notizia”, non si arrenderanno mai. Questo è sicuro. Se ne facciano una ragione i fautori dell’apparenza e del fugace esibizionismo.

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Ambasciator