Depersonalizzazione: cosa è davvero reale?

depersonalizzazione

Svegliarsi e ritrovarsi in un altro mondo, come se questo fosse solo un periodo di prova della nostra vita

Il disturbo di depersonalizzazione si caratterizza per una ricorrente situazione di scollegamento rispetto al proprio corpo e dalle situazioni mentali. Come se si fosse un osservatore, un narratore onnisciente, come quindi se da un momento all’altro potessimo svegliarci da un perenne stato di trance, una sorta di coma. È presentato come un disturbo dissociativo, è perlopiù transitorio ed è tipico di malattie e disturbi.

Depersonalizzazione e disturbi della persona

Come se si fosse uno spirito in cerca di un corpo dove stanziarsi, un’anima in cerca di una stabilità, come se quindi il proprio corpo sia estraneo alla persona stessa a cui appartiene. Una sensazione di instabilità, un vero e proprio disturbo transitorio, dovuto a eventi che hanno prodotto una situazione di shock, o all’assunzione di droghe, alcool o stupefacenti.
Senso di estraneità, isolamento, qualcosa di irreale, un film, un cortometraggio sulla vita di una persona a noi vicina, come se dovessimo svegliarci da un lungo coma.

Mancata accettazione: una causa?

Forse la mancata accettazione di ciò che si è realmente, porta il cervello a far scattare qualcosa, una situazione nella quale una persona non vorrebbe realmente essere presente. Ciò è fonte di spavento e preoccupazione per gli individui che, a lungo andare, si rendono conto di perdere sempre più il controllo della loro vita e iniziano a presentare alti livelli di ansia, depressione e porta l’individuo a sentirsi in una sorta di bolla, dalla quale sembra impossibile uscire.

Gli interventi basati sulla Mindfulness risultano particolarmente efficaci in questi pazienti poiché aumentano la consapevolezza enterocettiva e diminuiscono il distacco da sé e dalla realtà, in quanto insegnano a prestare attenzione sia all’esperienza individuale che al mondo circostante.

(Lanius, 2015)

Irrealtà, non esisto sul serio

Tale strategia serve per sfuggire a situazioni spiacevoli, paure costanti, per diminuire la sofferenza. Sottraendosi dalla realtà, gli individui non sentono sensazioni di inadeguatezza e sensazioni riguardo a eventi minacciosi. Studi effettuati in Canada, Turchia, Inghilterra hanno rilevato una presenza ti tale disturbo pari al 3%. Essere fantasmi nella vita reale, vivere in un mondo provvisorio, come se tutto da un momento all’altro potesse sparire. Come se fossimo pedine in una scacchiera, come se i problemi che ci circondano potessero inghiottirci.

Stai sognando tutto questo. Lo sai da anni. Sono la parte della tua coscienza che sa che stai dormendo e ho cercato di attirare la tua attenzione. Ti ho inviato messaggi segreti nella musica che stavi ascoltando e negli spettacoli che stavi guardando.

(Medium)

Effetti irreversibili

Il disturbo di depersonalizzazione porta spesso a situazioni croniche di ansia, attacchi di panico, stress e depressione. Il trattamento naturalmente è la psicoterapia, in modo da ricondurre il paziente verso un miglioramento. Imparando quindi, facendo tentativi di adattamento, accettazione e controllo delle proprie emozioni negative, per evitare atti autolesivi e suicidari. Non vi sono farmaci specifici, per la cura di tale patologia, spesso però si ricorre a farmaci usati per l’ansia, l’insonnia, per garantire una stabilizzazione emotiva.

Come si riconosce il disturbo?

Tale disturbo, è riconoscibile attraverso un rivolgimento all’orizzonte, movimenti autonomi, come se avessero perso la loro sostanza, come se fossero presenti solo nella loro essenza. È importante riconoscere tale patologia, in quanto può rappresentare un fattore limitante.
Bisogna insomma notare l’ambiente circostante, sforzarsi di rimanere nel presente. Questa è un’esperienza relativa al mondo esterno: esso appare strano, distorto e irreale agli occhi dell’individuo.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.