Derek Chauvin colpevole, giustizia per George Floyd?

George-Floyd

Derek Chauvin colpevole, giustizia per George Floyd?

Era il 25 maggio 2020 quando George Floyd venne ucciso a Minneapolis. Dopo quasi un anno, il 20 aprile 2021, l’ex agente di polizia Derek Chauvin, è dichiarato colpevole di tutti e tre i reati di cui era accusato, nell’ordine: omicidio di secondo grado non intenzionale, omicidio di terzo grado e omicidio colposo di secondo grado. La pena massima è di quaranta anni di reclusione, entro otto settimane il giudice, Peter Cahill, emetterà la sentenza.

Le parole di Biden

At our best, the American ideal wins out.  So we can’t leave this moment or look away, thinking our work is done.  We have to look at it — we have to — we have to look at it as we did for those 9 minutes and 29 seconds.  We have to listen.  “I can’t breathe.  I can’t breathe.”  Those were George Floyd’s last words.  Can’t let those words die with him , we have to keep hearing those words.

We must not turn away. 

Can’t turn away. 

We have a chance to begin to change the trajectory in this country.  It’s my hope and prayer that we live up to the legacy.

May God bless you.  And may God bless the — George Floyd and his family.

Thank you for taking the time to be here.  This can be a moment of significant change. 

Thank you.

Dal discorso di Biden

Dobbiamo ricordare le sue parole, non posso respirare. Per cambiare. Questo può essere un momento di significativo cambiamento”. Il neo Presidente degli Stati Uniti si mostra vicino a tutta la comunità nera e in particolare alla famiglia Floyd; infatti poco prima del verdetto ha chiamato quest’ultima, mostrando così il suo appoggio. Il caso del 46enne è solo uno dei tanti omicidi a sfondo razziale di cui si sono macchiati gli Stati Uniti, ma grazie anche al triste video della morte di George “sono stati strappati i paraocchi e tutto il mondo ha potuto vedere” (dal discorso di Joe Biden). 

La mobilitazione internazionale e il ruolo dei social

Fin dalle prime ore successive all’uccisione di George Floyd vi è stata una forte partecipazione mediatica da tutto il mondo. Dallo slogan “black lives matter” fino al video dell’omicidio divenuto virale; insieme a disegni, foto, proteste. 

È il caso dell’illustrazione di Luigi Mallozzi, in arte e sui social “strati di blu”.

“L’ho fatto veramente come protesta, non pensavo esplodesse. È da notare che gli occhi di George sono già assenti della pupilla e in lacrime. Il nastro adesivo rappresenta il silenzio in cui vivono gli afroamericani. Le parole non hanno peso e importanza, nemmeno sul punto di morte; nemmeno un “non riesco a respirare”, detto in lacrime, mentre ci si sta pisciando addosso dalla paura può fare demordere un razzista.”

Il disegno era apparso come storia instagram sul profilo di strati di blu come simbolo di protesta, ma divenne incredibilmente virale tanto da essere condiviso da utenti di tutto il mondo, da personalità del calibro di Jay-z e Alicia Keys.

“La mia illustrazione divenne virale, purtroppo girò anche senza la mia firma quindi molti personaggi famosi (e la Rai stessa), la utilizzarono senza sapere che io fossi il creatore. Fortuna volle che arrivò alla minnesota freedom fund, e vendemmo t- shirt, spille e poster per dare tutto il ricavato in beneficienza”.

Strati di blu

Siamo stati chiamati tutti a testimoniare al fine di chiedere giustizia per George, perché spettatori impotenti della sua morte. Domanderemo giustizia per tutti, esigendo condanne e sperando che tutto cambi.

Photo credit: @stratidiblu

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.