Didattica a distanza o in presenza?

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La didattica a distanza come unica soluzione per gli studenti

Inutile ripetersi, inutile parlare di covid-19 e di quanto quest’ultimo abbia destabilizzato tutti. Non è una novità, dato che ci conviviamo ormai da un anno; così come non è una novità il fatto che gli studenti, grandi o piccini che siano, stiano vivendo un momento particolare quanto difficile.
La chiusura delle scuole e delle università è sembrata a tutti (o quasi) un modo per poter temperare e tenere sotto controllo i contagi. Non starò qui a dire la mia idea, o quelle di tante mamme che reclamano a gran voce l’apertura, o quella di altrettante mamme che invece preferiscono avere i figli con sé a casa. Non è questo quello su cui voglio concentrarmi.
Ho preferito chiedere agli studenti, universitari e non, le loro impressioni, i loro pensieri, ma soprattutto le loro preferenze tramite sondaggi.

Didattica a distanza o in presenza? E perché?

I sondaggi erano due:

  1. didattica a distanza o in presenza? E perché?
  2. esami online o in presenza? E perché?

Vittoria schiacciante per la didattica in presenza, 72 voti contro 35. E le motivazioni sembrano essere chiare, oltre che concordanti tra loro.

“Con la didattica in presenza vai a Napoli, e dopo aver studiato puoi andare a mangiare una pizza fritta di fronte al mare”.

“Certo, con la didattica a distanza posso svegliarmi pochi minuti prima dell’inizio della lezione, ma così non riesco a sentirmi vicina a nessuno”.

“Preferisco la didattica in presenza per i rapporti umani, sia tra professori e studenti, che tra studenti stessi”.

“In presenza ci sono maggiori stimoli, c’è contatto visivo, c’è maggiore comprensione degli argomenti trattati. C’è maggior attenzione, maggior coinvolgimento e produttività”.

Le motivazioni di chi preferisce la didattica a distanza sono altrettanto concordanti tra loro:

  • dormi di più
  • non devi prendere mezzi
  • puoi seguire in pigiama

Mi sembra chiaro: la didattica a distanza la preferiscono i più pigri.

Esami in presenza o online? E perché?

Per gli esami il discorso sembra essere diverso. La vittoria non è poi così schiacciante: 63 persone preferiscono gli esami in presenza, 40 quelli online.

Anche questa volta le motivazioni sono varie, ma sembra chiaro che a preferire gli esami online siano quelli che hanno la speranza, che poi inevitabilmente muore, di poter copiare. Quelli che incollano bigliettini, fogli, adesivi, e chi più ne ha più ne metta, ma che poi presi dall’ansia non riescono mai a leggerli. C’è chi dice che gli esami online siano più facili, ma il motivo è ancora da capire. Chi dice invece che siano più difficili, perché i professori sono più sospettosi e tendono a mettere voti più bassi.

(Consigliata la lettura di questo articolo: https://www.ambasciator.it/scafati-dad-interrogazioni-bendate/ )

A preferire invece gli esami in presenza, sono quelli che preferiscono il contatto visivo, quello vero. Quelli che preferiscono avere il professore di fronte per eventuali disguidi, incomprensioni e chiarimenti, ma soprattutto quelli che odiano l’idea di dover sostenere un esame, su una piattaforma online su cui sono collegate altre cento persone.

“Chissà cosa penseranno”. “Mamma mia che figuraccia”, è quello che pensano. É quello che li blocca, quello che mette ancora più ansia.

Il desiderio di tornare alla normalità

Insomma, è chiaro: gli studenti vogliono tornare a scuola, all’università. Vogliono un ritorno alla normalità. Quella che forse prima si sottovalutava, e naturalmente si dava per scontata. Non possiamo far sparire il covid da un giorno all’altro, non possiamo darci un pizzico e renderci conto che in realtà tutto questo era solo un brutto incubo, ma possiamo e dobbiamo essere prudenti. Possiamo e dobbiamo uscire il meno possibile, evitare i luoghi affollati e indossare sempre la mascherina, per far sì che le lezioni in presenza, le sigarette tra una lezione e l’altra, che gli incontri nella metro, nel treno, e che i sorrisi dei nostri colleghi possano di nuovo far parte della nostra quotidianità.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.