Disturbi alimentari, la storia di Giorgia Bellini: “La mia rinascita dalla bulimia”

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Il 15 marzo è la Giornata nazionale del fiocchetto lilla, di sensibilizzazione sui disturbi dell’alimentazione. Giorgia Bellini ci ha raccontato la sua rinascita dalla bulimia

La storia di Giorgia è la testimonianza, in prima persona, che guarire dai DCA (disturbi del comportamento alimentare) è possibile.

Perché hai deciso di parlarne sui social?

Ho deciso di parlarne sui social in quanto ritengo che questi ultimi abbiano un grande potere, se utilizzati bene. Ormai tutti siamo soliti usarli e farne buon uso può rivelarsi davvero importante. Durante il Covid in televisione sentivo divulgazione riguardo “diete, ingrasseremo tutti, cibo, ricette” e ho deciso che quello non era il messaggio giusto da trasmettere soprattutto verso quelle persone che soffrono di disturbi alimentari. (Dopo il covid i casi sono aumentati del 30%). Così ho deciso di attivare il mio profilo per sensibilizzare in rapporto a questi temi.

Quanto è importante parlare di DCA?

È importantissimo parlarne perché spesso le persone si sentono sole e non comprese, se ne parla troppo poco e male. Le persone credono siano solo dei capricci per diventare magre e belle. Io usavo il cibo per riempire il vuoto della solitudine, restare sola era la cosa che mi faceva più paura; poi vomitare perché mi sentivo in colpa per l’abbuffata e mentre lo facevo avevo la sensazione di vomitare anche il mio dolore. Mi odiavo e dovevo cercare dei metodi per distruggermi e il vomito per me era uno di questi. Questa malattia ti toglie tutto, ti costringe a indossare una maschera, poi però questa cade e tu crolli. Ho sempre cercato di evitare specchio e bilancia, non mi pesavo mai ma percepivo il mutamento del mio corpo col tatto, mi toccavo e mi misuravo con le mani.

Come si riconosce e si capisce di avere un problema con il cibo?

Esistono vari segnali. Prima di tutto dal punto di vista nutrizionale: i disturbi alimentari sono essenzialmente disagi della mente e quindi prima ancora che compaiano i segni fisici della malattia, sono già presenti da tempo quelli psicologici che in modo subdolo invadono i pensieri di quelle persone. Il cambiamento fisico quindi spesso accompagna e alcune volte viene preceduto da un grande cambiamento sotto molteplici punti di vista. La sintomatologia comprende: instabilità emotiva, irritabilità, sbalzi d’umore, tristezza frequente, insonnia e infine isolamento sociale.
Oltre a questi cambiamenti a livello psico-fisico bisogna far attenzione anche a quelli alimentari. Spesso purtroppo l’attenzione all’alimentazione e l’eliminazione di alcuni alimenti (come pasta e dolci) o la riduzione delle porzioni, è presente in moltissimi adolescenti e spesso non viene compresa nella sua gravità. Ma quando questa attenzione diventa frequente, trasformandosi in un’ossessione, dovrebbe far riflettere e cogliere i primi segnali. Pensieri ossessivi sul corpo e sul peso. Io ho smesso di mangiare carboidrati per ben 8 anni.

Come si guarisce da un disturbo alimentare?

I medici dicono che servono dai 2 ai 5 anni, si tratta di un percorso molto lungo ma si guarisce.
Io sono guarita dopo 8 anni di bulimia, dopo aver quasi rischiato la vita. Bisogna chiedere aiuto ma prima bisogna crederci, reagire e vincere sulla malattia. A 18 anni ho tentato il suicidio e da quel momento è cambiato tutto. Non volevo togliermi la vita, era un modo per dire che c’ero, che volevo essere ascoltata, capita, considerata. Mi hanno ricoverata per quattro mesi, ma non sono bastati per guarire, infatti serve molto più tempo. Io mi sono curata per almeno altri due anni.

Cosa diresti a una persona che soffre di DCA? 

Guarire dai DCA è possibile, anche TU puoi farlo. Serve determinazione e soprattutto bisogna capire che c’è un male più profondo dentro di noi che va curato. Nessuno dovrebbe più vergognarsi di parlare di questa malattia. Non si dovrebbe più considerare il disturbo alimentare come il desiderio di dimagrire di una persona. C’è sempre un disagio più profondo da curare e abbuffarsi o digiunare è solo la punta dell’iceberg. Quindi concediti il tempo che serve, senza forzare. È un percorso fatto anche di ricadute ma ogni volta sarai in grado di rialzarti, se ci credi veramente. “La bulimia è la mia cicatrice sul cuore” ma grazie a lei sono diventata una persona migliore, mi ha permesso di conoscermi, di scavare fino in fondo e capire dove dovevo lavorare. Le nostre paure non vanno nascoste, vanno affrontate perchè è l’unico modo per superarle.

Quanto i social hanno influito secondo te sugli stereotipi e la perfezione in relazione alla generazione odierna?  

Molto, ormai appena apriamo i social siamo bombardati di immagini di ragazze perfette con fisici impeccabili. Ovviamente hanno un’influenza negativa, bisogna ricordare che spesso quello che vediamo non corrisponde alla realtà

Ambasciator