DOC: nelle sue mani: “non oggi”, questo è essere medici!

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La fiction di Rai Uno “Doc”, conquista le case degli italiani con il suo inno alla vita

“Non oggi”. Questo il nuovo motto che spopola tra gli hastagh della maggior parte delle famiglie italiane nella notte del 22 Ottobre con quasi il 30% di share. Il discorso del dottor Fanti, magistralmente interpretato da Luca Argentero, conquista non solo l’Italia dell’emergenza sanitaria da Covid-19, ma anche i futuri aspiranti medici che si apprestano a tale professione.

Come nasce l’idea di “Doc: nelle tue mani”

Il medical drama Doc: nelle tue mani, diretto da Jan Maria Michelini e trasmesso da Rai Uno, ogni venerdì in prima serata, è una viva rielaborazione di una storia vera. Pierdante Piccioni, oggi primario al pronto soccorso dell’ospedale di Codogno, fu vittima di un terribile incidente stradale, il 31 marzo 2013, in cui ben 12 anni della sua vita sono stati cancellati per sempre. L’immenso vuoto esistenziale, causato dalla perdita di memoria, misero in ginocchio il suo spirito combattivo.
Al  tempo dell’incidente, Piccioni era primario presso l’ospedale di Lodi e svolgeva anche attività di docenza presso l’Università di Pavia.
Ricolmare il tempo perduto sembrava impossibile: affetti familiari, legami tra colleghi, amicizie.

Ritornare ad essere sè stessi

La disperazione che caratterizò le prime fasi del risveglio post-incidente di Piccioni, fu riempita dalla voglia di ritornare ad essere medico.
Un’impresa non facile, ma non per questo impossibile. Piccioni non sapeva dell’avvento dell’euro, che i suoi due figli avessero tra i 20-23 anni, che sua madre fosse morta e del perché tutti sembrassero ai suoi occhi così invecchiati. Il gap neurale, infatti, fermava le lancette dell’orologio al 25 Ottobre 2001, quando i social network non avevano ancora rivoluzionato il mondo delle relazioni sociali, politiche, economiche ed istituzionali.
Il primario di Pavia si rimboccò le maniche, grazie all’amore ed alla vicinanza dei suoi familiari, riprendendo gli studi di medicina, aggiornandosi sulle ultime novità della scienza e recuperando il tempo perduto. Oggi, rappresenta uno dei primari più attivi nella lotta contro il Coronavirus.  

Doc: nelle sue mani” visto dagli occhi degli attori

Nel backstage del mediacal drama è possibile scorgere l’emozione negli occhi degli attori protagonisti della serie, che invitano tutti i telespettatori a proiettarsi nella vita di un medico. Chi sono i dottori? Spesso, come ci suggerisce lo stesso Luca Argentero, siamo spinti a criticare la figura del medico. Pretendiamo da loro soluzioni certe, cure immediate, risposte alle nostre milioni di domande, sguardi rassicuranti che tutto andrà per il meglio. E quando questo non avviene, la prima cosa che pensiamo di fare è criticarli. Se ci ponessimo, anche solo per pochi secondi, nei panni di un dottore, capiremmo che non tutto è facile come sembra. I loro occhi sono continuamente puntati alla cura del dettaglio per non sbagliare le molteplici diagnosi, sempre rivolti a trovare la cura più adatta per farci ritornare in piedi in breve tempo, orientarsi verso uno studio continuo per stare al passo con l’innovazione e l’insorgere di nuove malattie.
Il dottore è chi rinuncia alla propria esistenza, per la vita del suo paziente.

Un motto di speranza: “non oggi”

“In giorni come questo, la morte sembra inarrestabile. Ma noi dobbiamo guardarla in faccia e dire: NON OGGI. Tutti i libri che abbiamo letto, tutto lo studio, la pratica, la teoria…è servito tutto a guardarla in faccia e dirle: non oggi. Non importa quanto siano disperate le condizioni di un paziente, non oggi. Non importa se neanche i pazienti ci credono più, non oggi. Da oggi in poi voi dovete ricordarvi perché siamo qui: per metterci in mezzo tra i pazienti e la stronza. Questo è essere medici”

Il discorso di Luca Argentero, nei panni di Doc, non si limita semplicemente a commuovere il popolo italiano, ma a lasciare in ognuno di noi la speranza viva che sempre ci sarà una seconda possibilità, qualunque sia la situazione che stiamo vivendo. Dobbiamo andare avanti con coraggio e ripeterci “non oggi”. Questa è la più efficace medicina che un dottore possa prescrivere.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.