Domenico Falco: intervista al vicepresidente dell’OdG

Ospite di Ambasciator, Domenico Falco vicedpresidente OdG e Presidente CORECOM

In occasione del rilascio dei tesserini, l’Ordine dei Giornalisti della Campania ha delegato il Direttore Raimondo Miele alla consegna, con l’auspicio di poter poi conoscere tutti i neogiornalisti. Nonostante il periodo di emergenza da Covid-19, mercoledì 3 marzo sono venuti a trovarci nella nostra sede all’ Ex Base Nato.

Il Dottor Mariano Santillo, durante tale visita, ha intervistato il Vicepresidente dell’ordine e Presidente del CORECOM della Campania: Domenico Falco.

Lei ha sempre un occhio di riguardo verso i giovani e la loro formazione: quali sono i futuri progetti che, come ordine dei giornalisti e come CORECOM, avete nei confronti dei giovani?

Grazie per avermi invitato e avermi dato la possibilità di parlare con il cuore in mano di quello che interessa soprattutto oggi le nuove generazioni che vivono il presente. Il problema è avere fiducia in una call in cui ci dovranno seguire nella nostra attività lavorativa e nella nostra attività professionale. Noi dobbiamo investire sulle nuove leve, sulle ragazze e i ragazzi, perché io credo che queste generazioni abbiano bisogno di essere aiutate ad essere in qualche modo protagoniste del loro tempo.
Oggi viviamo una situazione molto difficile e quindi c’è bisogno di una grande partecipazione. Se invece ci chiudiamo in compartimenti stagni e viviamo il nostro egoismo, non andiamo da nessuna parte.

Quali sono quindi i progetti che state realizzando per i ragazzi?

Il primo progetto riguarda proprio questa struttura. Quando sono stato invitato nei vostri studi avevo qualche perplessità. Poi una volta vista la sede di Via Medina, ho visto l’entusiasmo dei ragazzi e dei giovani e ho capito cosa stesse facendo questo gruppo, rappresentato da grandi professionisti. Quando sono venuto qui, quello che mi ha colpito è stato l’amore di tutti questi giovani per quello che stanno facendo. Vi è quindi una spinta emotiva che bisogna incoraggiare in tutti i modi.

Noi abbiamo purtroppo due grandi difetti nel Mezzogiorno: la burocrazia e l’indolenza meridionale. Dobbiamo lottare contro questa burocrazia e contro questa indolenza e mettere al centro le persone; le persone come lei che si mettono in gioco, che fanno una sfida, che guardano al futuro senza aver paura di poter commettere qualche errore. Chi non fa non sbaglia, chi sbaglia poi correggerà gli errori durante la sua vita e lei che è giovane avrà la possibilità di migliorare sempre quello che sta facendo. Ma senza l’esperienza, senza la capacità di lottare e di mettersi in gioco, non si va da nessuna parte.

Quale consiglio potrebbe dare a noi giovani?

Bisogna amare il proprio lavoro, bisogna fare il proprio lavoro con amore. Non è da tutti scegliersi il lavoro,  ma se uno ha la fortuna di fare qualcosa con il cuore, riuscirà sempre. Se invece è costretto a svolgere un lavoro diverso da quello che aveva in animo, lo deve fare con grande senso di umanità. Deve capire che se la vita gli ha dato quella strada, quella strada la deve perseguire con capacità professionale con abnegazione e a volte anche con qualche piccolo sacrificio.

Questo spazio è dedicato ad Ambasciator cultura: pensa che in questo periodo di blocco dovuto ai lockdown e al covid-19 dove tutte le manifestazioni culturali, i musei sono stati chiusi, si sia creato un fermo alla cultura?

Dovremmo fare un esame di coscienza, noi meridionali. Quando circolo per le strade della città, mi sento piccolo come se fossi un nano. Leggo i nomi delle strade: Cimarosa, Scarlatti, Mattia Preti, Giordano Bruno e mi rendo conto della pochezza, perché noi crediamo che queste siano strade, nomi di piazze. Questi sono nomi che hanno fatto la cultura millenaria del Mezzogiorno, che hanno dato un’impronta alla cultura mondiale.
In una trasmissione televisiva si parlava di diritto alla felicità e allora lei sa sicuramente meglio di me che il diritto alla felicità parte dalla città di Napoli, da una lettera di Gaetano Filangieri. Era uno dei più grandi pensatori del suo tempo. Ha scritto al presidente degli Stati Uniti d’America, al quale Filangieri chiede che nella costituzione degli Stati Uniti sia inserito il diritto alla felicità. Noi abbiamo dimenticato tutto questo, abbiamo creato l’oblio nei confronti di una cultura come quella napoletana, meridionale.

Domenico Falco vicepresidente OdG prosegue: io sono orgoglioso di essere meridionale. Allora cosa dico ai giovani: bisogna studiare e leggere, avere la capacità, la concessione, la forza di determinare, con il nostro studio, un cambiamento epocale. Quello che io noto, soprattutto sui motori di ricerca e sulle nuove tecnologie è l’improvvisazione, l’incapacità e un’ignoranza che fa paura.

Napoletani e napolesi

Questa ignoranza determina i comportamenti perché, se uno avesse la capacità di discernere, la capacità di essere culturalmente preparato, non avrebbe dei comportamenti come registriamo. Concludo, tornando alla cultura di tutti i giorni. Ho avuto la fortuna di conoscere il maestro Sergio Bruni, ripeto: maestro. Un giorno mi disse: ci sono i napoletani e napolesi.
I napoletani sono quelli come me che, partendo da zero, hanno messo in risalto le capacità intellettive di un popolo, attraverso la canzone e la musica. Poi ci sono i napolesi, quelli che mettono la macchina in seconda fila, quelli che con il loro comportamento disonorano l’appartenenza al Mezzogiorno. Noi dobbiamo essere orgogliosi di essere napoletani e dobbiamo isolare i napolesi.

Napoli ha bisogno di giovani come voi, ragazze e ragazzi che amano la città e che siano di esempio per le altre generazioni. Quello che si sta verificando purtroppo è una massificazione del pensiero, che sta determinando degli atteggiamenti estremamente pericolosi, non tanto per il cittadino stesso, ma proprio per la città. Napoli è ridotta malissimo, bisogna avere uno scatto d’orgoglio, bisogna ritornare ad essere Capitale.

Queste le parole di Domenico Falco vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, che ringraziamo.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.