Donald Trump: il Cavaliere Arancione colpisce ancora

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Il cavaliere arancione, Donald Trump, colpisce ancora

Lo aspettavamo tutti, quindi, non poteva che farlo in grande stile: il vecchio Donald Trump non si smentisce mai (e nemmeno i suoi sostenitori).
Ciò che sta accadendo negli USA, sembra la parodia di un’insospettabile opera di arte sequenziale e si annovera nel libro della realtà che supera la fantasia.

Nel 2001 l’editore DC comics pubblica una storia scritta e disegnata da Frank Miller e Lynn Varley, secondo volume di una delle storie più importanti del genere super-eroistico; sto parlando di “Batman: il Cavaliere Oscuro colpisce ancora”.
Frank Miller è uno dei fumettisti più stimati al mondo, il suo stile noir e crudo ha fatto appassionare milioni di lettori, dando grande dignità ad un format letterario avvertito dai più come un semplice svago per i bambini. Le sue opere grondano di riferimenti socio-politici, affrontati con sagacia e toni sferzanti. L’opera sul Cavaliere Oscuro ne è un esempio eclatante, ma perché credo che c’entri qualcosa con Donald Trump e i fatti di Washington?

Cavalieri a confronto

Nell’opera di Miller troviamo un Lex Luthor che controlla gli Stati Uniti d’America grazie ai media, un governo farlocco, l’aiuto di Brainiac (villain DC) e il ricatto. Controlla Superman e Wonder Woman, ha schiavizzato Flash e ha annichilito tutti gli altri difensori della Terra. Batman dovrebbe essere morto tre anni prima, ma non lo è. Anzi, sta addestrando una squadra di ragazzini per rompere le catene che opprimono gli USA.
Quando i suoi seguaci sono pronti, il vecchissimo Bruce Wayne li conduce in battaglia contro il sistema corrotto e dispotico, si scaglia contro tutto e tutti e riesce a smascherare il regime liberando i cittadini da una vera e propria “Società del controllo”.

Che è più o meno quello che sta facendo Donald Trump. Certo, non sarà Batman, ma i soldi ce li ha, i seguaci pure, un vago disturbo paranoide non pare impossibile diagnosticarglielo, quindi… Perché non mettere a ferro e fuoco Washington?

Donald Trump, l’ultimo baluardo… Ma di cosa?

Sono passati quasi due mesi dalle elezioni USA e dal primo momento il Presidente uscente Donald Trump, non si è mai arreso di fronte alla sconfitta. Si è sentito e si sente, derubato. Ha reagito e reagisce come un bambino, privato del suo giocattolino preferito. Non ha mai nascosto e non nasconde il suo dissenso verso la veridicità del voto elettorale, anzi.
Il suo ufficio stampa ha sfruttato la sostanziale vicinanza nei risultati elettorali tra il vincente e lo sconfitto, per fare leva sul malcontento di una grossa fetta della popolazione statunitense. In due mesi i sostenitori di Trump hanno avuto ciò che desideravano: complottismi, senso d’accerchiamento, catalizzatori di rabbia e odio.
Questo è un altro argomento per la tesi secondo cui la veridicità del contenuto dell’informazione mediatica, sia subordinata al desiderio del lettore: le fake news sono un falso problema, ormai, sicuramente desueto; un lettore legge ciò che vuole leggere e crede soltanto a ciò che vuole credere. Un fatto che la politica usa e sfrutta; sulle spalle e a discapito della libertà di stampa che, di riflesso, mina le fondamenta della democrazia stessa. Un po’ come fa Lex Luthor nel succitato fumetto. Ma Trump è anche più subdolo ed astuto del supercriminale della DC.

Il pericoloso gioco del Cavaliere Arancione

In questa vicenda, Donald Trump mostra un doppio volto: da un lato controlla con un sapiente utilizzo mediatico il suo elettorato e, dall’altro, invoca la libertà dei cittadini che non possono essere soggiogati dai democratici con un governo “falso”.

Nei fumetti, quelli più classici perlomeno, c’è sempre una dicotomia tra il bene e il male, tra i buoni da salvare e i cattivi da sconfiggere. Miller nella sua opera ha richiamato persino l’opera “La nascita della tragedia” del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Miller, fa vestire i panni del divino Apollo a Superman, simbolo di equilibrio e razionalità che imbriglia la spinta vitale dell’uomo. Mentre fa vestire Batman come Dionisio, colui che resiste all’impoverimento della spinta vitale tipica dell’uomo. Due archetipi contrapposti che si annullano, ma non si annientano. Donald Trump ha deciso di essere sia Apollo che Dioniso, sia razionalità che irrazionalità. Controlla gli elettori, ma li incita a scagliarsi contro i cattivi che minano la libertà dei cittadini. In sostanza, crea un male contro cui scagliarsi, nemici da abbattere per avere un suo “esercito”.

Questa strategia politica è ormai in auge nel mercato elettorale. Intacca le fondamenta democratiche e raccoglie i detriti depositandoli in una sacca sospesa tenuta in alto da filo sottile. Trump, per ovvie ragioni, prima o poi capitolerà, come tutti gli uomini. Ma il retaggio della sua politica sarà – se non lo è già – devastante per la vita democratica della società odierna.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.