Le donne “troppo uomini”

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Come vengono raccontate le donne “troppo uomini”: tra realtà, immaginario collettivo e serie tv

La dicotomia nella letteratura

Tutta la letteratura passata è intessuta da una contrapposizione cruciale, due donne diverse e inconciliabili: la donna angelo, salvifica, la Beatrice o L’aura, una sorta di Madonna sulla Terra.
Poi, nei tuguri delle letterature mondiale, c’è la femme fatale, una dark lady che acquisisce luce e importanza nel corso del tempo. Lei, passionale, tenebrosa.  
Una dicotomia di cui si è nutrita tutta la narrazione moderna, ma che giunge ad essere nociva e poco realistica.  

Cosa intendiamo per donna “forte” o “troppo uomo”?

Anche la narrazione giornalista continua a riproporre questo schema: l’ingenua ragazza che non si è resa conto del pericolo in cui è rimasta invischiata e dall’altra parte la donna primo ministro, politica, che è riuscita ricoprire ruoli tradizionalmente occupati da uomini.

Ad ogni donna forte, corrispondono in maniera direttamente proporzionale, critiche, scandali dai toni sensazionalistici.

Ed ecco qui alcuni esempi reali.
Dopo l’elezione della vicepresidentessa Kamala Harris, spunta l’intervento di un professore: “se vai a letto con l’uomo giusto”.
“Non ride mai”, è l’espressione utilizzata dagli oppositori di Greta Thunberg. Anche l’ex presidente americano Donald Trump, aveva invitato la “ragazzina” ad imparare a gestire la sua rabbia, avendo come unica difesa il carattere della Thunberg.
Chi accusa Chiara Ferragni di essere poco mamma perché sempre in giro per il mondo, lontana da suo figlio. Sembrerebbe ancora sconcertante per qualcuno essere una madre che lavora.
Hillary Clinton sbeffeggiata per non essersi limitata ad essere moglie, lei ambiva al potere.
Perché essere idealizzati come “donne forti” compromette così tanto un percorso? Perché le donne di potere sono percepite come “troppo uomini”?

Le donne forti sul grande schermo

Le donne che vivono nella nostra società, sono molto più complesse di quelle rappresentate nella letteratura.
Anche nel mondo Disney, troneggiano eroine, svestite dai panni tradizionali di principesse. In Ribelle, per esempio, viene raccontata la storia di una giovane donna e della sua relazione con il trono, il potere. O Oceania, in cui Vaiana va alla ricerca di se stessa cercando di distaccarsi dall’autorità del padre.
Discostandoci dal mondo fiabesco e catapultandoci nella realtà, il primo personaggio femminile che ci permette di entrare nella sua interiorità, di interessarci alla sua complessità, di ascoltarla e problematizzare come se fossimo in una seduta psicologica, è la cinica e tagliante Fleabag.
L’eroina dei nostri giorni o non eroina, senza un principe azzurro, ma complessamente fragile.

Sull’onda della complessità psicologica, tra le serie teen drama diventa sempre più importante visionare la rape culture per conoscere e affrontare la vita. Prima fra tutte è stata 13 Reason Why che mette in mostra le conseguenze fisiche, psicologiche e sociali della cultura dello stupro.

Joey Del Marco: fuori dallo schermo è la realtà

Ma se pensavamo che bastasse 13, nel 2020 assistiamo al debutto di Grand Army. Joey del Marco è il leitmotiv di questo articolo, è sempre tra le righe ed ora esplicita.

Joey lotta attivamente perché crede nel femminismo, combatte per smussare a suo modo, nel suo piccolo mondo, le innumerevoli disuguaglianze.
Prima promuove il Free The Nipple, poi parla con il preside della scuola, convincendolo dell’ingiustizia che c’è nel tollerare i capezzoli maschili e non quelli femminili.

GRAND ARMY (L to R) ODESSA A’ZION as JOEY DEL MARCO in episode 102 of GRAND ARMY Cr. JASPER SAVAGE/NETFLIX © 2020

Poi Joey, per la sua libertà sessuale, per l’essersi comportata da “donna troppo uomo”, viene punita dai suoi stessi compagni.
Aver baciato entrambi i suoi amici, ha dato loro il falso diritto di poter giocare come vogliono con quel corpo che non appartiene loro.

Al di là del suo femminismo criticabile, è l’esempio di come una donna che vive liberamente la sua sessualità, verrà prima o poi stigmatizzata come una poco di buono, una troppo aperta, una insomma, con atteggiamenti da uomo.
Punita da chi la abusa e da chi non crede all’accaduto.

Guardate Grand Army, perché insegna a non dare mai per scontato la consensualità.

PhotoCredits: @kamalaharris, @chiaraferragni, @gretathunberg, @netflix

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.