Philippe Daverio è morto: raccontava l’arte in papillon

È morto stanotte a Milano Philippe Daverio, era da tempo malato di cancro. Aveva 70 anni.

Stanotte, presso l’Istituto dei Tumori di Milano, è venuto a mancare lo storico d’arte Philippe Daverio.

Lo ha reso pubblico la regista e direttrice del Franco Parenti, Andree Ruth Shammah. Lascia la moglie Elena e il figlio Sebastiano.

La biografia

Nato a Mulhuose, in Francia, il 17 ottobre 1949, da padre italiano e madre alsaziana. Era il quarto di sei figli.

Dopo gli studi in collegio ha frequentato prima la Scuola Europea di Varese, e poi ha studiato economia e commercio, senza laurearsi (pur dovendo solo scrivere la tesi finale), presso la Bocconi di Milano. Egli dichiarò:

«Io non sono dottore perché non mi sono laureato, ero iscritto alla Bocconi nel 1968-1969, in quegli anni si andava all’università per studiare e non per laurearsi».

Nel 1975, aprì la galleria che portava il suo nome “Galleria Philippe Daverio”, a Milano. In seguito, aprì anche a New York la “Philippe Daverio Gallery” rivolta all’arte del XX secolo.

E’ diventato famoso per la conduzione del programma “Passepartout” per dieci anni, dal 2002 al 2012, per poi passare a Rai 5 con le trasmissioni “Il capitale” e “Emporio Daverio”.

Collaborava anche con diversi giornali, quali Corriere della Sera e Style, e differenti università italiane. Dal 2006 era docente ordinario presso l’Università degli Studi di Palermo in disegno industriale.

I messaggi di chi lo ha stimato

Shammah su Instagram ha scritto:

«Amico mio…il tuo silenzio per sempre è un urlo lancinante stamattina».

Dario Franceschini, il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, ha dichiarato, invece:

«Intellettuale di straordinaria umanità, un capace divulgatore della cultura, uno storico dell’arte sensibile e raffinato. Con sagacia e passione, ha accompagnato le italiane e gli italiani nell’affascinante scoperta delle architetture, dei paesaggi, dell’espressione creativa, degli artisti, delle fonti del nostro patrimonio culturale. Tutto questo era Philippe Daverio, un uomo di cui ho sempre apprezzato la grande intelligenza e lo spirito critico e che già manca a tutti noi».

Anche il sindaco di Milano, Giuseppe Scala, ha voluto condividere su Facebook un messaggio in ricordo dello storico d’arte:

«Con Philippe Daverio scompare uno dei grandi protagonisti della vita culturale di Milano degli ultimi decenni. Daverio è stato un innamorato di Milano cui ha sempre dato la forza della sua originalità e della sua competenza, dal Comune alla Scala fino al Museo del Duomo e a Brera. L’ho visto all’opera in tanti frangenti, non sempre ho condiviso le sue posizioni, ma mi ha sempre colpito la sua libertà di pensiero. Soprattutto Milano e l’Italia devono allo spirito internazionale e alla capacità comunicativa di Philippe la sua lotta in difesa del bello e dell’arte del nostro paese di cui fu un instancabile e geniale divulgatore. Grazie, Philippe, and “save Italy”».

Il dolce ricordo di Morgan

Un simpatico ricordo arriva da Morgan, che scrive su Instagram, scrivendo sotto una foto assieme a Daverio:

«È morto Philippe Daverio, il professore, l’uomo di lettere e di divulgazione. Poco tempo dopo Giorello se ne va un altro pilastro della cultura italiana. Con lui condividevo la passione per i papillon che lui chiamava rigorosamente cravatta, perché aveva una precisione lessicale sbalorditiva. La cravatta non è quella cosa lunga che hanno tutti, la cravatta è una cosa da annodare che ha una forma di farfalla e oggi non sa più fare nessuno perché le vendono già annodate e le chiamano farfallino. Negli ultimi tempi ci scambiavamo le cravatte, così appagavamo la nostra vanità come bambini, ma una volta fatto il nodo allora si parlava seriamente e temo che sarà dura trovare un amico di pari livello perché Philippe aveva collezionato la cultura in modo anticonvenzionale proprio come la cravatta, e si era trovato ad essere uno scrigno di etimologie e di svelamenti. Milano e l’Italia ti ricorderanno con nostalgia ed orgoglio, professore. RIP».

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.