Eco-ansia: la paura cronica del disastro ambientale. Come affrontarla?

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L’eco-ansia è una condizione, sempre più diffusa tra i giovani, che caratterizza chi avverte inconsciamente la minaccia onnipresente del disastro ambientale


Incendi, caldo torrido, grandine, estinzione di specie a rischio, disastro ambientale, siamo forse a un passo dall’autodistruzione?

Si chiama eco-ansia la nuova paura della Generazione Z: un’ansia perenne, puntuale, che non abbandona a causa dell‘incessabile pensiero che l’alimenta.

I disastri ambientali stanno provocando in molti giovani una paura cronica, con molti di loro, che si sentono sull’orlo del baratro. L’ambiente è sempre più a rischio e la colpa è senza dubbio dell’uomo. Proprio le nuove generazioni saranno chiamate, in un futuro sempre più imminente, a risolvere tale piaga.

Una responsabilità troppo grande?


Ciò che attanaglia le nuove generazioni, potrebbe essere la paura di non farcela. Di non essere in grado di far fronte alla minaccia ambientale. La paura che l’ambiente abbia già iniziato a ribellarsi e che ormai sia troppo tardi.

La cosiddetta generazione Z, che comprende i nati tra il 1995 e il 2010, è la più colpita. Ciò è ancor più pericoloso perché per molti di loro entra in scena il fattore adolescenziale. La maturità, non è ancora nella fase del suo pieno sviluppo; si tratta di una fase che getterà le basi per gli uomini e le donne del domani.

La minaccia costante provoca, in chi la vive, un senso di smarrimento, inadeguatezza, un vero disagio, che potrebbe portare a chiedersi cosa c’è di sbagliato in ognuno di noi. Si rompe un equilibrio e si vive nella paura di non farcela.

Come affrontare l’eco-ansia?

Una soluzione vera e propria per questa psicopatologia non c’è ancora. Essa non è nemmeno classificata come una psicosi vera e propria.

Ad oggi, è quasi assimilabile a tutti gli altri disturbi d’ansia, anche se naturalmente ha una diversa correlazione. Le più colpite sono le donne, e ciò dipende dal fatto che queste ultime temono che l’aria cattiva che respiriamo, possa agire contro la fertilità.

Il problema quindi è evidente, la natura non fa altro che ribellarsi all’inconscio trattamento marcio dell’uomo. Sottovalutare il problema sarebbe da vigliacchi, è necessario perciò, che ognuno possa nel suo piccolo, attuare una modifica nel proprio stile di vita. Bisogna accettare il fatto che il problema c’è e attuare un ricongiungimento spirituale con la natura.

Bisogna quindi attivarsi, ridurre l’impatto ambientale, magari preferendo l’utilizzi di mezzi elettrici, ecosostenibili.
Insomma accettare il problema, accogliere quest’ultimo come un vero disagio, agire in maniera sostenibile e trovare persone concordi al proprio pensiero.

A tutela dell’ambiente: le mobilitazioni dei giovani


Negli ultimi anni, in seguito alla campagna mediatica iniziata da Greta Thunberg davanti al parlamento inglese, sono sempre di più i giovani attivisti che manifestano contro il maltrattamento ambientale. L’intensa partecipazione, può avere l’effetto benefico di combattere il proprio disagio, sentendo l’intensa partecipazione delle masse.

Che senso hanno gli studi, se poi ciò che si impara, non viene messo in pratica?“- È ciò che dichiara uno dei tanti partecipanti.

Mi è capitato di conoscere persone che hanno avuto dei veri e propri attacchi di panico, è la sensazione di assoluta impotenza quando senti parlare di questi problemi legati al cambiamento climatico”- le parole di Miriam, giovane attivista.

Negli ultimi due anni, nonostante l’emergenza Coronavirus, la mobilitazione di certo non si è fermata, tant’è che ha avuto un progresso virtuale mediante gli hashtag #fridaysforfuture e #schoolstrikeforclimate.

Ma nelle piazze non c’è solo la generazione Z. Anche molteplici associazioni quali WWF, Legambiente, Libera, Gruppo Abele e Green Peace si stanno mobilitando per chiedere alla Ministra della Giustizia Cartabia e al Presidente del Consiglio Mario Draghi di intervenire. La loro richiesta è molto chiara: instituire accanto alla punizione di reati per mafia, terrorismo, violenza e traffico di stupefacenti anche quella per il reato ambientale per il quale, ad oggi, non scatta l’improcedibilità.

(La Repubblica)

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.