Edoardo Bennato. Andiamone fieri!

Edoardo Bennato

Considerazioni su Edoardo Bennato e la sua Isola che non c’è

Sapete chi è stato il primo italiano a ricevere il riconoscimento di cantante punk dalla stampa internazionale? Edoardo Bennato, nel 1974.

Sapete chi è stato il primo artista italiano ad avere un’affluenza di più di cinquantamila spettatori – a dire il vero superò i sessanta – in uno stadio? Bennato, nel 1980, a San Siro.

Sapete chi è stato il primo solista italiano ad esibirsi al Montreux Jazz Festival? Edoardo Bennato, nel 1976.

A queste domande, come avete visto, la risposta è sempre la stessa.

Un po’ di storia

Nato nel quartiere partenopeo di Bagnoli nel 1946, Edoardo è il maggiore di tre fratelli anch’essi musicisti, il suo primo strumento è stata la fisarmonica, imposta dalla madre, certo, ma diventata nel suo repertorio elemento fondamentale di accompagnamento alla chitarra.

Ah, son sicuro che lui la parlesia la conosce benissimo.

Il problema nasce quando, però, la tua anima è spinta verso un tipo di musica che con la fisarmonica ha poco a che fare. Soul, rock, punk, jazz, nelle sue canzoni e nelle sue armonie ritroverete tutto questo, con quel timbro di voce inconfondibile e riconoscibile tra mille. Lui è riuscito a mettere uno strumento delicato come quello in un certo tipo di contesto musicale. Geniale!

Ho parlato spesso con persone alle quali Bennato non piaceva e, se devo essere sincero, mi è sempre dispiaciuto perché velatamente ci ho sempre visto della prevenzione nei suoi confronti, come fosse un cantante di serie B. No, non è assolutamente così. Bennato è un vero è proprio artista.

Il Gate è chiuso, il volo sta partendo, allacciate le cinture.

A cosa serve la guerra

Uno scrittore magistrale che spesso è andato giù duro contro i poteri ingiusti, mischiando nelle sue canzoni attacchi nascosti in strofe criptiche ma che, se capite, colpiscono e fanno male, a critiche dirette senza troppi giri di parole. Piccolo esempio, “A cosa serve la guerra”.

A cosa serve la guerra

Diciamo la verità

Serve soltanto a vincer la gara

Dell’inutilità.

Brano del 2003 che dopo ventuno anni risulta, purtroppo, ancora attualissimo.

Sapeva fin troppo bene che il male non si sarebbe estirpato con una canzone ma, come aggiunge qualche strofa dopo:

La storia non cambierà

Ma è sempre meglio cantarla ogni tanto

Questa canzone che fa

A cosa serve la guerra.

Un pezzo che dovrebbe essere monito per le future generazioni di tutto il mondo. In molti ne hanno scritto ma ci permettete un po’ di sano patriottismo napoletano?

L’isola che non c’è

Cambiamo totalmente strada, tanto l’aereo è oramai partito, andando a vedere quella che è una delle canzoni che più mi ha visto davanti a chiavi di lettura diverse. Titolo? “L’isola che non c’è”.

Quella chitarra iniziale accarezzata è poesia e la sua voce, leggermente acuta, potrebbe stonare con la dolcezza della melodia prodotta dalle sue dita. No, di nuovo. Tutto perfetto così com’è.

La canzone va presa in toto ed ascoltata, capita e fatta propria.

Sono sempre stato un sognatore, fin da bambino. Una chiave di lettura che spesso ho sentito è quella del conservare un Peter Pan, che è cosa buona e giusta. Crescere, diventare adulti ed assumersi le responsabilità delle proprie parole e dei propri gesti continuando ad alimentare, però, quel bambino che è in noi.

Ecco, la cosa mi trova perfettamente d’accordo, sono orgoglioso del mio Peter Pan che riesce a salvarmi quando ce n’è bisogno ma penso che la canzone vada oltre. “L’isola che non c’è” non potrebbe essere un inno a migliorare la nostra città? Vi spiego. Il soggetto della canzone, nel mio modo di vedere la cosa, non è l’Io, bensì l’isola stessa. Cercarla o, forse meglio dire, crearla. Certo, lui dà delle indicazioni diciamo astrali, astratte, metaforiche all’inizio della canzone:

Seconda stella a destra

Questo è il cammino

E poi dritto fino al mattino

Poi la strada la trovi da te.

Ma alla fine aggiunge una cosa importante:

Se ci credi ti basta, perché

Poi la strada la trovi da te

Ed allora perché non proviamo a fare una cosa? Lasciamo la rotta che il buon Edoardo ci ha indicato e restiamo dove siamo, a Napoli. Crediamoci, proviamo a crearla un’Isola che non c’è, concreta e non soltanto spirituale, interna, nostra e singolare. Sapete, siamo molto più avanti di quello che in realtà si creda, basterebbe davvero poco, che in realtà è tanto, ma crediamoci…

Chiuderò con una parte di questa stessa canzone:

Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle

Forse è ancora più pazzo di te.

L’aereo del volo pindarico è atterrato. Spero sia stato un buon viaggio.

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