Effetto Hawthorne: il nostro atteggiamento cambia quando siamo osservati

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Cosa si intende quando si parla dell’effetto Hawthorne?

L’effetto Hawthorne, è il tentativo di variare un comportamento temporaneamente per effetto della presenza di osservatori.
Nel 1927, alcuni sociologi condussero una ricerca su un gruppo di lavoratori dello stabilimento della Western Electric Company di Hawthorne, Chicago.
Lo scopo dell’esperimento era misurare la produttività dei lavoratori.
Fu selezionato un gruppo di operaie e furono apportati una serie di cambiamenti come l’illuminazione dei locali, la lunghezza e la frequenza delle pause di riposo e della pausa pranzo. Il risultato fu inaspettato: in seguito a qualsiasi variazione attuata la produzione delle operaie cresceva.

I ricercatori scoprirono che le operaie prescelte per l’esperimento, avevano formato un gruppo grazie al quale si erano conosciute meglio tra loro e avevano unito le forze per soddisfare le aspettative dei ricercatori.
Tramite la ricerca si capì che il fatto stesso di studiare un determinato gruppo, ne influenza il comportamento. Da ciò nasce la definizione dell’effetto Hawthorne.

Ancora oggi l’effetto Hawthorne si verifica ripetutamente, ma non solo nell’ambito della ricerca

Non serve far parte di una ricerca sociale per assumere un atteggiamento diverso, a volte l’effetto Hawthorne si impadronisce di noi sin dal primo passo fuori casa. Soddisfare le aspettative altrui è un pensiero che ossessiona la mente di molte persone. Essere se stessi in alcuni casi costituisce un’enorme difficoltà, talmente spaventosa che finisce per distruggere la nostra vera identità.

Il modello drammaturgico

Il sociologo Erving Goffman sviluppò la teoria del modello drammaturgico:

“Le interazioni sociali sono una sorta di rappresentazioni teatrali in cui le persone sono attori che si adoperano per creare negli altri determinate impressioni.”

Questa definizione delinea un fenomeno fin troppo ricorrente.
Ogni volta che parliamo con qualcuno, ci sentiamo al centro di un palco, con i riflettori puntati contro e con la pressione addosso di dover soddisfare l’aspettativa che il pubblico ha su di noi.

Quali sono i fattori che influiscono sul nostro comportamento?

Socializzare d’estate, risulta quasi per tutti più semplice che in un’altra stagione. Questo è dovuto alla serenità mentale regalata da un contesto vacanziero che ci allontana dalla vita quotidiana oberata di lavoro, responsabilità e ritmi frenetici. Ancora, andare a una festa con un nostro amico ci mette a nostro agio, ci evita l’imbarazzo di stare soli.
Così come frequentare spesso lo stesso luogo ci fa sentire “a casa” ed avere una comitiva con cui uscire ci fa sentire protetti, ci consente di essere noi stessi e ci risparmia la messa in scena di un’atteggiamento che non ci appartiene.

Effetti sociali: le etichette che feriscono

Se dici o fai qualcosa di insolito, la società impiegherà ben poco ad etichettarti come “strano”. Ognuno di noi tende ad etichettare qualcuno, spesso senza nemmeno averlo conosciuto, affidandosi esclusivamente a una prima impressione. Giudichiamo le persone in base a come sono vestite, all’acconciatura, in base a quanti followers hanno su Instagram e alle foto che pubblicano.

Basterebbe rendersi conto della pericolosità delle etichette, immedesimarsi in quelle persone che da sempre sono definite “strane” o “sfigate” per smetterla di ferirle e addossargli il peso di parole che una volta cucite addosso sono difficili da dimenticare.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.