La sistematica sparizione in Egitto degli attivisti per i diritti umani

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L’Egitto e i diritti umani: quando una dittatura ammutolisce la voce del popolo

In Egitto molti attivisti combattono per i diritti umani, per quelli delle donne, per il diritto allo sciopero e per le comunità LGBT; avvocati, giornalisti, oppositori politici e dissidenti politici si uniscono contro un regime che reprime ogni forma di dissenso e disobbedienza.

Categorie che spingono e che lavorano per un’inclusione sociale in nome della democrazia: libertà di pensiero e rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.

Contrari a torture, dittature e barbarie medioevali che quotidianamente avvengono nel territorio. L’Egitto che sistematicamente reprime e imprigiona coloro che cercano uguaglianza. La paradossale situazione del 2020.

La paradossale situazione del 2020

85 e 84 anni dopo i processi di Norimberga – dove per la prima volta si parlò dei diritti inalienabili dell’uomo – tornano in voga doti che in società civili si reputano ormai consolidate, ma che evidentemente in molte parti del mondo non è così.

Non è così laddove il potere di un uomo sovrasta la razionalità e la cooperazione in nome di un potere che prima o poi lo assorbirà e diverrà più grande di colui che lo esercita. Laddove “terrore” è la parola d’ordine.

È così da sempre. Il mito della spada di Damocle ce lo insegna; anche coloro responsabili (e mandanti) di milioni di morti ebbero una mano tremolante nei momenti di difficoltà. Perché quanto più ci si spinge oltre il limite, diventa sempre più complesso arrestare il proprio cammino, invertire la propria rotta.

È così per Al-Sisi, presidente dell’Egitto. Mandante dell’arresto, delle torture e dell’atroce morte di Giulio Regeni. Mandante dell’arresto e delle torture di Patrick Zaki, dal febbraio scorso continuamente rinviato a processo senza alcuna data ed una situazione fisica e mentale – raccontata nelle lettere indirizzate alla famiglia – che continua sempre più a deteriorare.

È così per migliaia di attivisti, egiziani e non, che dall’8 Giugno 2014 (data di inizio del mandato di Al-Sisi), non hanno alcun diritto se non quello di obbedire ed essere zittiti da un megalomane dispotico.

Accusati di terrorismo e propaganda politica contro il regime, i “colpevoli” non hanno fatto altro che raccontare di realtà che esistono (e persistono) in Medio Oriente. Verità che, evidentemente, fanno storcere il naso a colui che ne è responsabile. E l’Europa ha deciso – finalmente – di dire basta.
O almeno di muoversi in funzione di un cambiamento.

Il Parlamento Europeo chiede una risoluzione per i diritti umani in Egitto

Attraverso un documento, datato 16 Dicembre 2020 e votato dal Parlamento Europeo, viene chiesta una proposta di risoluzione comune rispetto al deterioramento dei diritti umani in Egitto. Risoluzione a cui i deputati italiani hanno votato a favore in maniera compatta e con un’ampia maggioranza nel complesso (434 a favore, 49 contrari e 202 astenuti).

Cresce un fronte all’interno del PE per i diritti umani, a difesa non solo dei singoli individui, ma anche di una credibilità comunitaria. Regeni, Zaki e le migliaia di persone arrestate non sono solo cittadini italiani, inglesi, tedeschi, (e, date le ultime circostanze, evidentemente nessun francese) […]; ma sono anche cittadini europei. E l’Europa non può star più a guardare.

Non può permettersi di accettare che il Presidente di una delle nazioni più influenti, la Francia (primo fornitore di armi per l’Egitto), consegni ad Al-Sisi la Legion d’Onore (la più alta onorificenza nazionale) in favore di una “Politica strategica“, quando si hanno sulla coscienza verità ingiustificabili. Ironicamente – ma purtroppo di ironico c’è ben poco – l’onorificenza viene consegnata per meriti straordinari nella vita militare e civile. Chissà cosa avrà pensato il presidente Macron quel giorno.

L’Europa si muove compatta

L’azione collettiva e compatta della comunità europea è volta a sollecitare un Egitto restìo alla cooperazione e che più volte ha cercato di insabbiare indagini e scaricare colpe a gruppi minoritari. Tra i tanti casi, quello dell’accusa ai Fratelli Musulmani (il principale partito di opposizione egiziano) per la morte di Regeni nel 2016.

“Le autorità egiziane hanno costantemente ostacolato i progressi nelle indagini e nella ricerca della verità sul rapimento, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni si legge nel documento presentato al PE.

Qualcosa sta cambiando?

Qualcosa sta cambiando. L’Europa si mobilita per togliersi quelle fette di prosciutto dagli occhi che per tanti anni ha avuto, per avere al proprio fianco un “alleato” instabile al proprio fianco. Un paese che di “alleato” ha poco, ma molto di “instabile” e che alla luce dei fatti non vale la pena sostenere.

La vendita di armamenti, flussi di commercio e relazioni diplomatiche fittizie non valgono quanto la dignità umana. L’Europa lo sta capendo e forse prossimamente cambierà qualcosa.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.