Emanuela Orlandi, un caso ancora aperto…

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Mr. O ricostruisce, passo dopo passo, la scomparsa della cittadina vaticana Emanuela Orlandi

4° Capitolo

Emanuela Orlandi un caso ancora aperto; sappiamo che il più grande dei peccati era stato commesso: una ragazza ingenua ed indifesa era stata strappata, in modo vile e crudele, ai suoi affetti più cari.
Emanuela mancava da 36 ore.

Pietro decise di estendere il raggio delle ricerche. Telefonò agli amici motorizzati e si mise d’accordo per incontrarsi all’inizio di viale Cristoforo Colombo, la strada veloce e diretta che porta ad Ostia, il mare dei romani.

Erano cinque i volontari. Percorsero più volte il lungomare di Ostia , si inoltrarono nelle strade interne, chiesero nei bar e nelle pizzerie al taglio, perlustrarono gli spiazzi dell’Idroscalo, setacciarono la pineta di Castel Fusano. Gli amici andarono fino alle dune di sabbia verso Torvajanica, dove nell’aprile del 1953 era stato ritrovato il corpo di Wilma Montesi, intrigo noir del dopoguerra, sul quale i rotocalchi si erano fiondati con avido cinismo.

Faceva un caldo soffocante, i parcheggi erano pieni. Pietro decise di andare a cercare Emanuela nella spiaggia di fronte al capolinea del trenino Roma – Lido, dove era stata nei giorni precedenti con le amiche. Più tardi si ritrovarono tutti alla rotatoria davanti al Kursaal, lo stabilimento simbolo di Ostia. Non dissero una parola, non ce ne fu bisogno. Delusi e demoralizzati, tornarono a Roma.

Quel giorno lo spazio maggiore, sulle prime pagine dei quotidiani, era ancora dedicato al viaggio in Polonia di Giovanni Paolo II, ai suoi incontri con il presidente dittatore Jaruzelski e con il sindacalista amico Lech Walesa.

Missione riuscita” titolava il Corriere della Sera. “Il Papa è tornato vincitore”. Era una missione impossibile…In una Polonia divisa e prostrata è riuscito a parlare a nome dell’intera comunità cattolica mondiale”.
L’editorialista accennava ai possibili contraccolpi di una politica estera così marcatamente schierata in funzione anti comunista e anticipatrice dello sfaldamento del blocco dell’Est.  

Papa Wojtyla vola in Polonia, Emanuela scompare.        
Un caso? Non lo so. Dubbi? Certo!

Che Mosca non gradisse la politica pro Solidarnosc del nuovo pontefice era cosa nota, ma anche all’interno della Santa Sede le ostilità erano tutt’altro che latenti.

Emanuela Orlandi un caso ancora aperto; ma torniamo alle ricerche degli Orlandi

Pietro non riusciva a stare fermo. Decise, allora, di rifare il giro che Emanuela era solita fare fino a Sant’Apollinare, stavolta a piedi, mostrando a tutti una sua fotografia e siccome Emanuela era sta vista l’ultima volta alla fermata dell’autobus in corso Rinascimento vicino al Senato, i familiari, come ha sempre raccontato papà Ercole, si presentarono al corpo di guardia per sapere se qualcuno avesse visto qualcosa: “Così siamo venuti a sapere, noi , non la polizia, che un poliziotto e un vigile urbano in servizio davanti al Senato probabilmente avevano visto Emanuela”.  

Testimoni poco attendibili e salta fuori la storia della BMW

L’appuntato di Polizia Bruno Bosco e il vigile urbano Alfredo Sambuco riferiscono ad Ercole Orlandi, di aver notato, il giorno prima, attorno alle cinque di pomeriggio, vicino alla fermata dell’autobus n.70 in corso Rinascimento, una ragazza bruna dai capelli lunghi.

Era accanto ad una BMW di colore verde metallizzato, e un uomo tra i 35 o 36 anni, ben vestito, alto circa un metro e 75 o forse qualcosa di più, viso allungato, di corporatura snella, leggermente stempiato, le mostrava dei cosmetici che tirava fuori da una borsa dell’AVON.

Poiché l’auto era in divieto di sosta, il vigile si era avvicinato all’uomo per farglielo notare ed invitarlo ad andare via, cosa che, gli venne assicurato, sarebbe stata fatta subito. Sempre secondo Sambuco, l’uomo andò via e Emanuela proseguì a piedi.

Torneremo a parlare dei due testimoni in seguito. Nel frattempo il secondo giorno stava per passare, anch’esso invano. In quelle ore a casa Orlandi si formò una specie di comitato di emergenza. La zia paterna, Lucia con il marito Mario Meneguzzi si trasferirono in via Sant’Egidio con la figlia Monica. Si decise che lo zio Mario sarebbe stato il portavoce della famiglia. Papà Ercole era troppo provato.      

Poco prima della mezzanotte, al piantone in servizio alla Gendarmeria di Posta Sant’Anna si presentano due persone a bordo di una A112 chiedendo della famiglia Orlandi.

Così entra in scena Giulio Gangi, il giovane agente del SISDE conosciuto in villeggiatura, a Torano, in quanto conoscente dei Meneguzzi, e in particolare di Monica, che in futuro, per qualche giornale, diventerà la sua amante segreta.
Una delle tante invenzioni di questa storia.

Gangi, in ogni caso, si presentò come amico: “Ho visto un fax in ufficio con il nome di Emanuela e sono venuto ad aiutarvi. Anche perché ho una pista, la tratta delle bianche”.

Ritorna l’infallibile memoria di Pietro.
A Roma se ne parlava da giorni. Una ragazza era stata imprigionata e trovata nella botola di un negozio vicino al Corso. Emanuela era bianca, giovane e carina. Come escludere che fosse stata rapita?

Anomala investigazione: a titolo personale

I servizi segreti erano stati informati, come confermò esplicitamente Gangi parlando del fax letto nella sede del SISDE, però ai piani alti tutto taceva.
Anche il Papa sapeva, ma Ercole Orlandi non era stato convocato da nessuna autorità…….

Manca sempre qualcosa…….continua

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.