Emily Bronte: la scrittrice che si firmava con lo pseudonimo maschile di “Ellis Bell”

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Emily Bronte fu una delle scrittrici di epoca vittoriana a pubblicare le proprie opere con uno pseudonimo maschile. Perché?

Il 30 luglio 1818, nacque Emily Bronte, una scrittrice e poetessa inglese, divenuta famosa con un solo romanzo, “Cime Tempestose“, considerato uno dei classici della letteratura inglese del XIX secolo.

Emily Bronte pubblicò questo romanzo utilizzando uno pseudonimo maschile: Ellis Bell. E non fu di certo la sola: molte infatti furono le scrittrici del passato, e soprattutto di epoca vittoriana, ad utilizzare questo escamotage. Perché?

Età vittoriana: esplosione di “penne rose” nascoste dietro pseudonimi maschili

La storia della letteratura è piena di personaggi che hanno nascosto la propria identità per poter scrivere in maniera libera e sicura allo stesso tempo. Ciò è accaduto soprattutto durante l’epoca vittoriana che ha visto molte scrittrici firmarsi con un nome maschile, per ottenere credibilità e rispetto del proprio talento.

Infatti, tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo alle donne sembrava quasi fosse vietato coltivare un talento artistico. Era loro impedito entrare nella vita attiva del proprio paese e avere una propria cultura, poiché dovevano solo badare alla famiglia.

Nonostante ciò, con l’epoca vittoriana si assistette ad un’autentica esplosione di penne “rosa” ma le scrittrici raramente pubblicarono le opere con il proprio nome. Ad esempi Jane Austen pubblicò per la prima volta nel 1811 “Sense and sensibility” con lo pseudonimo “A Lady”; Mary Shelley, autrice del romanzo Frankenstein, dovette firmarsi con nome del marito Percy B. Shelly.

Anche le sorelle Bronte (Charlotte, Anna e Emily), per timore che le loro opere fallissero per i pregiudizi di allora nei confronti delle donne, decisero di utilizzare tre pseudonimi maschili: rispettivamente Currer Bell, Action Bell e Ellis Bell. Si trasformarono così in tre fratelli scrittori.

Cime Tempestose

“Cime Tempestose”, l’unico romanzo scritto da Emily Bronte, è ormai considerato un classico.

Quando fu pubblicato per la prima volta (nel 1847) i critici e la stampa lo stroncarono perché lo trovarono “volgare” e “violento”, ma almeno se ne parlò e non passò inosservato, forse proprio perché firmato con un nome maschile. Oggi è uno dei romanzi più letti, più amati e più citati dell’intera letteratura mondiale. Un’opera unica che ha sfidato i valori sociali e morali dell’epoca vittoriana con personaggi e riflessioni avanti di decenni sui romanzi del tempo.

Solo successivamente apparve il vero nome dell’autrice, grazie ad una seconda edizione postuma, curata da sua sorella Charlotte nel 1850.
Senza utilizzare uno pseudonimo maschile, il romanzo di Emily Bronte, avrebbe avuto da subito lo stesso impatto? o sarebbe passato inosservato non per mancanza di talento, ma per assenza di considerazione di genere?

Di certo, non dare più o meno credito a uno scrittore in base al proprio sesso o alle proprie origini è un problema che purtroppo si riscontra ancora oggi e che porta continuamente molti autori e autrici ad utilizzare stratagemmi per poter pubblicare in maniera libera i propri pensieri .

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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