Endometriosi: l’intervista a Valeria Valentino

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L’Endometriosi è una patologia fin troppo sottovalutata per essere ancora ignorata. Ne abbiamo parlato con la ginecologa specialista Valeria Valentino

Dottoressa, ci parli di lei?

Sono un medico specializzato in Ginecologia e Ostetricia, mi occupo di procreazione medicalmente assistita, aiuto le coppie a coronare il loro grande sogno di diventare genitori e le donne ad ascoltare e conoscere il proprio apparato sessuale.

La mia carriera è iniziata con il percorso universitario in Medicina e Chirurgia presso l’università di Pisa. Dopo la laurea conseguita nel 2001, ho frequentato la scuola di specializzazione in Ginecologia ed Ostetricia con indirizzo Fisiopatologia della Riproduzione. Un percorso che mi ha particolarmente formato ed ispirato, concluso nel 2007 con 110/110 cum laude. La Fisiopatologia della Riproduzione diventa il centro dei miei studi e ricerche e decido di fare un Dottorato ed un Master in Sessuologia Clinica.

Nel corso della mia carriera ho dedicato gran parte del mio tempo alla scrittura, una mia grande passione, collaborando con importanti case editrici e riviste scientifiche. Oggi più di 30 gli articoli sono pubblicati sulla riproduzione assistita e la sessuologia.

Gestisco una community di 28 mila followers su Instagram, con la quale mi diletto a condividere consigli ed informazioni utili. Ho sempre amato aiutare gli altri!

Dal 2010 lavoro presso l’ASL Nordovest Toscana, in qualità di dirigente medico e svolgo la mia attività professionale individuale presso il mio ambulatorio.

Che cos’è l’endometriosi?

L’endometriosi può essere definita come una patologia cronica benigna ad andamento aggressivo degli organi genitali femminili e del peritoneo pelvico, causata dalla presenza anomala, in questi organi, di cellule endometriali che, in condizioni normali, si trovano solo all’interno della mucosa endometriale. Nell’endometriosi, quindi, il tessuto endometriale va a posizionarsi in sedi diverse da quella fisiologica. È una patologia purtroppo troppo frequente nelle donne in età fertile, ma non solo, infatti puo’ colpire donne in menopausa e anche uomini in una minima percentuale dei casi. Si calcola che possa interessare il 10-20% delle donne in età fertile, colpisce infatti prevalentemente donne tra i 25 e i 35 anni ed è rara nell’età pre-puberale e post-menopausale.

Dopo quanto tempo e in seguito a cosa si riceve una diagnosi?

Benché nel nostro paese siano affette da endometriosi tre milioni di donne circa, la diagnosi è nel 30-40% dei casi accidentale e avviene durante controlli ginecologici di routine o controlli specialistici eseguiti per altre patologie.

L’endometriosi è infatti una patologia spesso asintomatica. Quando sintomatica, si manifesta generalmente con dolore pelvico, soprattutto in fase peri-mestruale, mestruazioni dolorose (dismenorrea), dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia). La sintomatologia dolorosa può inoltre essere riferita alla defecazione (discheczia)
È quindi proprio il dolore il primo campanello d’allarme dell’endometriosi. Le donne che iniziano ad accusare una intensa sintomatologia dolorosa nei giorni del ciclo (sintomi che a volte, non si risolvono neppure con antidolorifici e/o antispastici) o che osservino di avere dolore durante i rapporti sessuali, dovrebbero sempre fare riferimento allo specialista se la sintomatologia dolorosa persiste per più di 3-6 mesi.

Ricevere una diagnosi di endometriosi molte volte risulta più problematico del previsto. Si stima infatti che di media ci vogliono tra i sette e gli otto anni.

Perché la diagnosi tende a tardare?

La diagnosi purtroppo tende a tardare perchè la donna tende per influenze sociali a sottovalutare il sintomo “dolore”, quante donne si sono sentite dire “non preoccuparti questo dolore passera’ dopo che hai partorito”, oppure “è normale avere dolore”.

Io vorrei sottolineare che il DOLORE NON È MAI UN SINTOMO DA SOTTOVALUTARE, MA SOPRATTUTTO IL DOLORE NON È NORMALE.

Purtroppo anche noi ginecologi a volte tendiamo a ignorare i campanelli di allarme che la donna ci evidenzia, anche perchè la diagnosi tramite valutazione ginecologica o strumentale non è rapida, in quanto i primi focolai di endometriosi spesso non sono facilmente rilevabili e l’unico segnale che danno è il dolore tramite l’irritazione peritoneale.

Quando si ricorre alla chirurgia?

Il ricorso alla chirurgia deve essere valutato sempre molto attentamente e le indicazioni oggi sono quelle di sottoporre a intervento chirurgico solo quei casi in cui non ci sono alternative.
La chirurgia può portare a degli effetti collaterali che possono portare alla diminuzione del potenziale riproduttivo della donna per una riduzione della sua riserva ovarica. Infatti, durante l’asportazione del tessuto endometriosico, spesso si danneggiano anche i tessuti sani, diminuendo per esempio, il numero degli ovociti presenti nell’ovaio operato o creando alterazioni nella vascolarizzazione d’organo con conseguente diminuzione della sua funzione.

La tecnica chirurgica considerata il gold standard per l’endometriosi è la laparoscopia, che deve essere sempre però eseguita da chirurghi esperti, che abbiano a cuore la salute riproduttiva della donna e che utilizzino modalità chirurgiche corrette (per esempio l’asportazione di una cisti ovarica mediante l’identificazione del suo piano di clivaggio e il successivo stripping, ossia l’asportazione della sola capsula della cisti – nonché l’utilizzazione di tecniche di controllo dell’emostasi, ossia dei sanguinamenti, non troppo pesanti), per le ragioni suddette di preservazione della fertilità di quella donna.

È sempre necessaria? O si può aiutare la donna a livello farmacologico?

Per curare l’endometriosi si possono adottare diversi trattamenti in base allo stadio e alla sintomatologia della malattia, andando dal semplice controllo clinico, all’utilizzo di terapie farmacologiche, sino al trattamento chirurgico.
Se la patologia è ancora in fase iniziale e la paziente è asintomatica e/o presenta piccoli endometriomi a carico delle ovaie e/o impianti peritoneali non rilevanti, viene spesso privilegiata una condotta di controllo e attesa.

In caso, invece, di una sintomatologia manifesta, con dolore durante il ciclo mestruale, è possibile sottoporsi a una terapia farmacologica, utile anche a limitare il rischio di recidiva in pazienti che hanno già sostenuto la chirurgia. Si tratta di terapie che non risolvono la malattia, ma tengono sotto controllo i sintomi, garantendo un miglioramento della qualità della vita di chi ne è affetta. Abitualmente vengono utilizzati farmaci a base di progesterone o le associazioni estro progestiniche. Questi farmaci possono essere utilizzati per un tempo molto lungo ed eliminano la sintomatologia dolorosa.

Che problemi causa l’endometriosi? È vero che chi ne è affetto non può avere figli?

Dalla presenza di endometriosi possono derivare due importanti complicanze, una decisamente più comune dell’altra: la sterilità– che è la complicanza più frequente – e la degenerazione maligna dell’endometrio ectopico, che è ovviamente la complicanza più insolita.
Secondo alcuni testi di medicina, rientrerebbero tra le complicanze anche le aderenze tra gli organi pelvici (sindrome aderenziale pelvica).

L’infertilita’ associata all’endometriosi è una complicanza concreta e diffusa che, in base a quanto riportano gli esperti, riguarda circa il 30-40% delle pazienti con endometriosi di gravità media o severa, come vedete non tutte le donne.
Il fenomeno della sterilità da endometriosi è presente, in genere, quando l’endometrio ectopico altera i rapporti anatomici tra ovaio e tube di Falloppio o danneggia l’ovaio: queste due circostanze rappresentano un impedimento meccanico al concepimento.
È bene precisare, però, che esistono casi di sterilità da endometriosi in cui l’alterazione anatomica della pelvi indotta dall’endometrio ectopico non è particolarmente profonda. In tali frangenti, i medici pensano che, a pregiudicare la fertilità, sia la creazione a livello pelvico di un ambiente ostile al concepimento, un’infiammazione cronica che altera la qualita’ ovocitaria e anche la possibilità di fertilizzazione dell’ovocita o l’eventuale impianto dell’embrione.

Solo il 3-8% delle pazienti affette da endometriosi hanno il rischio di degenerazione maligna dell’endometrio ectopico, questa evenienza ha luogo soprattutto quando l’endometriosi riguarda le ovaie (in tali frangenti, il tumore maligno che ne deriva è chiamato carcinoma endometrioide dell’ovaio).

Perché non se ne parla abbastanza?

Io credo che in questi ultimi anni le nuove generazioni di donne sono più sensibili al loro stato di benessere, non fosse altro per l’efficienza costante che la società richiede. Pertanto grazie all’attenzione sulla propria performance quotidiana e alla divulgazione costante anche dell’Istituto Superiore di Sanità nelle scuole, si sta iniziando a porre sempre più attenzione ad una patologia davvero invalidante su molti fronti.

Cosa ne pensa della manifestazione tenutasi a Piazza dell’Esquilino?

Come ha detto Giorgia Soleri, purtroppo il dolore spesso non viene creduto, io spero che questo costante martellamento anche da parte di influencer sui veri problemi che colpiscono le giovani donne, possa aiutare a porre diagnosi sempre più precoci e a far sì che meno donne possibili vivano anni della loro vita nel buio e nel non sentirsi ascoltate. Ricordate sempre che il dolore non è nella vostra testa, se il dolore lo percepite una causa c’è. Brava Giorgia e anche molto brava Vania Mento che sostiene quotidianamente una community di donne che combattono per l’informazione sull’endometriosi e il sostegno sociale.

Cosa bisogna fare per sensibilizzare?

Informare, Divulgare, ma soprattutto Ascoltare, dico ai miei colleghi, anche se siamo stanchi è stata una giornata pesante in ambulatorio o in sala operatoria o parto, non dobbiamo mai ignorare la richiesta di aiuto di una donna, di una coppia. Nessuno ha piacere a dire di avere dolore, per cui ascoltiamo quel grido di aiuto, ma soprattutto divulghiamo il più possibile in modo che nessuna si senta non ascoltata.