Eracle contro il Leone di Nemea: la 1° fatica

Eracle contro il Leone di Nemea

Secondo una consolidata tradizione la prima fatica di Eracle è strettamente legata alla Campania

Ercole (nome romano del semidio greco) fu costretto a svolgere le 12 Fatiche per aver ucciso, in un momento di follia, alcuni dei figli avuti dalle 50 figlie di Tespio. Secondo alcuni questa progenie, i Tespiadi, sarebbero stati procreati in una sola notte, secondo altri, invece, Tespio avrebbe concesso ad Eracle una figlia per notte. L’obiettivo era quello di generare figli forti come il grande figlio di Zeus: i Tespiadi furono inviati, in seguito, a colonizzare la Sardegna

Era, la moglie gelosa di Giove, era da sempre la nemica di Ercole, tanto da provocare in lui la pazzia che lo avrebbe condotto ad uccidere alcuni dei figli. 

Euristeo e l’imposizione delle 12 Fatiche

Un simile gesto, seppur provocato da una divinità, era troppo grave per passare impunito. L’Oracolo di Delfi fu consultato da Eracle per conoscere la decisione degli dei su quale punizione dovesse scontare. 

Avrebbe dovuto servire suo cugino Euristeo, re di Tirinto, per dodici anni e svolgere nel frattempo 10 Fatiche che divennero nel tempo 12 (come vedremo nei prossimi articoli). 

Una scelta che fece infuriare il semidio perché Euristeo era diventato re al posto di Ercole (Era aveva fatto nascere prima quest’ultimo per sottrarre lo scettro all’odiato frutto dell’infedeltà coniugale del marito). 

Eracle e il Leone di Nemea

L’ottuso cugino decise subito di mettere alla prova la forza e il coraggio di Eracle chiedendogli di trovare ed eliminare il temuto Leone di Nemea, un mostro che stava devastando interi villaggi. Il leone in questione era fratello, secondo il poeta Esiodo, nientemeno che della Sfinge, il mostro sconfitto da Edipo, e figlio di Chimera e Ortro.

Il felino era sacro ad Era, che si era anche occupato di crescerlo: il Leone Nemeo aveva la pelliccia che non poteva essere scalfita dal bronzo, ferro, legno o pietra. Solo la forza bruta poteva avere ragione del mostro.  

Un momento della lotta
Un momento della lotta

La fiera viveva in una grotta con due uscite: Ercole, che non era stupido, blocco uno dei due ingressi e costrinse il mostro ad entrare nell’antro. Dopo avergli scagliato diverse frecce ed aver quasi rotto la sua clava, Eracle affrontò il felino a mani nude: dopo un terribile scontro, il semidio risultò vincitore. 

Una nuova costellazione

Risultato il vincitore, Ercole trasportò il corpo senza vita dell’enorme felino a Tirinto, come prova della sua vittoria. Euristeo, terrorizzato come tutti i buoni cittadini del suo popolo, ordinò al semidio di non portare mai più i suoi trofei all’interno della città. 

Visto che la pelle del leone era una sorta di vera e propria corazza, Eracle decise di utilizzare la pelliccia come un’armatura: per riuscire a scuoiare l’animale, il figlio di Zeus fu aiutato da Atena che gli consigliò di utilizzare, come coltellaccio, uno degli artigli del letale mostro.
Da allora, Ercole non si separò mai più dalla pelliccia. Zeus, per non dimenticare il coraggio della fiera, decise di porre il Leone di Nemea tra le costellazioni. Così nacque la costellazione del Leone.  

Il mostro viveva in Campania?

Secondo un’antica tradizione, lo scontro tra il Leone di Nemea ed Ercole non sarebbe avvenuto in Grecia, ma in Campania, a Caudium, la più importante città dei Sanniti Caudini. Montesarchio, in Provincia di Benevento, è la cittadina che ha preso il posto di Caudium.  

Un luogo, quindi, parte integrante di quella Magna Grecia fortemente legata alla mitologia greca (basti pensare al viaggio di ritorno di Ulisse).  La prima Fatica sarebbe quindi collocabile geograficamente in una delle grotte del Taburno, massiccio dell’Appennino.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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