Erasmus: prepara le valigie e parti subito

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L’Erasmus nasce nel 1987 come un programma condiviso tra Paesi per concedere l’occasione agli studenti universitari di fare un’esperienza di studio all’estero

Dal suo anno di fondazione ad oggi, ben oltre mezzo milioni di studenti italiani sono partiti in Erasmus per studiare nelle più svariate università d’Europa.

Purtroppo, per quanto questa esperienza possa arricchire gli studenti sia dal punto di vista professionale che personale, molti di essi scelgono di non parteciparvi.

La paura di uscire dalla propria comfort zone

Le incertezze e i dubbi che impediscono agli studenti di partire per questa esperienza straordinaria, possono essere riassunti nella paura di uscire dalla propria zona di comfort.

La nostra casa, i nostri amici, familiari, partner o i luoghi che frequentiamo quotidianamente rappresentano quel cerchio d’azione all’interno del quale ci sentiamo forti, sicuri, a nostro agio, sostenuti e coccolati nei momenti di sconforto. “Cosa accadrebbe se partissi?”, “Ci possono essere tanti pericoli in agguato!”, “Non conosco la lingua”, “Non conosco nessuno in quel posto”, “Non potrei contare su nessuno!”.

Il timore dell’ignoto

L’ignoto da sempre spaventa gli esseri umani. Ed è a causa di questa paura dello sconosciuto che molti studenti rinunciano all’occasione di partire. Tuttavia, se solo prevalessero gli aspetti positivi dell’Erasmus come il fascino del viaggio, la scoperta di una nuova cultura, il senso di libertà ed indipendenza e la possibilità di contare solo sulle proprie capacità; sono convinta che il numero di studenti pronti a partire triplicherebbe.

Sfide e momenti preziosi in Erasmus

Non sto dicendo che vivere all’estero non implichi difficoltà, momenti di solitudine, sconforto ed incidenti di percorso. All’inizio vi sentirete disorientati come un uccellino caduto dal suo nido di appartenenza.

Avvertirete la mancanza della vostra famiglia soprattutto quando, al termine di una brutta giornata, sarete su un letto nuovo, privo di quel calore e profumo di casa.

Dovrete imparare a cucinare, lavare i piatti, stirare e fare il bucato, consapevoli di poter rovinare la vostra maglietta preferita.

Dovrete organizzare le vostre giornate in modo tale da poter andare all’università, studiare, fare la spesa e gestire le bollette.

Quando penso al mio Erasmus mi viene in mente una ragazzina che, come un’equilibrista, portava immensi bustoni della spesa al quinto piano del palazzo in cui abitava, ma per poi cucinare sempre lo stesso piatto.

Penso alla mia prima settimana a Malaga, in Spagna, dove io e la mia coinquilina scoprimmo di avere le cimici in casa. Fummo costrette a vagabondare per le case dei nostri amici, perché la nostra faceva i conti con la disinfestazione.

Ricordo di essere partita conoscendo solo una parola in spagnolo (hola). Durante le lezioni, la mia curiosità per le materie era così grande che alzavo la mano ed iniziavo a formulare domande in una lingua inventata in quell’istante.

Ma la sensazione che più di tutte è stampata indelebile nella mia memoria, è quella che mi faceva compagnia durante un nuovo viaggio. Dal finestrino di un bus contemplavo paesaggi mai visti prima, sentivo che oramai ero diventata “grande” e che niente mi avrebbe fatto paura.

Non mi sono mai sentita così grata alla vita come in quei momenti, dove ero circondata da persone sconosciute, con uno zaino in spalla e l’ignoto davanti a me.

Ho raccolto il mio primo mese a Malaga in questo video

Preparate le valigie

Non basterebbe un articolo intero per raccontarvi le sventure ed i momenti di gioia che ho assaporato in quei sei mesi.

Vorrei però spronare chiunque stia leggendo queste parole, a non farsi bloccare dalla paura, a non interrogarsi sul futuro e non farsi divorare da dubbi ed incertezze.

Prendere la rincorsa per saltare nell’avventura Erasmus che vi farà assaporare un marasma di emozioni.

È tempo di spiegare le vele, lasciare il vostro porto sicuro e dirigervi verso nuovi orizzonti.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.