Essere normali nell’anormalità

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I timori da dissipare e il coraggio da infondere: essere normali nell’anormalità

Essere normali nell’anormalità. “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, rifletteva – a se stesso – Don Abbondio, dopo l’incontro con il Cardinale Borromeo.

Sembrano parole calzanti nell’odierna attualità; forse potrebbero tornare utili onde evitare i continui scaricabarile, ormai tediosi e assai stancanti.

Come siamo stati bravi, come siamo belli. Questo si percepisce da parte della base.

Non si può continuare a procedere per tentativi, bensì individuare, finalmente, il vulnus in ciascun settore. Appare evidente come – ed è un modus vivendi che ci appartiene – ciascuno ritiene avere la soluzione pronta, ma non è neppure possibile procedere a furia di provvedimenti che esautorano, di fatto, il Parlamento. Il d.P.C.m. è diventato, ormai, uno strumento che scavalca ogni partecipazione anche se – nella forma, ma non nella sostanza – ci cerca di farlo “passare” come un atto cui, precedentemente, è stata concertata partecipazione e condivisione.

Purtroppo, però, solo da una parte.

In effetti, e qui il discorso si complica, le decisioni sono accentrate e non organizzate con sufficiente cognizione delle realtà territoriali.

Insomma, per dirla in estrema sintesi, chi tra i “decisionisti” ha contezza della vivibilità giornaliera del Popolo?

Qualcuno lo chiedesse con chiarezza: ma siete mai scesi dal piedistallo su cui vi siete posizionati? Di certo, il consenso popolare non vi ci ha messi.

Ore ed ore di attesa per un tampone; trasporti pubblici fuori controllo; dosi di vaccino anti influenzali non sufficienti e anziani costretti a recarsi, presso i medici di base, per poterne usufruire; organi amministrativi periferici – all’interno delle “maggiori Città” – completamente relegati in ruoli senza alcuna efficienza in merito. Eppure sarebbe davvero auspicabile, specialmente in un periodo come l’attuale, un maggior decentramento, per una migliore sinergia; affollamenti e assembramenti, confusi con marginali episodi reputati fisiologici, in afferenza alle occasioni in cui si verificano. E tanto altro che sfugge alle visioni dei vertici.

Gli orizzonti annebbiati, essere normali nell’anormalità

La vittoria del “taglio dei parlamentari” è, per adesso, una vittoria di Pirro per chi ne propaganda la titolarità del successo. Siamo, come al solito, alla confusione della comunicazione. La decurtazione non può avere luogo in tempi immediati. Di mezzo ci sta una data: gennaio 2022. L’attuale Governo deve reggere fino al 2023, anche per tale motivo. L’appuntamento è assai importante, la scadenza del settennato al Colle più importante non può essere appannaggio di una nuova compagine.

Il IV° scrutinio, compreso tra il 29 ed il 31 gennaio del 2015, vide l’elezione di Sergio Mattarella, con circa il 66% del consenso.

La scadenza, pertanto, è nel gennaio 2022 e, per quella data, l’Esecutivo in essere avrà ancora un anno di vita, prima di arrivare a naturale scadenza.

Vivere un periodo così lungo, da parte del Paese, nell’attuale andazzo appare problematico.

Auspicabili meno parole e più fatti, gradite più azioni e meno propagande, apprezzati più coraggio e meno pusillanimità. Insomma, fateci capire. Il Popolo è in grado di farlo se si è in grado di spiegarsi in maniera esauriente e non più con proclami e divulgazioni di scarsissimo peso specifico.

Meno cialtronerie è più chiarezze; al diavolo gli equilibrismi dialettici e spazio a dirimenti decisioni. Senza se e senza ma. Perbacco!

Miscugli inammissibili e titubanti evidenze

Stati generali, passerelle inutili, gruppi di esperti e cervelloni, riunioni di menti superiori, dilettanti allo sbaraglio, discussioni senza costrutto, fenomeni sottovalutati, promesse disattese, positività sbugiardate, situazioni e settori allo stremo.

Ben vengano, dunque, decisioni scevre da esitazioni – nel rispetto del Titolo V della Carta Costituzionale – che evidenzino, con circostanze appurate, l’emergenza sanitaria in crescita.

Di “sor Tentenna” il Popolo è stanco. Esige rispetto e trasparenza. Ne ha diritto.

I nodi, nell’ennesima riunione della notte tra sabato e domenica, non sembrano sciolti e, nelle more, come stavamo così stiamo.

Un dubbio, tuttavia, è ragionevole. Tutto cambia affinché nulla cambi?

Attenzione al Gattopardo in azione per essere normali nell’anormalità.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.