Federico Salvatore è più attuale che mai

Federico Salvatore - Credits foto, @federicosalvatoreofficial

Un brano di Federico Salvatore per aiutare a comprendere Napoli. Quando le cose non cambiano

Ero a cena per festeggiare un traguardo importante della mia dolce metà (orgogliosissimo di te!) in una nota steak house di un amico quando, nel mentre, arriva una quarta persona che ci racconta, facendoci vedere il video delle telecamere di sicurezza, di come fuori un famoso locale di cui non farò il nome si sia consumata una tragedia.

Non conosco i particolari del perché sia avvenuto ma, in breve, un addetto alla sicurezza caccia fuori una persona che, vuoi per via dell’alcool, vuoi per indole, ha ben pensato di vendicarsi prendendo la sua automobile ed a tutta velocità investire l’uomo che si era permesso di fare lesa maestà.

Bene. Benissimo direi. Ho recentemente rivisto il video sulla pagina Instagram di un deputato di Napoli al quale vengono fatte segnalazioni su ciò che non va nella nostra città sperando che, col suo intervento, qualcosa possa migliorare.

Il video in se è raccapricciante ma ancor di più lo sono stati i commenti. Per lo meno alcuni, fortunatamente. Quasi tutti condannavano il gesto (e grazie direte voi, a ben donde aggiungerei), altri invece provavano una sorta di difesa avendo passato anche loro situazioni simili ed attaccando, anzi, chi fa questo mestiere con frasi del tipo E però poteva aspettarsi una vendetta, oppure Se cacci qualcuno dal locale con arroganza, arroganza devi aspettarti ed altri che non voglio neanche ricordare.

Conosco quel locale e lavoro a pochi minuti a piedi da lì, solitamente parcheggio proprio nelle vicinanze, mi piace godermi la camminata all’andata, il problema è sempre il ritorno. Vicino a quella persona potevo esserci io, così come una delle vostre figlie, od un vostro fratello. Barbari, barbari e barbarie.

Scrivo di musica e solitamente provo a dare un tocco leggero ai miei pezzi, ma stavolta no. Sono arrabbiato. Cominciamo col dire che non conosco né il conducente dell’auto né il buttafuori, come detto non conosco le dinamiche del fatto specifico ma in situazioni simili mi ci sono trovato.

La mia medicina

Cosa c’entra questo con la musica? Avete ragione, ci arrivo, lasciatemi spiegare. Mi son svegliato presto questa mattina e questa è la quarta volta che scrivo, le altre tre son salvate sul mio pc, avevo bisogno di sfogare un po’ e la scrittura, accompagnata da un po’ di musica, è la mia medicina.

Metto una playlist scelta da Spotify, a caso. Premo play.

Tommaso Primo, i Foja, La Maschera, di nuovo i Foja. D’un tratto, Federico Salvatore. Il buon Federico è stato colui che con le sue canzoni ci faceva ridere e per chi purtroppo come me va in overthinking, riflettere. Il suo AZZ era culto, presente in molte delle canzoni nelle quali raccontava la differenza tra una Napoli snob ed una delle volte “normale” ed altre volte più terra terra, diciamo così. Alimentava gli stereotipi? Secondo me no, li portava agli estremi con immensa intelligenza, provando a far pensare (ecco, di nuovo) e far capire le varie realtà che a Napoli, volente o nolente, esistono. “Incidente al Vomero” ed “Incidente in Paradiso” sono due semplici esempi.

Un brano di Federico Salvatore

Venne poi il periodo di Sanremo con “Sulla porta”, già citato in un altro pezzo, ma non è di questa canzone che voglio parlare perché non è questa che è partita per caso in playlist. Oggi si parlerà di “Se io fossi San Gennaro”. Eccovi alcune strofe di questa splendida canzone:

Se io fossi san Gennaro non sarei così leggero

Con i miei napoletani io m’incazzerei davvero

Come l’oste fa i conti dopo tanto fallimento

Senza troppi complimenti sarei cinico e violento

Vorrei dire al costruttore del centro direzionale

Che ci può solo pisciare perché ha fatto un orinale

Grattacieli di dolore un infarto nella storia

Forse è solo un costruttore che ha perduto la memoria

Nei meandri dei quartieri di madonne e di sirene

Paraboliche ed antenne sono aghi nelle vene

E nei vicoli dei chiostri di pastori e vecchi santi

Le finestre anodizzate sono schiaffi ai monumenti

È come sputare in faccia ai D’angiò, agli Aragona

Cancellare via le tracce di una Napoli padrona

È lo sforzo di cagare dell’ignobile pappone

Sulle perle date ai porci da Don Carlo di Borbone

È perciò che mi accaloro coi politici nascosti

Perché solamente loro sono i veri camorristi

A cui Napoli da sempre ha pagato la tangente

E qualcuno l’ha incassata con il sangue della gente

E per certi culi grossi il traguardo è la poltrona

E per noi poveri fessi basta solo un Maradona

E il miracolo richiesto di quel sangue rosso chiaro

Lo sa solo Gesù Cristo che quel sangue è sangue amaro

Lo sa il Cristo ch’è velato di vergogna e di mistero

Da quel nobile alchimista principe di Sansevero

E con lui lo sa Virgilio il sincero Sannazzaro

Giambattista della Porta che il colpevole è il denaro

E nessuno dice basta per il culto della festa

E di Napoli che resta sotto gli occhi del turista

Via i vecchi marciapiedi che hanno raccontato molto

Pietre laviche e lastroni seppelliamoli d’asfalto

L’appalto

Ma non posso piu’ accettare l’etichetta provinciale

E una Napoli che ruba in ogni telegiornale

Di una Napoli che puzza di ragù, di malavita

Di spaghetti cocaina e di pizza margherita

Di una Napoli abusiva paradiso artificiale

Con il sogno ricorrente di fuggire e di emigrare“.

Attualità dal 2009

Alcune parti di questa canzone, che ricordo essere del 2009, sono più attuali che mai. Purtroppo. Un pezzo così non è stato capito da tutti, non è mai stato un attacco ma un urlo di orgoglio, un urlo di dolore per ciò che a Napoli non va e che vede intelligentemente e con coraggio, andare contro tutto e tutti.

Attaccare le autorità, nulla, attaccare la camorra, nulla, attaccare Pino Daniele, follia e lui lo sapeva ma serve anche questo. Dare voce, motivandola senza offendere, spiegando le proprie idee che siano popolari o meno.

Allora parlerò anche io, col coraggio che ha avuto questo grande artista, rivolgendomi direttamente a chi ha il vero potere tra le mani, a chi ha la possibilità di cambiare le cose sperando che non sia come dice la canzone, prendendomi tutte le responsabilità del caso.

Potevo essere io perché proprio a pochi passi da lì ci lavoro, come detto prima, e conosco la realtà che di notte si trasforma dal salotto bene di Napoli (potete immaginare a quale parte dell’area metropolitana mi riferisco) all’immondezzaio che è diventato.

Auto parcheggiate sui marciapiedi, traffico, parcheggiatori abusivi ad ogni angolo. In una settimana sono stato costretto a cambiare due volte le ruote della macchina pur di non piegarmi, nonostante parcheggiassi e continuo a farlo lontano dalla movida.

Sapete che vi dico? Continuerò a farlo, continuerò a cambiare treni di pneumatici a ripetizione. Non mi importa, come non dovrebbe importare a chi va a farsi una serata. Ad ognuno la propria coscienza.

Ma andassero a vedere chi va ‘arrubbann”.

E no caro amico, non è così che funziona. Certo, parcheggiare su di un marciapiede è sicuramente meno grave ed ha un peso specifico diverso rispetto alla vendetta che si è consumata l’altra sera, ma arrecare un danno alla comunità non fa di te una persona migliore.

Qualche dato, per renderci conto

Vogliamo intervenire per migliorarla questa città? Vogliamo fare in modo che il boom di turisti che si è avuto quest’estate non sia soltanto un fuoco di paglia dovuto alla gioia ed ai colori che ha portato lo scudetto? Sì perché qualsiasi cosa voi diciate ed in qualsiasi modo la vediate, i numeri parlano chiaro e non me li sto inventando. Confesercenti non è il Monopoli. Solo nel periodo estivo sono stati incassati circa 80 milioni di euro, nel periodo prenatalizio e durante tutte le festività all’incirca 170.

Cifre blu per chi era etichettata come una delle città più invivibili d’Italia. Non raccontiamoci storie, sappiamo benissimo di come Napoli sia culla di civiltà e responsabilità, di cultura e conoscenza, di arte e di storia. Solo Roma ne è superiore ma, scusate, Roma in questo è superiore al mondo intero. Facendo un ragionamento potremmo essere secondi, eppure… eppure nonostante tutto ciò restiamo relegati al 6 politico, quello del “E’ bravo ma non si impegna”. Proviamo a smentire la canzone, non facciamo che le perle date ai porci restino una realtà, Napoli non è solo questa ma, purtroppo, è anche questa.

Come detto in un altro pezzo, ho viaggiato per lavoro e per scelte personali, rimanendo nei confini italiani (se parliamo di estero siamo all’età della pietra) e non ho mai avuto bisogno dell’auto per spostarmi. Questo cosa vuol dire, che non ci siano malviventi e cose che non funzionano? No, assolutamente, ma le cose che funzionano lo fanno in maniera egregia.

Pullman notturni, tram, metropolitane a tutte le ore. Volete mettere la possibilità di poter andare a bere una birra con gli amici senza l’assillo del parcheggio, senza il dover fare o tuocco per scegliere chi debba rimanere sobrio e portare l’auto? Vuoi bere fino a svenire? Fallo. Quando ti riprendi vai in un mezzo pubblico e via, torni a casa. Qui non si giudica nessuno.

Ho una paura latente per la mia città, la paura che ci si sia adagiati sugli allori, la paura di ritornare ad essere quello che gli altri ci hanno sempre additati di essere, la paura che gli sforzi fatti per recuperare zone che un tempo erano considerate pericolose e diventate, d’improvviso, luoghi di culto per turisti da tutto il mondo – vedi i Quartieri Spagnoli o la Sanità per fare i due esempi più semplici – vadano gettati al vento.

Ho ancora speranza ma, come dice il detto, “Chi di speranza vive, disperat ‘mor!” ed allora invito i tanti, la maggior parte della popolazione napoletana, a non piegarsi più.

Io sono stufo. E voi?

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