“Ferdinando levat’a’sott”

Ferdinando Sanfelice

Ferdinando Sanfelice, il nobile architetto delle scalinate “pericolanti”

Ferdinando Sanfelice fu un nobile napoletano nato nella seconda metà del 1600, architetto, progettista e pittore tra i più prolifici del Barocco partenopeo.

Benché fosse nato da una famiglia aristocratica, il giovane Ferdinando volle entrare da giovanissimo nella bottega di Francesco Solimena per apprendere da lui le tecniche ed i segreti del Barocco e del Rococò e dove iniziò a lavorare ad alcuni progetti su commissione.

Già da giovane apprendista, Ferdinando esprimeva una grande originalità ed amava i progetti scenografici e le composizioni architettoniche bizzarre, per questo motivo i casati aristocratici napoletani gli commissionarono numerose opere.

Fu lui a progettare Villa d’Elboeuf a Portici, la prima delle ville vesuviane del cosiddetto “Miglio d’oro”.

Il re Carlo di Borbone ne fu così tanto affascinato che volle acquistarla inserendola poi nel parco della Reggia di Portici.

La sua fama di architetto si diffuse in tutto il regno e Ferdinando fu chiamato a lavorare per diversi anni tra Puglia e Salerno. Al suo ritorno a Napoli realizzò le sue opere più importanti tra cui il Palazzo della Manifattura delle Porcellane a Capodimonte.

Capolavori assoluti

Furono però il Palazzo dello Spagnolo e il Palazzo Sanfelice, entrambi nel Rione Sanità a Napoli, a consacrare la genialità di questo grande artista. Opere divenute nel tempo simboli di Napoli, della sua bellezza, del suo fascino misterioso e senza tempo.

Ed è proprio così che si possono definire le opere di Sanfelice, senza tempo e fuori dallo spazio ordinario. Alcuni esperti d’arte sostengono addirittura che, pur non portando la sua firma, alcune delle facciate più belle delle chiese del centro storico, come quella di San Giovanni a Carbonara e quella di Santa Maria della Mercede in via San Sebastiano, siano state opere del suo ingegno.

Le sue costruzioni sono caratterizzate da enormi scalinate che presentano una particolare struttura con una doppia rampa, detta “ad ali di falco”, con scalini molto bassi per consentire ai nobili di raggiungere il primo piano del palazzo, detto piano nobile, senza scendere da cavallo.

Proprio a questo tipo di scalinata a doppia rampa, e ad altre strutture bizzarre ed apparentemente instabili, è legato il simpatico soprannome che i napoletani diedero a Sanfelice.

Ferdinando levat’a’sott

L’architetto divenne infatti per il popolo “Ferdinando levat’a’sott“, togliti da sotto, volendo indicare ironicamente quanto fosse pericoloso sostare nei pressi di una scalinata realizzata da lui, vista la concreta possibilità che potesse crollare da un momento all’altro.

Al di là delle prese in giro e dei nomignoli però questo nobile con la passione per l’architettura e amato anche dal popolo, aveva progettato molto bene le sue opere, tanto da farle giungere fino ai giorni nostri per diventare dei veri e propri gioielli del Barocco e del Rococò ammirate ogni anno da migliaia di turisti e appassionati d’arte.

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