Ferdinando Russo: “neoborbonico” o rivoluzionario?

Dal racconto di un marinaio che aveva soccorso Re Ferdinando II al tema dell’emigrazione: la Napoli di Russo

Ferdinando Russo. Il borgo di Santa Lucia ha rappresentano, da sempre, una fonte di inestimabile ispirazione: da Pitloo a Gemito, da Viviani a Marotta, l’antico borgo deve essere considerato uno dei locus amoenus dell’intera produzione artistica napoletana.

Al borgo di Santa Lucia è legata la struggente Santa Lucia luntana di E.A. Mario, scritta nel 1919, che celebra l’allontanamento degli emigranti dalla terra natia. È doveroso ricordare, ancora una volta, che il fenomeno dell’emigrazione meridionale comincia a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, quando l’Italia era «stata fatta e bisognava fare gli italiani».

Il popolo dei luciani, fedelissimo alla dinastia borbonica, oltre alla canzone sopraccitata, viene però menzionato anche da uno dei più grandi poeti napoletani, Ferdinando Russo.

Il poeta della plebe e ’O luciano d’ ’o Rre

Da ragazzo, Ferdinando Russo è repubblicano: viene arrestato insieme ad un gruppo di studenti nel 1882 per certe manifestazioni di piazza. Ciononostante, il poeta inveisce contro il Sessanta – anno in cui Garibaldi entra a Napoli – in uno slancio di nostalgia per il tempo borbonico che traspare nei suoi testi. Giornalista scrupoloso e attento, è il precursore del moderno servizio basato sulle esperienze e testimonianze dirette: frequenta attivamente gli strati più bassi della popolazione, non esita a infiltrarsi nella Onorata Società per descriverne accuratamente metodi e costumi.

Autore strettamente legato alle vicissitudini del popolo, tanto da essere definito da Adriano Tilgher «il poeta della plebe e della malavita» – va ricordato che pur essendo napoletano, studia il vernacolo, annota le espressioni tipiche, le parole e le riporta nei suoi versi – Russo nel 1910 pubblica un poemetto intitolato O Luciano d’o Rre, riportando quasi integralmente il racconto di un marinaio di Santa Lucia – Luigi l’ostricaro – che aveva soccorso Re Ferdinando II, gravemente malato e di ritorno dalle Puglie. Il poemetto riapre la ferita della presunta libertà portata dai piemontesi e dalla dinastia sabauda, a discapito di una popolazione che dopo la liberazione dai Borbone conosce l’amaro calice dell’emigrazione:

Simmo rummase tutte mmiez’ ’e scale,
for’ ’a lucanna d’ ’a pezzentaria!
Che me vo’ dì ca simme libberale?
E addò l’appuoie ’sta sbafantaria?
Quanno figlieto chiagne e vò magnà,
cerca int’ ’a sacca…e dalle ’a libbertà
!

’O pezzente ’e San Gennaro, Russo filo borbonico?

Ferdinando Russo può definirsi quindi filo borbonico o semplicemente oppositore del regime liberale?  La risposta è nei versi di ’O pezzente ’e San Gennaro:

’O cuverno ’e Taliane?
Belli ccevoze annevate!
[…]Uh mannaggia lu Sissanta!
Franceschiello, Francischiè!

Un altro grande Napoletano dimenticato o quasi, Ferdinando Russo, osservatore e narratore di una città tanto contraddittoria e complessa.
Una Napoli che, nonostante tutto, così come lo stesso poeta scrive prima di morire: «ride ’nt’a na luce ’e sole, chien’ ’e feneste aperte e d’uocchie nire…»

stefano-popolo

A title

Image Box text

STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

Ambasciator