Furtunato tene a robba bella ‘nzogna ‘nzo’

Fortunato Bisaccia e i suoi fantastici taralli

La sporta del tarallaro e la “coscienza di Napoli”. La vera storia di Fortunato Bisaccia e il suo rapporto con Pino Daniele

Fortunato è il nome che dà il titolo a una delle prime canzoni di Pino Daniele in una discografia che sarebbe diventata iconica della città di Napoli in cui l’artista avrebbe raccontato, cantandoli e descrivendoli con i suoi versi, molti personaggi che era possibile incontrare nei vicoli della città negli anni ’80.

Fortunato Bisaccia è uno di questi e la frase “Furtunato tene a robba bella ‘nzogna nzo‘”, che Pino canta nel ritornello della sua canzone, è proprio quella pronunciata da Fortunato mentre girava i vicoli della città con suo carrettino ambulante. A robba bell erano i suoi taralli con la ’nzogna, cioè lo strutto, preparati secondo un’antichissima ricetta della cucina povera napoletana.

Fortunato era molto conosciuto a Napoli, spesso era alla Pignasecca e nelle strade circostanti. Si era ritrovato a fare il tarallaro perché, come tanti napoletani, non era riuscito a trovare una sistemazione malgrado anni e anni di iscrizione al collocamento del lavoro.

La vita di Fortunato Bisaccia

Figlio di una nobile decaduta e di un cocchiere che non volle riconoscerlo, dovette rimboccarsi le maniche e crearsi un mestiere. D’accordo con un vapoforno di via Concordia che produceva taralli, costruì da solo il suo carrettino con un vecchio passeggino su cui montò ceste di vimini. Sulla parte anteriore del passeggino c’era addirittura un cartello su cui vi era scritto “la ditta Fortunato è chiusa il lunedì per riposo settimanale”.

“Furtunato tene a robba bella ‘nzogna ‘nzo’”… Fortunato era diventata una parte della città, un’icona, amato e conosciuto da tutti. Allegro, gioviale, rispettato, non era solo un venditore ambulante ma un personaggio da commedia, in questa città che è un teatro. Fortunato animava le strade al suo passaggio, cantava, faceva battute e intratteneva dialoghi scherzosi con chiunque si avvicinasse a lui.

Conosciuto da tanti artisti

De Sica lo volle in alcuni dei suoi film, Edoardo era solito fermarsi a chiacchierare con lui quando lo incontrava. Era piccolo e un po’ tondetto, vestiva con una maglietta bianca a mezze maniche ed un berretto simile a quello dei marinai mentre in inverno indossava un cappellino di lana dai mille colori e una giacca pesante da cui si intravedeva l’immancabile maglietta candida.

Spiegava che i canestri in cui aveva stipati i taralli lasciavano passare l’aria per mantenerli freschi e fragranti e la coperta che poneva sopra li teneva caldi; era orgoglioso Fortunato della sua “robba bella”, 10 lire e si gustava il sapore unico di un prodotto nato a Napoli nel 1700.

Come nasce il tarallo con la ’nzogna

Una prelibatezza prodotta dalla creatività dei fornai napoletani che non avendo nessuna intenzione di buttare lo scarto di pasta con cui avevano appena preparato ed infornato il pane, s’inventarono il tarallo aggiungendo la “nzogna” e il pepe all’impasto, dandogli la forma di una ciambella poi infornata. Agli inizi del 1800 qualcuno ebbe la felice idea di aggiungervi le mandorle.

Matilde Serao nel romanzo “Il ventre di Napoli” racconta di come, nei quartieri nelle vicinanze del porto dove la miseria regnava incontrastata, a partire dalla fine del 1700 il tarallo fosse una risorsa per acquietare i morsi della fame e sopravvivere.

Cibo povero per eccellenza, il tarallo aveva una grossa diffusione e ne traevano profitto sia i fornai, che non buttavano nulla della produzione del pane, sia la povera gente che con pochi soldi riusciva a riempirsi lo stomaco mangiando un prodotto dal gusto eccellente e con un apporto calorico, dovuto alla sugna, non indifferente.

Il tarallaro

Con la grande diffusione del tarallo nacque dunque anche il tarallaro che portava in giro la sua “sporta” carica di taralli caldi che venivano acquistati da poveri e ricchi, popolani e aristocratici. Da questa figura è nato anche un modo di dire “Pare ‘a sporta d”o tarallaro“ che tradotto letteralmente significa “Sembri il cesto del tarallaro” ad indicare una persona in continuo movimento proprio come le ceste dei tarallari venivano portate continuamente in lungo e in largo per la città.

A Napoli, data la loro tipicità, è possibile comprare i taralli ovunque. Dai supermercati, alle salumerie, ai negozi del centro storico e a via Caracciolo, sul lungomare, dove diversi chioschetti li vendono, sempre caldi per conquistare gli avventori con la loro fragranza, insieme all’immancabile birra.

Certo, poterlo acquistare ancora alla vecchia maniera, dalla cesta di un tarallaro, avrebbe un sapore diverso e certamente più intenso ma ormai a Napoli queste figure sono scemate fino a sparire e probabilmente Fortunato Bisaccia è stato l’ultimo “Tarallaro” di cui si ha memoria.

Nel 1995 Fortunato lasciò infatti la terra e andò a vendere la “robba bella” chissà dove.

La canzone di Pino Daniele su Furtunato

Pino Daniele in un’intervista in cui gli si chiedeva perché aveva deciso di scegliere proprio Fortunato per la sua canzone rispose dicendo che quell’uomo era “la coscienza napoletana”. E lo era…

Aveva vissuto per strada, Fortunato, aveva incrociato mille volti, ascoltato tante storie, risposto ai sorrisi di chi gli sorrideva, aveva respirato il profumo del tufo nei vicoli, distinto i mille colori di cui era fatta la Napoli cantata da Pino Daniele ai suoi tempi, quando decise di dedicare una delle sue più belle canzoni a Fortunato, con queste parole:

Furtunato tene ‘a rrobba bella

E pe’ chesto adda allucca’

È ‘na vita ca pazzeja

P’è vie ‘e chesta città

Saluta ‘e ffemmene ‘a ‘ncoppa ‘e barcune

Viecchie giuvene e guagliune

Ce sta chi dice ca è l’anema ‘e chesta città.

Furtunato tene ‘a rrobba bella ‘nzogna ‘nzogna.

Nun è cchiù comme ‘na vòta

Ma ogne tanto se fa senti’

Cu chella voce ca trase dinto ‘o còre

E te fa muri’

Cagnano ‘e ffemmene

Cagnano ‘e barcune

E isso saluta senza penza’

Napule è comme ‘na vota

Ma nuje dicimmo ca adda cagna’.

Furtunato tene ‘a rrobba bella ‘nzogna ‘nzogna.

Print Friendly, PDF & Email
Ambasciator