Geolier, 60% in una finale: secondo a chi?

Geolier

Quando una sconfitta può valere più di una vittoria. Geolier è stato all’altezza delle aspettative, forse anche di più

Vi chiedo in anticipo scusa dato che sto per nominare di nuovo il Festival di Sanremo ma l’argomento è leggermente più largo del previsto.

Ammetto, il mio tifo era diviso in due, uno dei quali orientato direttamente, per partito preso, verso Geolier. Verso Napoli. L’altro lo tengo per me.

Fermi, fermi, fermi. Non voglio cavalcare l’onda mediatica del programma e non mi interessa parlare di come è andato a finire, di chi ha vinto e di come ha vinto. Ci sono delle regole, volenti o nolenti, bisogna accettarle sia che vadano a favore che vadano contro. Se, per esempio, mentre guardate una partita della vostra squadra del cuore un difensore prende palla con la mano, che vi piaccia o no, è rigore, gli avversari segnano e ti ritrovi amareggiato per una sconfitta. Succede.

Grazie ai social

Sarà capitato a tutti di vedere, pur non avendo seguito il Festival, i video di tre momenti in particolare. Partiamo dal primo. Serata delle cover, canta Geolier con Gue, Luché e Gigi d’Alessio. Fischi. Viene eletto il vincitore della serata, Geolier. Fischi. Alcuni giornalisti ed autorità, addirittura, si alzano e vanno via durante l’esibizione ed alla proclamazione finale.

Secondo video. Conferenza stampa. Una giornalista pone una domanda che riporto testualmente:

“Non senti di aver rubato od a disagio per la vittoria?”

Terzo in ordine temporale. Sala stampa. Giornalisti qualificati ed accreditati, facente parte di una giuria che dovrebbe, e dico dovrebbe perché sembrava di essere in curva B ad un gol di Di Lorenzo, essere imparziale. Il vincitore è Angelina Mango. Esultanza.

Analizziamo un attimo la situazione. Ci sono tante cose che non vanno e vorrei prenderne in considerazione qualcuna. Partiamo da un punto. Un artista può piacere o meno. Lo si può considerare addirittura un non-artista, ma il rispetto per la persona, delle persone anzi, e del lavoro che c’è dietro dovrebbe esserci sempre.

Quanti condizionali eh?

Ci sono tanti artisti che non sono nelle mie corde, ma sono le mie corde, non quelle del mondo. Quest’estate c’è stato il Pizza Village ed insieme a qualche amico sono andato ad un paio di serate. Mi son piaciuti tutti i cantanti? No, mi sembra il minimo. Ho fischiato qualcuno o, addirittura, insultato? Benché meno, ci mancherebbe altro! Dov’è, invece, che abbiamo visto lo squallore (perché dobbiamo chiamare le cose per quello che sono)? All’Ariston di Sanremo, con gente impettita che si reputa importante a tal punto da uscire da un teatro nel mentre un artista (o non-artista) si sta esibendo. Fischiarlo!

Fosse per me andrebbero cacciati a vita dai teatri più velocemente di quanto De Laurentiis ha fatto con Garcia dalla panchina.

Parliamo adesso della domanda fatta a Geolier. Siamo seri? Vedo spesso giornalisti cercare l’intervista aggressiva, quella d’impatto per mettere in difficoltà chi si ha di fronte. Non lo condivido, ma capisco. Anzi non lo capisco ma accetto pur tenendomene alla larga, ognuno ha il proprio modo di lavorare e ci mancherebbe, ma penso che ci sia bisogno di studiarle le domande e, secondo il mio modestissimo (e non lo dico con ironia) parere, questa non lo è stata.

Perché un ragazzo che canta nel proprio dialetto, un ragazzo ascoltato in tutta Italia, dovrebbe avvertire un sentimento negativo in cuor suo? O peggio, perché dovrebbe sentire di aver rubato qualcosa che gli è stato assegnato?

Solo i forti possono farcela?

Ultimo video. Ho sottolineato il fatto che fosse ultimo per ordine temporale per una ragione. Penso che come gravità sia il più pesante. Vorrei dire solo una cosa a chi si sente in grado di giudicare gli altri denigrando la sconfitta di uno e non festeggiando la vittoria di un altro. Vergogna.

Se al posto di Geolier ci fosse stato chiunque altro, non si sarebbe arrivati a questo. C’erano altri artisti campani su quel palco, ma hanno fatto una scelta diversa. Lui, Emanuele, non si è rimangiato la parola, ha cantato nella sua lingua. Quindi? A pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si becca…

Vergogna perché è per colpa di gente come voi se molti ragazzi hanno paura di lanciarsi, è per colpa di gente come voi se molti introversi, che avrebbero tanto da dire, non lo fanno. Per paura. E’ successo anche a me di vivere la paura del giudizio così come mi è successo che qualcuno mi abbia teso la sua mano dandomi la possibilità di parlare, di far sentire la mia voce. Certo non con la stessa risonanza mediatica.

Solo i forti vincono? E dove è scritto? Dove sta scritto che se son debole qualcuno non possa aiutarmi a trovare un coraggio che in fondo c’è ma è bloccato da qualcosa? Vergogna perché avete fischiato, deriso e festeggiato la non vittoria (e non il trionfo della vostra artista preferita) di un ragazzo di ventitré anni che potrebbe essere vostro figlio. Aggiungerei un fortunatamente non lo è.

Geolier ha mostrato, infatti, che nonostante sia napoletano sa reggere la pressione, sa rispondere in modo garbato e sa accettare le regole malgrado la sconfitta. A differenza di altri che qualche anno fa non ebbero la sua classe nonostante non fossero napoletani.

Come un rigore al 90’esimo

Un tocco di mano al 90’esimo gli ha tolto la vittoria. Un rigore contro all’ultimo secondo gli ha tolto la possibilità di alzare un trofeo, ma va bene così. Va bene così perché quegli stessi che hanno fatto quelle cose becere, son gli stessi che, una volta tornati a casa, vedranno i propri figli ascoltare Geolier, cantando in napoletano pur essendo di Bergamo.

Ha ragione Emanuele, non esiste razzismo tra Nord e Sud in tutto questo. Angelina Mango è di Lagonegro che di certo non confina con Trieste, ha vinto comunque una ragazza del Sud e di questo son contento, gli altri campani non sono stati fischiati ed anzi, c’è stato dispiacere nel vederli sotto in classifica.

60% in una finale. Non si era mai visto prima nella storia del Festival. I secondi con gli stadi pieni e riconosciuti in tutta Italia. I secondi napoletani, come sempre secondi in qualcosa ma, come sempre, avanti. Lo sguardo quasi di sollievo di Geolier nel non aver vinto pensando a chissà che caos sarebbe successo se il primo posto fosse stato il suo. Meglio così.

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