Geolier ft Ultimo, quello che non ti immagini

Geolier ft Ultimo, quello che non ti immagini

La collaborazione tra Geolier e Ultimo funziona magnificamente e lascia tutti sorpresi

Sono le 2 del mattino, finisco di lavorare e sono stanco, infreddolito e scocciato, prima di mettermi al volante provo a scroccare una sigaretta, ci riesco, accendo. Apro l’auto e svuoto le tasche. Portafogli e cellulare sul sedile del passeggero, lasciando l’auto aperta chiedo all’assistente digitale di riprodurre qualcosa da Spotify. Parte una musica che non conosco, pochi secondi ed ecco Geolier.

Bellissimo, provo ad ascoltarla per bene ma non era la situazione ideale quindi mi lascio trasportare dal ritmo senza applicarmi troppo sul significato immaginandomi già l’indomani ad ascoltarlo settemila volte, quando, d’improvviso, una voce. Ultimo? No dai, è impossibile, questo canta in dialetto perfetto, non sta scimmiottando, non sta imitando un suono. Continuo ad ascoltare, di nuovo quella voce. E’ Ultimo! Ma non è romano? Sì, lo è.

Sarà un brano nuovo”, penso. Ed infatti è così. La voce era in giro da quasi un anno, io non ne sapevo nulla e tutto mi sarei aspettato tranne che due mondi così diversi tra loro, quello del rap napoletano e spesso “cattivo” di Geolier andasse così a braccetto con il melodico pop di Ultimo.

Ho ascoltato il brano più e più volte e devo essere sincero, mi è sembrato una sorta di Volume due di “I p’ me, tu p’ te”.

Ho letto di dichiarazioni di autorevoli ed autoritarie figure napoletane che sono arrivate addirittura a parlar male del testo in quanto “Scritto in un non napoletano”. Ora, capisco tutto ed accetto il parere di chiunque pur non condividendolo ma, se anziché essere contenti per la risonanza mediatica di un proprio concittadino si cerca di trovare il pelo nell’uovo ridicolizzando testo e compositore, allora da quelle voci non voglio più sentir parlare di antimeridionalismo. Non è così che si difende la propria città. Se i primi a venirci contro siamo noi, non ne usciamo più. Neanche col Superman napoletano.

Ritorniamo a questo duetto che, come dicevo prima, sembra un continuo del brano sanremese. Un filo conduttore tra i due brani semplice, l’amore. Andiamo a cercare le similitudini.

Cosa accomuna i due brani?

A Sanremo Geolier parla di un amore che è praticamente finito, una canzone d’amore a tutti gli effetti, un amore amaro però, un amore che si è trascinato avanti per chissà quanto tempo. Per abitudine probabilmente. Io per te, tu per me, due innamorati che si erano fatti una promessa mantenuta, probabilmente, da una speranza, quella di un amore giovanile e focoso, un incendio che divampa e brucia incontrollato.

Tutti lo abbiamo vissuto, il dolore dell’amore che finisce, a 20 anni giuri che non amerai più nessuno, che lei era lei e che nessun’altra potrà prendere il suo posto. Vorrei poter parlare al me giovane e dirgli di non preoccuparsi, che alla fine la persona giusta arriva, che l’amore non distrugge ma crea anche nel dolore. Crea, nel caso della canzone, consapevolezza.

E stevo penzanno a tutte le cose che ho fatto

E a tutte quelle che ho perso, non posso fare nient’altro

I’ pe’mmé, tu pe’tté

I’ pe’mmé, tu pe’tté

Ecco che da qui si vede l’illuminazione a cui è arrivato il protagonista della canzone. Siamo giunti al capolinea e ci stiamo trascinando.

‘Sta notte è sulo d’a nosta

Si vuò truanno ‘a luna, ‘a vaco a piglià e t’a porto

E pure si ‘o facesse, tu nun fusse cuntenta

Vulisse tutt’e stelle, vulesse cchiù tiempo cu’tté

Anche da qui possiamo notare la consapevolezza. Nonostante tutti gli sforzi, anche se ti portassi la Luna, a te non basterebbe, questa storia è morta, nonostante la voglia ed il desiderio di altro tempo con lei.

Ed il brano nuovo che, per inciso, si chiama “L’ultima poesia”? Andiamo a vedere bene cosa vogliono dirci i due artisti prendendo spunto da qualche verso.

A stà ‘nzienm a te equivale a vivere e a m’accidere

T’annammure p’cché nn’vuò stà tu sola

Ma staje sola pur si staje cu’mmé

Il filo conduttore, un amore finito, malato, un amore che non porta da nessun’altra parte se non al dolore. Stavolta, però, c’è qualcosa di diverso. Una consapevolezza diversa. Rendersi conto che l’altra persona è innamorata dell’amore e non riesce a vivere da sola con sé stessa è, probabilmente, più doloroso che scoprire un tradimento.

Immaginate poi se le cose avvengono insieme. Epopea!

Infine un messaggio d’addio, un ultimo regalo.

E io ti ho scritto l’ultima poesia perché

Pensavo che così non ti scordavi me, ma io scordavo te

E’ una finta verità che mi brucia ma guarisce il cuore

Due canzoni dalle melodie diverse, due canzoni che, però, potrebbero esserne una sola. Un piccolo consiglio a chi, dall’altra parte dello schermo leggerà queste parole. Evitate il malessere, evitate ciò che vi fa stare male ed abbiate il coraggio di vivere voi stessi e voi stesse, anche in solitudine, conoscetevi ed amatevi.

Se è dell’amore che siete innamorati allora avrete sempre il dubbio che vi stiate accontentando. Ascoltate musica, leggete libri, viaggiate, capite cosa vi fa stare bene e cosa, al contrario, non volete nella vostra vita. Un dualismo che si scontra, proprio come i due cantautori, Geolier ed Ultimo, così lontani eppure, in questo brano, così vicini.

Questa volta sì che il dualismo funziona…

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