Fat-shaming e Gfvip: il reality che discrimina

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La trasmissione più seguita di questi mesi sembra curarsi poco di mandare dei messaggi corretti, specialmente sul tema del fat-shaming e delle discriminazioni in generale

Fat-shaming, se ne inizia a parlare sempre di più, ma a quanto pare il concetto non è ancora giunto all’orecchio di tutti, o forse non se ne comprende ancora bene il senso.

Il Cambridge Dictionary definisce il fat shaming il criticare una persona solo perché grassa, facendola sentire in imbarazzo e facendola vergognare.

Dayane Mello e il fat-shaming

Durante le scorse puntate, Dayane Mello ha fatto indignare parte del web, per le sue affermazioni nei confronti degli altri concorrenti.

Il primo episodio eclatante è quello che ha visto come protagoniste Dayane e Rosalinda Cannavò, attrice con la quale ha stretto una forte amicizia nella casa del Grande Fratello. Un aspetto da non dimenticare, è che Rosalinda ha sofferto di anoressia in passato, argomento sul quale si è aperta pubblicamente in questi mesi.

Quando, una sera, Rosalinda si è recata in cucina per uno spuntino notturno, Dayane l’ha vista e ha commentato in maniera decisa: “tu sei fuori, tu sei veramente fuori” e poi: “io non capisco, fai la dieta tutto il giorno e poi mangi questo alle 3:00 del mattino. Tanto lo sai dove va questo, no? Tutto nelle gambe e nella cellulite”.

Dayane ha in seguito rincarato la dose facendo un’imitazione di Rosalinda grassa, per prenderla in giro. “Non me ne frega niente, piacerò anche così”, ha risposto l’attrice, la quale, all’apparenza, non è sembrata particolarmente offesa dalle parole della modella brasiliana.

A queste affermazioni parte del web si è battuto per l’eliminazione di Dayane. Anche perché non finisce qui: qualche giorno dopo, è toccato a Mario Ermito il commento pungente da parte della modella.

La dichiarazione in questione è:

“Mario te l’ho detto che tu con 5 kg in più diventi obeso? Ti ho già detto che devi stare attento a non ingrassare perché è un attimo per diventare ciccione! (…) Guarda il fianco e guarda la pancia!”

Mario, infastidito giustamente da tali parole, ha risposto: “io non faccio il modello, faccio altro. Quindi… (…) Stai attenta alle parole che usi, perché la gente ci soffre!”

La puntata del 4 gennaio del GFVip

La puntata del 4 gennaio, in onda su Canale 5, si è aperta con un primo commento da parte del conduttore, Alfonso Signorini, piuttosto agghiacciante.

Il conduttore ha iniziato la trasmissione affermando di essere ingrassato 1 kilo ed ottocento grammi. “Sono furibondo: anche i pantaloni non mi stanno giù perché mi si sono allargate le cosce. Una tragedia”, ha aggiunto alla fine.

Sebbene non sembri un commento offensivo, rafforza quello che è lo stigma verso chi con quei chili “in più” ci convive quotidianamente; come se diventare come queste sia un qualcosa di inaccettabile.

Una persona che soffre di un disturbo del comportamento alimentare, come dovrebbe sentirsi dopo aver ascoltato di una persona che ha messo su un chilo e mezzo, considerandola, tra l’altro, una tragedia?

Fat-shaming e discriminazione a non finire

Dopodiché c’è stato l’exploit di Antonella Elia, che ha offeso gratuitamente Samantha de Grenet dicendole, senza alcuna cognizione di causa: “ti vedo ingrassata”.

Ad oggi è inconcepibile che venga ancora utilizzata la forma del proprio o altrui corpo come motivo di scherno.

In più, sempre nella puntata del 4, si è assistito a quella che è l’omofobia interiorizzata. L’omofobia interiorizzata è frutto dell’accettazione passiva (consapevole e inconsapevole) da parte delle persone omosessuali, di tutti i pregiudizi, i comportamenti e le opinioni discriminatorie tipici della cultura omofoba.

A tal proposito, Alfonso Signorini, cercando di sensibilizzare sul tema dell’omosessualità, ha definito questa “una scelta”. Un termine che viene utilizzato, in genere, da chi non accetta l’omosessualità, considerandola “un vizio”, “una fase”; l’orientamento sessuale, invece, è una parte di sé che non può essere cambiata.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.