Gianfranco Gallo, attore poliedrico

Gianfranco Gallo, attore poliedrico

L’arte, l’impegno sociale e l’amore di Gianfranco Gallo per la sua Napoli

A leggere il curriculum artistico di Gianfranco Gallo viene in mente il titolo del film di Hitchcock La donna che visse due volte, perché sembra impossibile che in una sola vita si possano aver fatto tutte le cose che ha fatto lui, per le quali sarebbero invece necessarie ad occhio e croce tre o quattro vite sempre in attività.

Attore che passa con disinvoltura dal teatro, che è il suo regno, al cinema; cantante, scrittore, drammaturgo, mostruosamente bravo in tutto ciò che fa.

Uomo libero per autodefinizione, fuori e dentro la scena, tanto da risultare sfuggente, schivo da sembrare anche una puntina antipatico ma sempre sul pezzo in ogni suo intervento, incredibilmente empatico quando sui social parla degli eventi che lo hanno colpito, profondamente umano e poetico nel raccontare la Napoli che osserva dalla sua casa di Capodimonte che affaccia sul quartiere Sanità.

Anche in questo si esprime la sua libertà, nella scelta di rimanere a Napoli, dov’è nato, pur potendo vivere nelle città in cui tanti attori sono costretti a stare per cogliere l’occasione di lavorare.

Gianfranco Gallo invece non sembra essere uno di quelli che insegue le occasioni ma piuttosto uno di quegli artisti vecchio stampo, che continua a scegliere lui, a decidere senza condizionamenti ciò che gli piace e che vuole fare.

Gianfranco Gallo è uno che le occasioni le dà, soprattutto ai più giovani, basta leggere i cartelloni dei suoi spettacoli in cui compaiono nomi di artisti bravissimi che ha scoperto lui e ai quali trasmette il suo sapere, la sua passione, soprattutto per il teatro.

Una delle tante interpretazioni di Gallo
Una delle tante interpretazioni di Gallo

Cosa significa lavorare con Gianfranco Gallo

Lavorare con Gianfranco Gallo significa immergersi in qualsiasi genere, dalla commedia al dramma, dal musical ai mostri sacri dell’800 e del ‘900, fino alle origini del teatro greco. Negli spettacoli di Gianfranco Gallo si recita, si canta, si balla e lui pignolo ed esigentissimo, pretende il massimo da tutti e da sé stesso in primis. Lavorare con lui significa avere l’opportunità di affacciarsi nella storia del teatro napoletano che poi significa in quella mondiale perché da Napoli, anche in quest’ambito artistico, è partito tutto.

Sembrerebbe la biografia di un novantenne e invece Gianfranco Gallo e un giovanissimo sessantenne che ha sulle spalle e nel cuore la storia di una famiglia di grandi artisti. Suo padre è l’immenso Nunzio Gallo, una delle voci più belle ed amate in Italia e nel mondo, oltre che attore di rilievo nel teatro dei più grandi autori napoletani del Novecento.

Sua madre è Bianca Maria Varriale, attrice televisiva e teatrale della scuola di Eduardo De Filippo, donna di rara eleganza, rimasta al centro della scena anche quando decise di ritirarsi per seguire i suoi quattro figli.

Dai suoi genitori, Gianfranco Gallo ha preso molto in eredità. La voce, attraverso cui ripercorre il panorama dei classici napoletani con maestria ed eleganza; la grazia con cui riesce a rendere la sensibilità di alcuni personaggi soprattutto al cinema, l’esuberanza nel modo di stare in scena e di dominarla quando recita in teatro.

Una famiglia di artisti quella di Gianfranco Gallo, che continua di generazione in generazione ad essere apprezzata e amata da pubblico e critica. Suo fratello, Massimiliano, che per anni ha interpretato al suo fianco commedie e spettacoli da Gianfranco stesso scritte e dirette. Gianluca Di Gennaro, suo nipote, che ha esordito giovanissimo, interprete versatile in numerose produzioni cinematografiche e televisive. E poi le sue figlie: Bianca, attrice anche lei, che porta il nome della nonna e che ricorda la sua bellezza e Greta, che studia all’università cinema e comunicazione per poter diventare drammaturga, se il sangue non mente c’è da aspettarsi tanto anche da lei.

In questa famiglia, la cui casa di Fuorigrotta era frequentata da personaggi come Claudio Villa, Sergio Bruni, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, il maestro Roberto De Simone, con cui si improvvisavano sessioni di canto e si ragionava di teatro, Gianfranco Gallo ha vissuto il fuoco sacro dell’arte rimanendone inevitabilmente scottato.

Gianfranco, date le premesse eri un predestinato, benché tuo padre ti volesse avvocato e invece De Simone fu l’artefice del tuo debutto e tuo padre ti incontrò alle prove in cui avreste recitato insieme senza che lui sapesse nulla.

Sì, fu proprio così. Andai a fare il provino dal Maestro a Posillipo, a casa sua, senza che mio padre sapesse niente. Lui non voleva, voleva che prendessi “il pezzo di carta”. Quando entrai in casa di Roberto rimasi affascinato e a bocca aperta come un bambino a Disneyland. Ricordo che sulla consolle nell’ingresso, c’era una antica Madonna sotto una campana di vetro e tutto intorno ad essa delle statuette delle “anime d’ ‘o priatorio”, quelle con le fiamme ai piedi, con aggiunta di piccoli fucili poggiati sulle braccia diretti verso la statua“.

Ma è vero che se non avessi fatto l’attore ti sarebbe piaciuto fare il giornalista? Saresti stato uno di quei giornalisti scomodi però, di quelli che raccontano i fatti senza compromessi, una cosa che fai comunque sui social.

Guarda io volevo fare lo scrittore, cosa che in parte ho fatto. Chiesi ad Aldo Bovio, figlio del grande Libero, quale Facoltà avrei dovuto scegliere per poi diventare giornalista. Lui con la sua leggendaria flemma mi disse “Fa’ ‘na cosa. Iscriviti a Giurisprudenza… quanne tutto manca faie l’avvocato”. Durante il primo anno di studi, scrissi articoli di Calcio delle categorie minori per Sport Sud e Il Mattino“.

Ed in effetti proprio come un giornalista ti occupi spesso di cronaca, di quello che accade in città. Il tuo invito a Geolier a recarsi ai funerali di Giovanbattista Cutolo, è stato toccante e rivela ancora una volta la tua capacità di analisi sociale, del saper leggere gli eventi e comprendere le dinamiche del mondo giovanile, soprattutto di quello che vive nel disagio.

Diciamo che sono molto attento e curioso ed i miei post sui Social ormai sono, possiamo dire, “attenzionati”. So che molti personaggi famosi durante una giornata passano almeno una volta a leggere cosa scrivo. Non voglio più parlare di Geolier, è troppo e giustamente famoso. Passerei per uno che sfrutta la grande popolarità di un altro. Non m’interessa. Il mio fu un post spontaneo. Scrivo quello che penso sui Social perché giornali e siti on line oggi guardano solo la TV, non s’interessano né sanno molto di Arte ad esempio. Siti importanti che poi si riducono a fare articoli su Domenica In, sulle Fiction RAI, sui Tiktoker e punto“.

Tu lavori molto con i giovani e sei impegnato nel sociale. Hai pubblicato come scrittore una serie di libri su Napoli, l’ultimo e ‘Xanadu’, il cui ricavato va ad un’associazione di supporto per incoraggiare i ragazzi allo sport.

Per i giovani ho tenuto laboratori da tantissimo tempo. Sono stato uno dei primi. Mi fa male quando però qualcuno di loro giunge al successo nel suo campo grazie ad amicizie e frequentazioni, io oltre a formarli nel Teatro, gli avevo insegnato l’opposto, la Libertà come presupposto di un’attività e di un modo di vivere l’Arte. La mia gioia è invece lo Spartak San Gennaro, una realtà unica di Calcio Sociale, con la quale togliamo praticamente alla camorra i ragazzi di Napoli. Non gli facciamo pagare nulla, ne erano otto o nove, oggi ne abbiamo più di 80. In questo mese di maggio uscirà il documentario che ho girato sullo Spartak“.

Il teatro può essere un’altra via per la salvezza dal declino che ormai non è solo sociale ma piuttosto culturale in ogni accezione possibile?

No. Il Teatro oggi è pensato, o elìte o bécero commercio. Non c’è via di mezzo. In tutti e due i casi si fa per soldi“.

Sei costantemente in attività, cos’hai in programma per chi vuole vederti all’opera?

Ora mi sto dedicando allo Spartak per avere cose più belle a cui pensare“.

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