Gianni Versace: l’uomo, lo stilista, il mito

Versace

Il 15 luglio di ventiquattro anni fa, il mito della moda italiana venne ucciso nella sua villa a Miami

Sono passati ventiquattro anni da quando Gianni Versace viene freddato da due colpi di pistola sulle scale della sua villa a Miami. Era il 15 luglio del 97′, Gianni aveva 50 anni. L’assassino, Andrew Cunanan, 28 anni, era un tossicodipendente dedito alla prostituzione sessuale, sospettato di altri omicidi. Alcuni giorni dopo venne trovato morto su una casa galleggiante in una baia. Da allora la villa di Miami ha cambiato nome, diventando The Villa Casa Casuarina, un hotel di lusso con dieci camere. 

L’uomo

Il 2 dicembre 1946, nasce a Reggio Calabria lo stilista italiano emblema della vitalità e della provocazione. Sin da bambino innamorato della moda, vive nella bottega della mamma Francesca. Sarta rinomata che istruisce Gianni con rigore e precisione. Versace nasce con un sogno, quello di disegnare abiti per donne forti, che attraverso i vestiti vogliono comunicare la loro conquistata sicurezza.

Lo stilista

Il primo dei tanti slanci della sua vita sarà la scelta di trasferirsi a Milano appena dopo aver compiuto venticinque anni. Approdato nell’epicentro dell’industria italiana, energica e sfavillante nuova capitale della moda, del design e della stampa; succede a Walter Albini, e diviene subito stilista da Callaghan. Di lì a poco collaborerà con Genny e poi Alma, fino al 1978 anno in cui sfilerà alla Permanente di Milano la prima collezione a suo nome.

Come Gianni ha sempre evidenziato che, il marchio Versace è un’azienda di famiglia, e infatti la sorella Donatella, da sempre sua musa, e il fratello Santo sono sempre stati al suo fianco. Oltre al solido rapporto con i fratelli, dalle sue creazioni traspare chiaramente il suo background natale. I numerosi riferimenti all’arte e all’architettura della Magna Grecia sono simbolo della casa di moda, primo fra tutti il logo con la testa di Medusa.

Quando le persone guarderanno a Versace, dovranno sentirsi atterrite, pietrificate, proprio come quando si guarda negli occhi la Medusa

di Gianni Versace

Gli abiti così provocatori e carichi di spirito vitale, sono velocemente divenuti famosi in tutto il mondo. Non solo sulle passerelle di alta moda, ma anche ad eventi mondani e sui red carpet, le donne più celebri del mondo indossavano Versace.

Gianni è stato il primo a plasmare la figura delle top model, e lo stile glamour del XX secolo di cui sono ambasciatrici.

Nel 1993 Gianni e Donatella al Met Gala sconvolsero il pubblico, con il primo abito bondage della storia.

1995, Prince indossa un metal top nell’inconfondibile maglia metallica di inspo punk rock, della Maison Versace.

Fotografati dal maestro Richard Avedon, Kara Young e Reinaldo avvolti in un foulard di seta – le vivaci stampe colorate connubio tra barocco e Pop Art- di Gianni Versace.

Il mito

Parlare di Gianni, elencando solo gli avvenimenti della sua vita sarebbe riduttivo e ripetitivo. Nel mondo della moda e non solo è ancora una delle figure più ammirate ed amate di sempre. Era un connubio di vitalità ed estro, era capace di sconvolgere e turbare al tempo stesso. Il leitmotiv del suo inimitabile stile era la contaminazione – di sartoria, architettura, arte, cultura pop e rock. Ai funerali le persone accorsero da ogni parte del mondo, per commemorare l’uomo, lo stilista e il mito. Simbolo del Made in Italy, Gianni Versace era sinonimo di creatività e fantasia innata, e la creatività e la fantasia non muoiono mai, respirano ancora nei suoi abiti.  

PhotoCredit: @gianniversacefanpage

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.