Gioacchino Murat, tra Storia e Leggenda

Murat

Murat è stato un protagonista assoluto della Storia del Regno di Napoli

Napoli, la nostra splendida città situata tra il mare e il Vesuvio, ha una storia ricca e affascinante che si intreccia con numerosi personaggi illustri. Tra questi spicca Gioacchino Murat, un generale francese che è stato Re di Napoli tra il 1808 e il 1815.

Un periodo di governo ricco di risultati in diversi campi, dall’arte alla legislazione passando per la riforma delle Forze Armate.

La vita di Gioacchino Murat

Gioacchino Murat nacque nel 1767 in una modesta famiglia di Lot-et-Garonne, in Francia. Divenne noto per le sue abilità militari durante le guerre napoleoniche, distinguendosi nella cavalleria. Il suo destino prese una svolta significativa quando sposò Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone, il 20 gennaio del 1800.

Questo matrimonio lo legò indissolubilmente alla famiglia Bonaparte e contribuì alla sua ascesa al potere. Nel 1808, Napoleone nominò Murat sovrano del Regno di Napoli, sottolineando l’importanza strategica della città nel Mediterraneo.

Murat portò un vento di cambiamento a Napoli, introducendo riforme amministrative, promuovendo l’educazione e cercando di modernizzare la società. La sua regalità fu caratterizzata da un mix di autoritarismo e passione per la modernizzazione, che suscitò reazioni contrastanti tra la popolazione napoletana.

Un aspetto tangibile dell’eredità di Murat a Napoli è la sua influenza architettonica. Durante il suo regno furono intrapresi importanti lavori di ristrutturazione urbana, con la creazione di piazze, strade e monumenti che ancora oggi caratterizzano la città. Piazza del Plebiscito o il Ponte della Sanità sono solo alcuni dei simboli più riconoscibili di Napoli, a fare da esempio di questo periodo di trasformazione. Tuttavia, la storia di Murat a Napoli fu segnata anche da difficoltà e contrasti.

Nel 1815, dopo la sconfitta di Napoleone, Murat tentò di mantenere il controllo del regno, ma il suo breve periodo di governo giunse a una fine drammatica. Dopo una serie di sconfitte militari da parte degli austriaci, Murat fu catturato dai militari borbonici e giustiziato da un plotone di esecuzione.

La tragica fine

Gioacchino Murat non era di certo un personaggio facile, basti pensare che dopo aver sposato Carolina, la giovane sorella di Napoleone Bonaparte, divenne presto una figura scomoda agli occhi del clero.

Questo soprattutto a causa delle sue audaci decisioni, tra cui la legalizzazione del divorzio, l’introduzione del matrimonio civile e la promozione dell’adozione, azioni che rappresentarono una rottura significativa con le tradizioni della Chiesa.

Nonostante la sua popolarità tra la gente, che apprezzava il suo temperamento appassionato e i suoi sforzi per alleviare la miseria, Murat deluse anche Napoleone tradendo la loro alleanza e siglando un accordo con l’Austria.

Quando il Re di Napoli tentò di riconquistare il suo Regno ai danni di Ferdinando IV di Borbone, fu ucciso a Pizzo Calabro il 13 ottobre 1815 con l’applicazione arbitraria della legge del 1808, emanata proprio da lui contro chiunque avesse attentato al legittimo potere costituito.

Nel momento cruciale dell’esecuzione, Murat rimase impassibile di fronte alla sua condanna. Rivolgendosi al plotone d’esecuzione, pronunciò parole che riflettevano la sua singolare personalità: “Risparmiate il mio volto, mirate al cuore, fuoco!“.

Una figura tragica che ancora oggi è parte integrante della storia di Napoli.

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