Giobbe Covatta, come con una risata si può cambiare il mondo

Giobbe Covatta

Il modo di essere di un personaggio pubblico come Giobbe Covatta

Se con De Crescenzo abbiamo parlato dell’ultimo dei filosofi napoletani, vorrei andare oggi a guardare un altro degli ultimi. In questo caso lo definirei dei sognatori. Di attori di un certo valore ne abbiamo avuti tanti in quel di Napoli, ugualmente per comici, commediografi e scrittori e son sicuro che ne avremo molti altri ma io sono un nostalgico e se dovessi pensare ad un nome ce n’é solo uno che me ne viene in mente. Un nome che racchiude in sé tutte le attività sopracitate. Quale? Quello di Giobbe Covatta.

Napoletano di adozione? No, grazie

Come al solito facciamo un excursus sulla persona per poi andare a vedere il personaggio. Lo so, lo so, non è nato a Napoli bensì a Taranto ma, trasferitosi all’età di tre anni, possiamo considerarlo concittadino a tutti gli effetti. Non credete? Siamo inclusivi noi! Giobbe, il cui vero nome è Gianmaria, comincia come animatore turistico per poi spostarsi sulle scene teatrali e cinematografiche. Il trampolino di lancio? Come al solito Maurizio Costanzo che, grazie al suo Show, nel 1990 gli dà risalto nazionale.

Molti sono i film in cui ha recitato, tra i quali ricordiamo Pacco, doppio pacco e contropaccotto, film del 1993 in cui recita con gente del calibro di Leo Gullotta, Enzo Cannavale e Marina Confalone. Se però c’è un luogo in cui dà il suo meglio è il teatro.

Covatta trova la sua vera casa sul palcoscenico per eccellenza, laddove un attore, un performer, non ha possibilità d’errore, di ripetere la scena e, dato che la perfezione non esiste, semmai l’errore dovesse esserci, essere bravi a recuperare in una frazione di secondo. Mi è capitato più volte di assistere allo stesso spettacolo teatrale e la performance non è mai la stessa, le piccole differenze rendono ogni volta uno spettacolo uguale, diverso.

C’è, però, una particolarità nelle sue rappresentazioni. Definire una persona monotematica sarebbe, in generale, un’offesa ma nel caso specifico, invece, è tutt’altro. Perché? Perché Giobbe Covatta fa ridere facendo riflettere. Ci troviamo davanti ad una persona che per lavoro ha deciso di incorniciare, attaccando neanche troppo velatamente, quelli che sono i problemi del mondo intero, non fermandosi a Napoli ma parlando anche di essa.

Facciamo alcuni esempi partendo da un po’ più indietro

Nel 1979, Massimo Troisi porta in TV uno sketch in cui si ritrova a parlare con Dio in persona, un monologo più che altro dato che non ci sono risposte che sono, però, intuibili grazie a ciò che lo stesso Troisi continua a dire sul palco. Obbligo di visione.

Anni dopo, nel 1999, Covatta scrive un libro (tra le sue tante attività che poi vedremo, è anche uno scrittore) che intitola Dio li fa e poi li accoppa da cui trae uno spettacolo esilarante in cui uno sfaccendato napoletano si ritrova a parlare con l’Altissimo che, in questo caso, ha una voce ed una personalità ben precisa, il quale gli comunica di voler resettare il mondo dato il fallimento degli esseri umani.

Guardarlo interpretare vari personaggi, portando all’estremo lo stereotipo di alcuni, è un vero piacere per lo spettatore che si trova proiettato davanti a situazioni alle quali normalmente non pensiamo. Povertà, imbrogli, manipolazioni, scaricabarili e giustificazioni portate alla sua maniera rendono il tutto esilarante e superficiale ad un primo impatto ma, se guardati con occhi più profondi, giungono a riflessioni molto più profonde.

Una risata come arma

Ed è proprio qui che volevo arrivare, la sua comicità l’ha usata come arma per disarmare gli ipocriti ed i perbenisti che di certi argomenti non parlano per una sorta di buoncostume o, volendo essere malpensanti, per semplice tornaconto personale.

Perché? Perché un’altra delle sue attività è quella di Ambasciatore di AMREF, acronimo di African Medical and Research Foundation, fondazione che si occupa di migliorare il livello della medicina in tutta l’Africa formando sul posto personale capace e qualificato e, in aggiunta a questa, è testimonial di Save the Children, altra ONG per la salvaguardia dei diritti dei bambini. Ci sono anche attività politiche in tutto questo, anche di un certo peso, attività che rispecchiano il suo modo di vedere il mondo ed eventuali modi per risolvere i problemi che lo attanagliano.

Informare con la risata, abbattere le barriere dell’ignoranza con un sorriso e, attenzione, con interventi attivi che lo stesso Covatta continua a fare nonostante l’età. Raccolte fondi, viaggi nei luoghi più poveri dell’Africa, attività di beneficenza atte a creare un mondo migliore.

Ce ne sarebbero tanti altri di esempi da fare su come questo artista napoletano ha provato a migliorare il pianeta ma diverrebbe un elogio più che un articolo, quindi, l’unico consiglio che mi viene in mente di darvi è quello di leggere i suoi libri, attentamente, recuperare i suoi spettacoli osservandoli ed ascoltandoli meticolosamente, in modo critico. Riderete comunque ma, alla fine (si spera) qualcosa dentro di voi si sarà mosso. Un movimento emozionale che potrebbe servire, nel nostro piccolo, a fare qualcosa di concreto.

È dai piccoli passi che si vede quanto siamo disposti a farne di lunghi e lui, il buon Covatta, è campione mondiale di passo lungo. Nonché di risata contagiosa ed immensa intelligenza.

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