Guida al programma elettorale di Giorgia Meloni: i 6 punti che non tornano

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Giorgia Meloni pubblica il manifesto elettorale di Fratelli d’Italia: ecco cosa non torna

Giorgia Meloni fa parlare di sé, del suo partito e delle prossime elezioni: perché caduto un governo se ne fa un altro, e l’Italia è ben più che abituata. Nel caldo torrido la crisi di governo ha raggelato gli animi, ma Giorgia, la mamma, la cristiana, li ha subito riscaldati.

E magari ha fatto fare pure un viaggio nel tempo; d’altronde il gusto per il vintage fa parte dei nostri strani tempi. Ma, forse, ci ha riportato in un tempo in cui non ci piace stare. E ha fatto pure spaventare Elodie: non si fa, Giorgia, non si fa.

Ma vediamo questo programma elettorale in 6, strani, punti.

Il programma di Fratelli d’Italia firmato da Giorgia Meloni

  1. Difesa della famiglia naturale, lotta all’ideologia gender e sostegno alla vita.
    Quando si legge questo punto si è dipinge nella mente, d’istinto, l’immagine di un grande e grosso uomo barbuto con una clava, vestito con pelli d’animali morti ammazzati, e una donna dagli zigomi importanti, impaurita, che avvolge dei marmocchi. Ma questo modo di immaginare la famiglia naturale è sicuramente figlio dell’ideologia gender che ha lobotomizzato le menti.
  2. Difesa della sovranità nazionale. Ridiscussione di tutti i trattati UE: dall’euro al fiscal compact.
    Il sapore del vintage si fa sentire, come quello della nostalgia: il ritorno alla lira. D’altronde l’Italia ama le storie dei grandi ritorni. Giorgia Meloni vuole che l’Italia sia unica e sola. Bell’idea in un mondo globalizzato indirizzato dall’economia di mercato.
  3. Revisione della legge sulla tortura. Chiusura dei campi nomadi. Legge che dica che la difesa è sempre legittima.
    Introdurre tortura e macchina della verità: così l’Italia diventa un gran bel film di James Bond. E nel calderone togliamo da mezzo ‘sti nomadi, perché sai com’è, disturbano. Ma diciamo che la difesa è sempre legittima. Bisogna dare unitarietà. Una certa coerenza, insomma.
  4. Controllo delle frontiere e blocco navale e bla, bla, bla…
    Di nuovo con la solfa contro l’immigrazione, ma con qualcosa di nuovo: No ius soli, e si sapeva, ma “quote di immigrazione regolare solo per nazionalità che hanno dimostrato di integrarsi e che non creano problemi di sicurezza”. Giorgina ci tiene a dire non sono razzista, ma… infatti, vuole accogliere solo bravi ragazzi. Come fa a deciderlo? Beh, ovvio: la tortura e la macchina della verità del punto 3.
  5. Tutela della nostra identità dal processo di islamizzazione. Nessun cedimento a chi vorrebbe eliminare i simboli della nostra tradizione cristiana, vietare il presepe o rimuovere i crocifissi dai luoghi pubblici. Tetto al numero massimo di alunni stranieri per classe
    Questo punto scritto ovviamente con un’arancia in bocca. La nostra tradizione cristiana tipica del “aiuta il prossimo tuo, ma che sia italiano”, dei luoghi pubblici assolutamente non laici. Sì al crocifisso, no agli agrumi.
  6. Divieto di utilizzo di termini stranieri negli atti ufficiali. Abolizione del tetto all’uso del contante. Flat tax da subito al 15% per famiglie e imprese sul reddito incrementale rispetto all’anno precedente e successivamente per l’intero reddito prodotto
    Giorgia Meloni qui ha strappato un sorriso: no ai termini stranieri, ma Flat tax va bene. E non vediamo l’ora di condividere il lavoro-intelligente, da un telefono-intelligente, su Faccialibro, dopo aver prenotato la cena su GiàMangiare.

Un programma elettorale pericoloso

Questi sono soltanto alcuni dei punti del programma per intero. Si leggono con noia e un po’ di brivido. Questa strana salsa populista e sovranista, con ogni probabilità andrà a pungolare la pancia di molti. E alle prossime elezioni, stando ai sondaggi, le possibili liste di centrodestra sono in vantaggio. Con Giorgia Meloni in testa.

Fratelli d’Italia può essere il partito che riscuoterà maggiori preferenze. La spiccia ironia può esser poco più di un palliativo di fronte ad un programma politico così carico d’odio e di paura. Il voto non fa mai paura, ma alcune idee sì.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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