La memoria di Mahatma Gandhi nella giornata internazionale della nonviolenza

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Il 2 ottobre 1869 nasceva Mahatma Gandhi. Il ricordo della sua figura e del suo operato nella Giornata internazionale della nonviolenza

Oggi, nella Giornata internazionale della nonviolenza, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite in concomitanza con l’anniversario della nascita di Gandhi, ricordiamo e celebriamo il messaggio di un uomo che, tanto più nell’età presente, dovrebbe guidare le nostre scelte e azioni.

Il 2 ottobre 1869 nasceva a Porbandar, città dell’ex Impero anglo-indiano, Mohandas Karamchand Gandhi. Politico, filosofo e attivista, la “grande anima” dell’India (questo il significato letterale di Mahatma, in sanscrito) ha promosso e guidato alcuni tra i più grandi movimenti in difesa dei diritti civili della storia contemporanea.

Fondando il suo operato sul principio del Satyagraha, vale a dire la resistenza all’oppressione attraverso la disobbedienza civile, Gandhi ha reso la propria figura un esempio e una guida ispiratrice in una lotta contro l’ingiustizia che, rinunciando ad ogni forma di violenza, mira a conquistare la libertà e la pace.

Il movimento dei diritti civili in Sudafrica: il principio del Satyagraha come strumento per una lotta che rinuncia alla violenza

Gli anni trascorsi in Sudafrica, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo, vedono Gandhi impegnato nella difesa dei diritti civili della popolazione indiana residente nel Paese. Assistendo a numerosi episodi di ingiustizia e razzismo, infatti, il grande Mahatma matura la necessità di prender parte attiva in una lotta contro i soprusi e le disparità sociali ed economiche mediante campagne e petizioni volte a richiedere il contributo dell’intera popolazione e ad attirare l’attenzione internazionale.

La lotta promossa e guidata da Gandhi, tuttavia, rinuncia ad ogni forma di violenza, fondandosi sul principio del Satyagraha.
Si tratta di una teoria etica e politica elaborata dallo stesso Gandhi durante il periodo trascorso in Sudafrica e basata sul concetto di disobbedienza civile, di un’opposizione “non violenta” che trae la sua vera forza dalla fede nella verità, dalla ricerca della verità. Seguendo questa linea etico-politica, furono in migliaia gli indiani imprigionati e frustati, alcuni persino giustiziati, per essersi opposti attraverso scioperi e manifestazioni condotti in modo pacifico.

La popolazione indiana accettava e subiva le punizioni previste reagendo con vigore e coraggio alla repressione del governo. Il risultato, dopo anni di lotta pacifica e non violenta, si espresse nella legalizzazione dei matrimoni misti e nell’abolizione di una specifica tassa imposta alla popolazione indiana.

La nonviolenza è il primo articolo della mia fede. È anche l’ultimo articolo del mio credo

La lotta per l’indipendenza dell’India (1914 – 1947)

Negli anni successivi al periodo trascorso in Sudafrica, Gandhi è impegnato in un lungo viaggio attraverso l’India, per conoscere le condizioni socioeconomiche delle regioni ed entrare in contatto diretto con la popolazione del suo Paese.

È qui che ha inizio, nei villaggi e fra gli strati più bassi della società, una poderosa attività di sostegno alle popolazioni costrette a subire l’oppressione e le ingiustizie di un governo coloniale. Le numerose iniziative, organizzate dal Mahatma e dai suoi collaboratori e volte a fornire alla popolazione il supporto necessario alla ripresa delle attività produttive e alla costruzione di nuove infrastrutture efficienti, condussero al risveglio di una coscienza politica nazionale. Una coscienza politica, ma soprattutto sociale e culturale, che desiderava affrancarsi dall’imposizione di un potere straniero e aspirava ad ottenere l’indipendenza del paese.

Gandhi si fece allora promotore e guida di un nuovo obiettivo, battendosi, al fianco del Congresso Nazionale Indiano, per l’indipendenza nazionale. Ponendosi a capo di un vero e proprio movimento anticoloniale, operò attivamente allo scopo di raggiungere quella che da lui stesso fu definita Swaraj, vale a dire un’indipendenza individuale e spirituale, oltre che politica.

Ancora una volta, la strategia da adottare si appella al concetto di Satyagraha, evitando incursioni violente e azioni terroristiche e puntando all’autonomia e all’autosufficienza economica dell’India attraverso l’impiego di beni locali e il boicottaggio di quelli stranieri. In questo modo, il Mahatma invitò la popolazione alla ribellione non violenta e in tutto il Paese furono organizzate grandi manifestazioni di protesta che, tra il 1946 e il 1947, costrinsero il Regno Unito a trasferire il potere agli indiani per la formazione di un governo indipendente.

Giornata internazionale della nonviolenza: attivisti che hanno ereditato il messaggio del grande Mahatma

La figura di Gandhi ha ispirato movimenti di difesa dei diritti civili in tutto il mondo e l’opera di numerosi attivisti che, dopo di lui e in tempi recenti, hanno lottato perseguendo quegli stessi ideali di cui il Mahatma è stato fondatore e teorico.
In primo luogo, il politico e attivista sudafricano Nelson Mandela ha fatto proprie le teorie di opposizione non violenta elaborate da Gandhi mentre guidava il movimento antiapartheid e lottava per liberare il suo popolo dall’oppressione coloniale e riconquistare libertà e parità di diritti. Pochi decenni dopo, il suo impegno fu affiancato e proseguito negli Stati Uniti da Martin Luther King, attivista e politico che, a capo del movimento per i diritti civili degli afroamericani, condusse una strenua battaglia contro il razzismo e i pregiudizi etnici promuovendo i valori di resistenza non violenta e di solidarietà umana.

Non va dimenticato, inoltre, nella Giornata internazionale della nonviolenza, la partecipazione attiva alla lotta per la difesa dei diritti civili da parte di Aung San Suu Kyi e di Malala Yousafzai. Entrambe hanno offerto il loro straordinario contributo alla riconquista della libertà contro l’oppressione del potere dittatoriale e alla riaffermazione del diritto d’istruzione per donne e bambini negato nei regimi islamici.
Infine, alla lotta condotta da numerosi attivisti in tutto il mondo si unisce l’impegno del medico e filantropo italiano Gino Strada, che, mediante la fondazione dell’ONG “Emergency”, ha dedicato la sua vita e la sua carriera professionale al sostegno delle vittime di guerra, dichiarandosi sempre contrario ad ogni forma di violenza ingiustificata.

La memoria di Gandhi nella Giornata internazionale della nonviolenza

Chi ci ha preceduto ha dedicato la propria vita alla causa dei diritti civili, affinché la giustizia e la libertà fossero garantite equamente a tutti i popoli e la violenza venisse sostituita dal dialogo e dall’impegno per il bene comune. Ma oggi, nella Giornata internazionale della nonviolenza, spetta a noi ricordare l’importanza e la necessità dei valori che hanno motivato la resistenza opposta da Gandhi e altri attivisti ai pregiudizi e alle disuguaglianze. E agire, percorrendo la strada da loro tracciata.

Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fin tanto che non vengono trasformati in azioni.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

Mahatma Gandhi

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.