Il bullismo si combatte restando uniti

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Il bullismo e il cyberbullismo

7 febbraio: giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, che purtroppo, essendo fenomeni così diffusi, di certo non hanno bisogno di presentazioni. Non sono io a dovervi illustrare il bullismo e il cyberbullismo, basta che vi fermiate a guardare negli occhi un bambino con qualche kg in più qualche minuto prima che suoni la campanella. O che vi fermiate a guardare il viso rivolto verso il basso di una ragazza colpita dall’acne, che cerca in tutti i modi di non incrociare gli sguardi della gente. Basta osservare tutte le foto che una persona elimina dai social dopo aver ricevuto anche un solo commento negativo, seguito poi dagli infiniti: ” no io non voglio farmi le foto” anche ad eventi importanti.

Una cicatrice che non si risana

Sono tanti i bambini, i ragazzi, gli adulti che hanno sofferto, e soffrono di bullismo e di cyberbullismo. Sono tanti quelli che lo confessano, quelli che lo dicono, anche se con un po’ di vergogna. E sono tanti anche quelli che invece lo tengono nascosto, che soffrono in silenzio, che ingoiano il rospo, a volte troppo grande, ma poi fanno un grande sorriso e rispondono:

“Si mamma, a scuola tutto bene. Niente di nuovo”

“Indossa maglie più larghe, che con quelle strette ti si vede tutta la pancia”

“Non parlare tu che sei solo una brufolona”

“Aggiustati i denti prima di ridere”

Sono parole che vengono dette credendo che non abbiano un peso. Credendo che non feriscano, che non entrino nella mente, nel cuore e nell’anima. In realtà però quelle parole fanno male, più di uno schiaffo, più di un pugno e più di un calcio. Quelle parole penetrano la tua persona, si fanno posto tra i tuoi pensieri, e restano lì. Si mettono seduti comodi, e quando è il momento di uscire, quando è il momento di stare in mezzo alla gente, si fanno sentire. Ti vesti, ti trucchi, metti il tuo miglior rossetto e “toctoc”, eccole lì che ti bussano. Eccole lì che ti ricordano chi sei, o meglio, chi pensi di essere, per colpa di altri.

Una battaglia da combattere insieme

Gli insulti, le risate fatte alle spalle, gli schiaffi, i commenti negativi, devono però essere la nostra battaglia. Sono i nostri nemici da sconfiggere, non da assecondare. É una battaglia che bisogna combattere, tutti insieme. Da soli si può, da soli si è forti, e da soli possiamo raggiungere qualsiasi obiettivo, ma con gli altri diventa più semplice, diventa più bella anche la vittoria. Dobbiamo confidarci, dobbiamo parlare, e dobbiamo chiedere aiuto. E dobbiamo poi, saper aiutare, dobbiamo saper consolare e non dobbiamo girarci dall’altra parte. Altrimenti non saremo migliori di chi compie atti di bullismo e cyberbullismo, mai. Dobbiamo porre la nostra mano, salvarli, e non giudicarli. Dare loro i nostri occhi, per far sì che loro si vedano per quello che sono realmente, che va al di là dei kg, al di là di un sorriso perfetto, e al di là di una pelle liscia e luminosa.

Accettare se stessi

É una giornata importante questa, è la giornata in cui dobbiamo capire che la perfezione non esiste. Che tutti possiamo avere dei difetti, che non sono questi a determinare la nostra persona, perché nella vita ciò che conta è la nostra anima, il nostro carattere, la nostra forza di volontà. Nient’altro.

Non siamo mai soli, c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltarci e ad aiutarci.

Smettiamola di pensare di essere sbagliati, perché la verità è che in giro c’è solo tanta cattiveria.

É sbagliato fingere che vada tutto bene, se nulla va bene. Soffrire è umano, non dobbiamo vergognarcene mai.

Dobbiamo imparare ad amare noi stessi, e per iniziare a farlo vi consiglio la lettura di questo breve articolo https://www.ambasciator.it/amati-per-sempre/.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.