Giornata Mondiale della salute mentale: cinque frasi da NON usare

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La giornata mondiale della salute mentale è un’ottima occasione per ricordarci di dare il giusto peso alle parole che pronunciamo

Domenica 10 ottobre è la giornata mondiale della salute mentale, messa a dura prova negli ultimi anni.
Questa giornata, istituita nel ’91, dovrebbe ricordarci di non sottovalutare assolutamente il benessere psichico perché rientra anch’esso nel più ampio ambito della salute della persona, e va curato e tenuto sotto controllo al pari di ogni altro campo fisiologico. 

Canalizzare l’attenzione sul tema può essere un’occasione per soffermarci su un aspetto particolare: quanto, nel lessico quotidiano, facciamo uso improprio di termini che indicano vere e proprie patologie?

Ci sono alcune parole che dovrebbero essere utilizzate con maggiore ponderazione e responsabilità, senza dimenticare il loro reale significato: patologie cliniche e sofferenze ben diverse da quelle che, nella maggior parte dei casi vorremmo intendere. Il risultato di queste disattenzioni può essere molto pericoloso, potremmo arrivare a sottovalutare situazioni di reale difficoltà o persino confonderle. Se il linguaggio è il riflesso della mentalità di una società, questo non è di certo un buon segnale. Vediamo alcune di queste espressioni:

1. “Mi sento un po’ depresso/a”

Questa è una delle frasi più tristemente usate in maniera del tutto inopportuna. Molto spesso chi usa questa espressione vuole semplicemente designare uno stato di tristezza, di attivazione emotiva temporanea. In realtà la depressione è un disturbo clinico, una vera e propria patologia con una sua sintomatologia specifica. ecco alcuni sintomi da tenere presenti quando usiamo questo termine:

-ridotta capacità di concentrazione

– tendenza a incolparsi, svalutarsi, sentirsi indegni

– tristezza quotidiana, pensieri frequenti al suicidio 

– affaticamento

-riduzione del sonno

-riduzione dell’appetito

– irritabilità

Chi è depresso si ritrova chiuso in una bolla, presenta difficoltà a far comprendere il proprio malessere agli altri. Si sente circondato da persone che, non riuscendo a empatizzare realmente con il problema, lo sottovalutano. In realtà ci sono motivazioni cliniche che non permettono alla persona affetta di risolvere il problema autonomamente. Perché il trattamento che riserviamo a un osso rotto è così diverso? Siamo così incapaci di dare valore a un dolore che non tocchiamo con mano?  
Così, finiamo per utilizzare senza alcun tipo di rispetto termini di questa portata per parlare della nostra giornata storta.

2. “Mi ammazzo”

Il suicidio è l’atto autolesionista più estremo che si possa compiere, è la punta dell’iceberg sotto al quale giace un blocco di sofferenze incomprensibili a chi non le ha vissute. Coloro che arrivano a compiere un gesto di tale entità sono vittime e da tali devono essere trattate. Proprio per questo motivo, oltre alla giornata mondiale della salute mentale, è stata istituita una giornata per la prevenzione dei suicidi il 10 settembre. Usare termini di questo genere nel linguaggio quotidiano è molto pericoloso, non vanno assolutamente privati della loro componente tragica, emotiva, impattante. Il suicidio è una tragedia, non può essere una battuta sarcastica.

3. “Che ansia!”

I disturbi d’ansia sono una serie di disturbi psichiatrici che portano con sé una sintomatologia anche fisica. Ecco alcuni esempi 

  • Tachicardia
  • Affanno 
  • Disturbi intestinali
  • Dermatite 
  • Insonnia 
  • Inappetenza 

I disturbi d’ansia hanno a che fare anche con attacchi di panico e disturbi fobici che possono turbare seriamente la quotidianità dell’affetto dalla patologia. Cerchiamo di discernere con consapevolezza il normale stress legato a situazioni contingenti da una vera e propria patologia invalidante.

4. “Ma sei bipolare?”

Questa frase viene di solito rivolta con ilarità a chi manifesta cambi di umore molto repentini nell’arco di un lasso di tempo breve. 

Il disturbo bipolare è un disturbo della personalità. In realtà un soggetto bipolare vive alternando diverse fasi che lo portano sempre a picchi umorali estremi che, se non controllati, possono essere fonte di pericolo. Le fasi inquadrabili sono tendenzialmente tre anche se ogni caso è chiaramente a se stante:

  • Fase depressiva che porta con sé una generale svalutazione della persona e perdita di interesse generalizzata 
  • Fase maniacale caratterizzata da una sensazione di onnipotenza ed eccessivo ottimismo 
  • Fase disforica che si distingue dalla fase maniacale primariamente per un senso costante di rabbia e ingiustizia subita. Questo si traduce in irritabilità e intolleranza e, spesso, in aggressività. il soggetto diventa incapace di valutare correttamente le conseguenze dei propri comportamenti.
    L’istituzione di una giornata internazionale dedicata alla salute mentale è uno strumento importante anche per acquisire conoscenze a proposito di questo tipo di disturbo, oltre che per sensibilizzare.

5. “Devi mangiare, sei anoressica\o!”

Molto spesso capita di rivolgere frasi del genere a persone che presentano una fisionomia magra ma perfettamente in salute. L’anoressia, invece, è uno dei disturbi alimentari più gravi che, alle estreme conseguenze, può portare alla morte.  

Coloro che si ammalano di anoressia, non riescono ad alimentarsi correttamente a causa di un malessere psichico così profondo che li porta a non essere in grado di guardarsi allo specchio percependo la propria reale immagine. Non ha nulla a che vedere con l’essere molto magri.

Come sfruttare la giornata mondiale della salute mentale

Questi sono alcuni esempi, particolarmente rappresentativi, di una tendenza sempre più generalizzata e allarmante. 

Le parole sono le uniche alleate che abbiamo per non rimanere soli. I diversi lockdown, le chiusure e la mancanza di socialità che hanno caratterizzato il 2020 dovrebbero averci impartito bene questo insegnamento, oltre ad aver messo a dura prova la salute mentale di ciascuno di noi. La letteratura, la storia  sono piene di racconti in cui si è gridato al fuoco senza necessità reale e poi l’incendio, quello vero, ha provocato stragi indicibili. Facciamo che questo non sia il caso. Usiamo la giornata mondiale della salute mentale per ricordarlo e rendiamo nostra questa consapevolezza tutti gli altri giorni.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.