Crimini contro i giornalisti: una Giornata Mondiale per mettere fine all’impunità

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Ricorre oggi la Giornata mondiale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti. Appena un mese fa, due giornalisti hanno vinto il premio Nobel per la Pace

Morire di libertà di stampa: dal 1996 ad oggi i giornalisti uccisi nel mondo sono stati circa 2300. Non a caso il Premio Nobel per la pace 2021 è stato assegnato ai due giornalisti Maria Ressa e Dmitry Muratov “per i loro sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, che è una precondizione per la democrazia e per una pace duratura”

Ressa, cittadina filippina naturalizza statunitense, cofondatrice del sito Rappler, nota rivista con una particolare attenzione circa l’operato del governo del presidente Rodrigo Duterte, e riguardo la “guerra alla droga”.

Muratov, caporedattore del giornale d’inchiesta russo Novaya Gazeta, la testata per la quale scriveva la giornalista russa Anna Politkovskaya, uccisa nel 2006, ha lottato per l’indipendenza e i diritti dei giornalisti. Nel 1993 è stato tra i fondatori di Novaja Gazeta, che tratta di argomenti solitamente censurati, basti pensare che da quando ha aperto sei giornalisti sono stati uccisi.

Non si muore solo di guerra

Dal 2016 il numero dei giornalisti uccisi in zone di guerra tende a diminuire, ma aumentano le vittime nei Paesi pacifici: nel 2016, il 58% dei giornalisti è stato uccisi in zone di conflitto contro il 32% di quest’anno. Spesso inoltre la morte per i giornalisti in paesi esteri spesso avviene in modo cruento.

Il perchè dell’impunità nei confronti dei giornalisti

Il succo della questione circa l’impunità deriva dalla situazione preoccupante degli ultimi undici anni, durante i quali quasi 1.000 giornalisti sono stati uccisi per aver cercato di scoprire alcuni eventi e informare il pubblico.

Spesso i giornalisti vengono assassinati in contesti non di guerra, nello specifico 9 casi su 10 restano impuniti. Queste cifre, tratte dal Rapporto Unesco al 30 ottobre 2019, non includono i molti altri giornalisti che affrontano quotidianamente aggressioni non mortali, comprese torture, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie, intimidazioni e molestie oltre ai rischi specifici per le giornaliste donne, inclusa la violenza sessuale.

“Se è dovere del giornalista perseguire con scrupolo e responsabilità la ricerca della verità è altrettanto sua prerogativa poter svolgere la propria professione in modo pieno e senza limitazione o pregiudizio alcuno. Il giornalismo, quando è svolto con rigore e con coraggio, costituisce un presidio irrinunciabile della democrazia stessa e un incredibile strumento di tutela della legalità e di lotta al degrado sociale, politico ed economico”.

La Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati

Secondo Reporter Senza Frontiere, più di un terzo della popolazione mondiale vive in nazioni dove non esiste libertà di stampa. Inevitabilmente, queste persone vivono in stati dove non esiste un sistema democratico o dove esistono gravi carenze nel processo democratico.

I più importanti casi nei quali non solo la libertà di stampa non è stata garantita, ma è stata messa a tacere

Daphne Caruana Galizia

Il 16 ottobre 2017 a Malta, fu uccisa da una bomba Daphne Caruana Galizia, reporter maltese componente del team internazionale di giornalisti di inchiesta vincitore del Pulitzer 2017 con le rivelazioni sui Panama Papers.

La violenta esplosione sparse pezzi del veicolo nei campi vicini. Il corpo fu ritrovato dal figlio Matthew, che sentití l’esplosione dalla loro casa. Caruana Galizia aveva riferito di aver presentato una denuncia alla polizia per minacce circa due settimane prima della sua morte.

La carneficina di Charlie Hebdo

Settimanale periodico francese di satira noto alla croaca per l’attentato subito nel gennaio del 2015, rimasero uccise 12 persone tra le quali il direttore del giorale e diversi collaboratori che erano occupati in una riunione. Ovviamente la notizia fece il giro del globo, lasciando tutti sgomenti.

Giancarlo Siani

Siani era un giornalista napoletano, la cui uccisione fu ordinata dal boss Angelo Nuvoletta, per volontà del Mafioso Totò Riina, capo di Cosa nostra. Il motivo dell’assassinio fu un articolo del 10 giugno 1985, in cui Siani informò l’opinione pubblica che l’arresto del boss Valentino Gionta era stato possibile grazie a una soffiata degli storici alleati Nuvoletta, che tradirono Gionta in cambio di una tregua con i nemici casalesi.

Roman Protasevich

Roman giornlastista bielosusso, protagonista del noto dirottamento di un volo nel maggio del 2021

Maria Grazia Cutuli

Dopo gli attentati dell’11 settembre la giovane giornalista fu inviata in Afghanistan, dove trvò la morte subito dopo aver scritto il suo articolo circa il ritrovamneto di un deposito di gas nervino nella base di Osama bin Laden.

Ilaria Alpi

Inviata del tg3 in Somalia, avrebbe scoperto un traffico internazionale di rifiuti tossici prodotti nei Paesi industrializzati, tra i quali l’Italia, e dislocati in alcuni paesi africani in cambio di tangenti e di armi scambiate con i gruppi politici locali.

Alpi e Hrovatin il suo cameramen, furono uccisi in prossimità dell’ambasciata italiana a Mogadiscio. La giornalista e il suo operatore erano di ritorno da Bosaso, città del nord della Somalia il caso venne poi reso famoso per le indagini fatte.

La libertà di stampa in Italia

Secondo il rapporto di Reporter Senza Frontiere e Fnsi il nostro paese risulta al 41° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa dovuta alla situazione in cui si trovano numerosi reporter; minacciati, sotto scorta e in gravi situazioni di precariato dovuti alla poca tutela della legge.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.