Cari insegnanti, con questa lettera vi dico grazie!

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Il 5 ottobre è la Giornata mondiale degli insegnanti, creata dall’UNESCO nel 1994 con lo scopo di dare maggior rilievo a questa professione. Oggi li ringraziamo con una lettera da parte di chi li conosce meglio: gli studenti

Il 5 Ottobre è la Giornata mondiale dedicata agli insegnanti. Creata dall’UNESCO nel 1994, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale del lavoro e con lEducation International, in questa giornata così importante si mira a valorizzare una professione che ha le sue origini nel mondo antico già con la figura del precettore, il quale si occupava dell’educazione dei figli dei ricchi e dei nobili. Nel ventunesimo secolo il lavoro dell’insegnante, nonostante abbia subito molte trasformazioni nel corso dei secoli, richiede sempre due requisiti intramontabili: la responsabilità e la passione
Oggi vogliamo ringraziare gli insegnanti per il lavoro che svolgono ogni giorno con una lettera scritta da chi li conosce meglio: gli studenti

Riceviamo e pubblichiamo: cari insegnanti, con questa lettera vi dico grazie!

Cari insegnanti, se esiste una Giornata mondiale dedicata a voi, c’è sicuramente una ragione che spiego subito: l’insegnamento non è un mestiere che si sceglie. Forse non è nemmeno un mestiere. L’insegnamento è l’arte di aver capito, più degli altri, come aiutare le anime a leggersi, ad ascoltarsi e, soprattutto, come aiutarle a dialogare con sé stesse per il resto della vita. 
L’insegnante è la mano che ho afferrato da quando a stento sapevo pronunciare il mio nome, fino a quando sono cresciuta abbastanza per capire che bisogna sognare tanto in grande in un mondo che ci riserva uno spazio piccolo

Voi siete stati lo sguardo serio di cui avevo bisogno nei momenti opportuni e i sorrisi di approvazione ad ogni mio progresso. Siete stati la risposta empatica e intrisa di saggezza ai primi drammi della vita che i miei occhi raccontavano più delle parole, e l’ago della bilancia che dava sempre il peso giusto alle questioni che non sapevo gestire. 
Voi siete stati quelle chiacchierate in un’ora libera dalla lezione, in cui si smetteva di parlare di scuola e si cominciava a parlare della vita
In un percorso di crescita fatto di cambiamenti radicali, l’unica certezza che ho sempre avuto è stata quella di avere al mio fianco un insegnante, che indipendentemente dal fatto che il suo nome continuasse a cambiare nel corso degli anni di scuola, sapevo che sarebbe stata l’unica persona a rispondere alle mie domande su un’infinità di cose che ancora non conoscevo. 

Cari insegnanti, vi scrivo dal mio percorso finito, per cui adesso non ho più l’occasione di voltarmi indietro e di vedere che lì, seduto dietro la scrivania, ci sia qualcuno che pensa al mio futuro come lo faccio io. È per questo che vi dico che, in questi lunghi anni, qualsiasi sia stato il vostro nome, la materia che insegnavate, o il vostro colore di capelli, voi avevate quella stessa caratteristica che ricercavo e ritrovavo ogni volta: l’incoraggiamento a coltivare i sogni con l’impegno, e soprattutto con la passione, primo vero motore per cui i sogni e la felicità esistono. 
Vedete, in questa lunga lettera che vi scrivo, non faccio riferimento all’insegnamento di una materia scolastica, perché voi mi avete trasmesso la certezza che l’insegnante è per prima cosa un educatore, poi il depositario di quella saggezza che mi incoraggiava a riflettere e, solo infine, un docente di Lettere, di Scienze, di Matematica. 

Me lo ricordo quando vi chiesi perché aveste scelto proprio questo mestiere e non un altro. Mi correggeste. Diceste che questo non è un mestiere e che non lo avevate nemmeno scelto. Insegnare è una missione che ha un calibro di responsabilità tale che fa prima a sceglierti lei, e quando finalmente decidi di insegnare, hai deciso, in verità, di imparare attraverso gli occhi trasparenti dei più giovani, in cui si leggono la paura e l’incertezza, ma anche il verbo sempre coniugato al futuro, verso i sogni. 

Ecco, se dovessi restituirvi un insegnamento prezioso che in questi anni mi avete trasmesso, vi direi che ho ben capito, adesso, la differenza tra insegnante e maestro. Ho capito, soprattutto, che non tutti gli insegnanti sono maestri e so come riconoscerli senza troppa fatica: basta guardare i vostri, di occhi, che sono la prima porta di accesso diretto al cuore. Se questi sono luminosi, entusiasti come quelli di un adolescente, ma anche attenti come quelli di un adulto, allora chi abbiamo davanti non è soltanto un maestro, ma è quell’impronta destinata a durare per sempre nella nostra vita. E io la sento, l’impronta riservata ad ognuno dei maestri che ha attraversato la mia adolescenza.  
Una Giornata mondiale non basterebbe per riconoscervi tutto quello che fate per ognuno di noi, ma sono sicura che non ci sia nulla di più magico in questo lavoro di avere la certezza che in qualsiasi punto del mondo, ci sarà sempre uno studente che oggi può dire di essere qualcuno per merito vostro

Da una studentessa il cui futuro, forse, è stato già scelto da quella missione che scelse voi: afferrare la mano di chi ha appena imparato a pronunciare solo il suo nome

Firmato: F.M.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.