Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato: una luce in fondo alla diaspora afghana

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26 settembre: Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. L’attenzione non può che essere rivolta alla delicata questione dei rifugiati afghani


Oggi 26 Settembre, viene celebrata la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato e una particolare attenzione, va alla diaspora afghana. Il ritorno del terrore, la paura e la fuga, si spera in una rinascita, con la consapevolezza di aver lasciato l’inferno in Afghanistan. Nonostante il crudo scenario di Kabul, i migranti hanno trovato uno spiraglio di luce, forse simbolo di un nuovo inizio. I bambini in particolare, il loro sorriso, la speranza di un futuro è finalmente possibile, grazie alla fuga.

Bambini e neonati in fuga: la speranza di una nuova vita


Simbolo di tale speranza è un neonato. Quest’ultimo è stato dato a un marine oltre il filo spinato, tutto ciò ripreso da un filmato. Tutto ciò è stato riportato dalla rete televisiva Al Jazeera e dal referente del Pentagono John Kirby il quale ha raccontato tale episodio. Il bambino è stato trasportato oltre il filo spinato, era malato e la madre ha chiesto agli uomini della marina, di prendersi cura di lui. Il bambino è stato così portato all’ospedale norvegese che si trova all’aeroporto ed è stato restituito al padre.

Bambini tratti in salvo in Afghanistan

Un volontario marchigiano Tommaso Claudi, ritratto in una foto con giubbotto antiproiettile ed elmetto, che ha fatto il giro del web, uno dei protagonisti della salvezza dei migranti afghani. Importante è la sinergia tra il ministro degli Affari esteri e della difesa. Si tratta del servizio dello stato, sottolinea il Claudi che è il suo lavoro

“Faccio solo il mio lavoro, sono un semplice funzionario di ambasciata e non mi aspettavo tutto questo clamore dopo quella fotografia”

(Tomaso Claudi)
(Il Fatto Quotidiano)

La  fuga disperata di uomini che in questi anni hanno collaborato con gli alleati occidentali

In Afghanistan è in corso una disperata fuga di uomini e donne ed il motivo è la paura di una ritorsione dei talebani contro chiunque abbia collaborato con i paesi occidentali.

Nonostante la richiesta dell’Unicef, molti paesi si sono rivelati ostili, rispetto all’accoglienza afghana. Tra questi, l’Austria ha già dichiarato la chiusura delle sue frontiere con il cancelliere Sebastian Kurz che, inflessibile, ha dichiarato che gli immigrati afghani “dovrebbero rivolgersi a paesi limitrofi.

Dello stesso avviso è la cancelliera Angela Merkel, sebbene Berlino abbia dichiarato di voler accogliere i cittadini afghani, non ha specificato il numero esatto; in quanto già nel 2015 è stata duramente attaccata per l’apertura ai migranti siriani.  

Il presidente iraniano Erdogan, dal canto suo, ha dichiarato che collaborerà con il Pakistan per aiutare gli afghani a raggiungere facilmente la Turchia. Ha accelerato anche la costruzione di un muro al confine con l’Iran per evitare l’ingresso di migranti senza controllo.
La Grecia seguendo le impronte dell’iraniano ha anch’ella costruito un muro di ben quaranta chilometri, per evitare un’ondata migratoria destabilizzante, come la precedente nel 2015.

I paesi limitrofi quali Pakistan, Iran e Stati Uniti, sono al momento gli stati che ospitano più rifugiati. L’Iran ha installato strutture d’emergenza per aiutare gli afghani, nonostante però il pugno duro del ministro degli interni, il quale ha affermato che questi ultimi saranno poi rimpatriati, quando le condizioni del paese saranno ottimali. Anche la Gran Bretagna ha annunciato la disponibilità di accoglienza di circa 5 mila profughi in maniera del tutto stabile. Seguendo la stessa medesima linea britannica anche il Canada, ha favorito gli ingressi. A tale lista bisogna aggiungere paesi quali: l’Uganda (accoglienza di 2mila afghani); l’Australia; il Tagikistan e l’Uzbekistan.
Gli Stati Uniti hanno stanziato 500 milioni di dollari per l’emergenza.

Molti, circa duecentomila persone, hanno ancora necessità di fuga, ma sarà sempre più complesso dopo il giorno di martedì trentuno agosto, quando le truppe non potevano più evacuare. Però l’esercito ha deciso di ritirarsi un giorno prima, causando festeggiamenti, con spari da parti di talebani rivolti al cielo. Probabilmente però saranno ancora concesse le evacuazioni per via terrena, i talebani hanno addirittura aiutato la fuga, richiedendo però di non lasciar andare i medici e gli ingegneri.

L’aeroporto di Kabul era ricco di persone che cercavano di fuggire, per evitare il buio della chiusura africana.

Lo scorso quindici agosto i talebani sono rientrati a Kabul, mettendo fine ad anni di lotta al terrorismo. Hanno fatto irruzione al palazzo presidenziale, dove l’ex presidente Ashraf Ghani era già scappato in Tagikistan con i suoi familiari, per evitare spargimenti di sangue.

Gli anni di lotta al terrorismo si sono rivelati vani? I talebani parlano di un ritorno quasi pacifico, ma molti sanno che tale tesi è pura utopia. Probabilmente le donne saranno private dei loro diritti, torneranno nelle mani degli uomini, saranno trattate come oggetti e gli uomini assumeranno i loro ruoli. Intanto è stata già stilata una lista di donne nubili, pronte a matrimoni combinati, per tornare a circa vent’anni fa, dove la democrazia rappresentava una realtà lontana.

Macron e l’accoglienza Francese

Il funzionario francese Emmanuel Macron ha dichiarato di aver avviato un’iniziativa europea a protezione dei migranti afghani. Egli evidenzia il dovere e la dignità di proteggere coloro che hanno aiutato il paese, tali sono minacciati, dato il loro impegno, reclama il ministro. Però allo stesso tempo mira a precisare di evitare flussi migratori irregolari che potrebbero mettere in pericolo il paese. Solidarietà, protezione e cooperazione, le parole chiave dell’operazione.

“Li aiuteremo perché è l’onore della Francia stare al fianco di coloro che condividono i nostri valori il più possibile e tendono conto del necessario adattamento del nostro sistema

(Emmanuel Macron)

La mobilitazione italiana riguardo la situazione afghana


Il ministro degli esteri Luigi di Maio, ha dichiarato che la catastrofe afghana ha rappresentato una delle sfide delle comunità internazionali. Bisogna analizzare tale situazione, per evidenziare gli errori commessi dall’Occidente.

”La messa in sicurezza degli afghani che hanno collaborato a vario titolo con la comunità internazionale e di personalità che si sono esposte a favore dei diritti umani e civili è al centro dei nostri sforzi.”

(Luigi di Maio, ministro degli esteri italiano)

Come si evolverà la situazione? Riusciranno a fuggire gli altri afghani a rischio?

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.